Rassegna stampa Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti a Cavour-Associazione Studi Storici Giovanni Giolitti

Rassegna stampa


Da "Il Giornale del Piemonte e della Liguria" del 26.05.2020
Da "Il Giornale del Piemonte e della Liguria" del 26.05.2020

 
ITALIA OGGI, 13 MAGGIO 2020
Italia Oggi 13 maggio 2020

IL GIORNALE DEL PIEMONTE E DELLA LIGURIA, 12 MAGGIO 2020, PAG. 3
Il Giornale del Piemonte e della Liguria, 12 maggio 2020

L'APPELLO DELL'A.S.S.G.G. PER RIAPRIRE I CONFINI TRA LIGURIA E PIEMONTE

SAVONANEWS.IT dell'11 maggio 2020

CUNEO24.IT dell'11 maggio 2020

CUNEOCRONACA.IT dell'11 maggio 2020

RIVIERA24.IT dell'11 maggio 2020




IL GIORNALE DEL PIEMONTE E DELLA LIGURIA, 20 MARZO 2020
Puppione


ROMA, SENATO - PRESENTAZIONE DEL LIBRO "CAPORETTO, RISPONDE CADORNA"
MARTEDI' 11 FEBBRAIO 2020

lUIGI cADORNA

Radio Radicale .- registrazione integrale dell'evento

Quotidiano Nazionale, mercoledì 12 febbraio 2020
La Caporetto non fu solo di Cadorna - di Andrea Cionci


Libero, mercoledì 12 febbraio 2020
Il generale Cadorna non era poi un fesso - di Andrea Cionci

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RIVISTA SAVEJ

Il deputato Giovanni Rastelli
Da Viù a Roma in difesa delle sue Valli

IDEA
Idea Monarchia FascismoIl "rapporto" tra monarchia e fascismo: tra cronaca partitico-parlamentare e storiografia. Un dibattito aperto.
Il convegno di Vicoforte (8 ottobre) sulla seconda fase del regno di Vittorio Emanuele III ha suscitato un dibattito nel settimanale "Idea".
Chi volesse intervenire può scrivere al suo direttore, dottor Claudio Puppione.

LA MONARCHIA, LA STORIA E IL FASCISMO
È in atto il giusto tentativo di affermare con serenità e obiettività di giudizio la figura di re Vittorio Emanuele III, che in 46 anni di regno è stato artefice e protagonista di uno dei periodi più intensi e difficili della nostra storia contemporanea. Ho assistito al qualificato convegno di studiosi tenutosi
a Vicoforte sui rapporti fra monarchia e fascismo, su cui ha riferito la rivista “IDEA”, per cui vorrei
esprimere il mio pensiero di italiano anche di fronte alle continue polemiche insorte sulla sepoltura del re d’Italia Vittorio Emanuele III nel santuario di Vicoforte.
In convegni e dichiarazioni si punta a indicare le divergenze fra monarchia e fascismo nel periodo della loro coesistenza. Poiché in tanti anni dal 26 luglio 1943 a oggi del fascismo si è detto tutto il male possibile, e si continua, questa linea giustificatrice di riabilitazione della monarchia si vorrebbe fosse la più accettabile. Ma non è così. Settarismo, pregiudizio ideologico, demonizzazione degli anni del fascismo non concedono spazio alla veritiera revisione storica.
Tante prese di posizione lo confermano da parte di esponenti politici, studiosi, intellettuali e giornalisti. Lo stato d’animo e mentale è dimostrato significativamente da un monregalese
di spicco, rappresentante della comunità ebraica, il professor Guido Neppi Modona, docente
universitario e giudice della Corte costituzionale dal 1996 al 2005. “Provincia Granda”, settimanale di Mondovì, il 20 dicembre 2017 riportava queste sue dichiarazioni: «Fu un Re disastroso, non c’è molto da aggiungere. Ma a me non interessa tanto che Vittorio Emanuele III sia stato sepolto
o no a Vicoforte. Il problema è che c’è stato un processo di rimozione storica delle leggi razziali in Italia. Mi pare ovvio, questo Re non merita riconoscimenti di tipo politico e istituzionale. Ma il problema non è quello della sistemazione delle spoglie. Il problema è quello di non cancellare le responsabilità di Vittorio Emanuele III che è stato una sciagura per la storia italiana. Non impedì la marcia su Roma, ma anzi affidò a Mussolini l’incarico di formare il Governo nel 1922. Ha firmato le leggi “fascistissime” contro le opposizioni al regime e le leggi razziali del 1938 e ha voluto l’entrata dell’Italia in guerra del 1940, fino all’ingloriosa fuga a Brindisi nel 1943». D’altronde, pur di sottrarsi a certo linciaggio politico, si arriva al punto che le Guardie d’onore delle reali tombe del Pantheon, che stanno organizzando il loro raduno nazionale a Vicoforte, dichiarano al quotidiano “La stampa”: «Non siamo monarchici (sic! Loro che portano il basco con lo stemma di casa Savoia), ma una fiera associazione combattentistica». Che tristezza. Penso perciò che non sia quella la strada da percorrere per sostenere la verità storica, ma che siano da rivendicare, nella buona e nell’avversa sorte, le tante convergenze in nome dell’Italia, dei suoi valori ideali tradizionali, delle sue conquiste sociali, civili, culturali e di modernizzazione. Non dice niente il fatto che gli anni del consenso al fascismo siano stati anche quelli del massimo prestigio della monarchia sabauda?
Lo storico Gianni Oliva ha scritto: «La sua corona e il Fascismo coincidono e anzi il regime è la garanzia stessa della Monarchia». E non dice niente che a cominciare dall’immediato dopoguerra le due componenti popolari, quelle dei monarchici e dei neofascisti, si siano in gran parte ritrovate insieme nelle vicende politiche in nome di una patria pacificata, unita e rinnovata? È l’ora del coraggio.
Paolo Chiarenza (Busca)

Tra le molte inquietanti notizie diffuse dai mass media, due in particolare mi hanno colpito, per ragioni diverse. La prima è l’aperta ostilità delle istituzioni (Provincia, Comuni di Mondovì e di Vicoforte, la Diocesi monregalese) nei confronti del l’Associazione Guardie reali di casa Savoia, in occasione del prossimo raduno al santuario di Vicoforte di Mondovì, stigmatizzando come un vero e proprio affronto politico di matrice anticostituzionale, quello che, invece, è e deve rimanere (intendiamoci: senza nul la togliere alla gravità degli eventi storici del secolo passato), un deferente momento di raccoglimento sulle tombe di due ex reali (foto). Appartenendo io a una generazione del dopoguerra, sono convintissimo che gli insegnamenti storici e sociali, ricevuti dalla scuola, dalla famiglia e anche dalle istituzioni (Chiesa compresa) di qualche decennio fa non lascino spazio a nostalgie anticostituzionali. Ritengo prevalga il principio che, se si rimane legati con rancore al male profondo del passato, non si riesce a cogliere ogni possibile positività del presente,
rinunciando, così, anche a un futuro più limpido e costruttivo. La seconda notizia concerne il blocco della realizzazione della variante/circonvallazione di Demonte in Valle Stura, impartito, addirittura, dal Ministero dei beni culturali (stavolta l’ex ministro Danilo Toninelli non c’entra!), dopo che, poco tempo fa, da Roma era arrivata, dopo decenni d’attesa, l’autorizzazione definitiva alla realizzazione dell’indispensabile opera stradale.
Come cittadino sono sbalordito e anche, civicamente offeso nel constatare che un ministro come Dario Franceschini (tra i meno distruttivi e insignificanti dell’ultimo decennio), abbia fatto ricorso a una vergognosa scusa della peggiore, vecchia scuola Dc per dirottare altrove i fondi già destinati a Demonte. Perché, come ha insegnato il divo Giulio Andreotti, «A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina». 
Dino Giordanengo (Peveragno)

 
Ho letto e meditato l’intervento di Paolo Chiarenza “La monarchia, la storia, il fascismo” su “IDEA” del 24 ottobre. Ringrazio l’autore dell’attenzione dedicata al convegno di Vicoforte dell’8 ottobre su “Gli anni del consenso, 1922-1937”, organizzato dall’associazione di studi storici “Giovanni Giolitti” (Cavour). Quale direttore dell’Assgg e del convegno medesimo, concordo con Chiarenza che il “lungo regno” di Vittorio Emanuele III meriti concentrazione critica, anziché la reiterazione di opinioni faziose. Lo ha scritto molto bene Gianni Carnevale in “IDEA” del 14 novembre. La ricostruzione storiografica (documentazione ed esposizione cronotattica dei “fatti”) è dovere dello studioso. I rapporti tra la monarchia e il fascismo furono complessi e, comunque, molto diversi da quelli comunemente spacciati e creduti. Solo con il discorso di Udine (1922) Musso lini accantonò (provvisoriamente) la questione istituzionale. Il 31 ottobre il Re lo in caricò di formare un governo di unione costituzionale, comprendente fascisti, nazionalisti, cattolici, demosociali, liberali conservatori, il giolittiano conte Teofilo Rossi di Montelera e due ministri di garanzia, quali erano Armando Diaz e Paolo Thaon di Revel.
A differenza di chi (per esempio Emilio Gentile) asserisce che «fu subito regime», il Governo era una coalizione approvata a larghissima maggioranza dalle Camere.
Il 6 aprile 1924 la Lista nazionale (detta altresì “Listone”) ottenne il 65% dei voti e due terzi dei deputati. Tale lista comprese nazionalfascisti, liberali, cattolici e anche “democratici”. I neodeputati iscritti al Pnf erano appena 227. Le opposizioni (con eccezione di Giolitti e dei “comunisti d’Italia”) dall’estate 1924 disertarono l’aula. Il Re rimase senza alternative al governo in carica. Anno dopo anno il Sovrano ratificò le leggi approvate dai due rami del Parlamento, inclusi i Patti lateranensi tra il Regno e lo Stato della
Città del Vaticano (sul quale vedi “I Patti lateranensi in occasione del XC anniversario, 1929-2019”, a cura di Bernard Ardura, presidente del Ponti ficio Co mitato di scienze storiche).
Le elezioni del marzo 1929 comprovarono il consenso degli elettori verso un governo che, mutando ripetutamente la rotta in tutti i settori preminenti della vita pubblica (in specie nell’“economia”, affidate a uomini di talento come il massone Alberto Beneduce), ottenne successi indiscutibili interni e internazionali. Però, a differenza di quanto detto di solito (da Paolo Colombo, Frédéric Le Moal e altri), l’Italia non divenne una “diarchia”. Il Re cedette su alcune appariscenze, ma conservò tutti i poteri della Corona e rifiutò  l’identificazione Stato-partito, anche a cospetto della conquista dell’Etiopia e dell’intervento in Spagna a sostegno dei nazionalisti contro il Governo repubblicano, dettato dall’opportunità di arginare il caos e l’egemonia dell’Urss su un Paese di rilievo strategico qual era ed è la Spagna.
Da Gibilterra la Gran Bretagna osservò compiaciuta. Però dal 1938 la monarchia divenne bersaglio delle correnti repubblicane del Partito nazionale fascista, attratte dal nazionalsocialismo di Hitler assunto a modello, che tutto ebbe in mente tranne che la restaurazione degli Hohenzollern in Germania o degli Asburgo in Austria, a differenza di quanto poi fece Franco in Spagna, con la “instaurazione” (non “restaurazione”) di Juan Carlos di Borbone. Da quell’anno iniziò una divaricazione del Pnf dalla Corona che non può essere letta alla luce di alleanze di vertici parlamentari e partitici degli anni Sessanta-Settanta, quando i “monarchici” (dal seguito sempre meno rilevante rispetto ai quasi 11 milioni di voti ottenuti dalla Corona al referendum istituzionale del giugno 1946) confluirono nel Movimento sociale (che ancora si proclamava erede dalla Rsi, cioè dell’avversario più accanito della monarchia). Sommati sotto la etichetta di “destre”, i “monarco-fascisti” rimasero confinati nel recinto del 6-7% dei voti. La storiografia (non solo sulle “destre”) ne rimase condizionata e non se ne è ancora liberata.
Ma la tattica partitico-elettorale è altra cosa dalla storiografia. Dal 1848 al 1938, questo è il punto, la monarchia italiana non era stata “di destra”, né meno ancora di minoranza. Era l’Istituzione che aveva assicurato agli italiani unità, indipendenza e libertà. Se ne parlerà l’anno venturo nel terzo convegno sul lungo e spesso drammatico regno di Vittorio Emanuele III: gli anni 1938-1946, un decennio da scandire in segmenti discontinui, quale fu la storia, da ripercorrere “sine ira et studio” e anche senza feticismi di alcun tipo, come bene osserva Chiarenza a proposito di chi utilizza insegne monarchiche e nel contempo si proclama repubblicano. La storia non ha etichette, non è propaganda: documenta, spiega, comprende e lascia a ciascuno la valutazione dei fatti, “lacrimae rerum”. Non fu un “monarchico”, ma Gianfranco Fini a marchiare il fascismo come “male assoluto”, mentre molti “fascisti” e “neofascisti” dissero e scrissero tutto il male possibile di Vittorio Emanuele III, di Umberto II e dei monarchici (altra cosa dai “monarchisti”, come bene scrisse Luigi Federzoni nel “Diario inedito 1943-1944”, edizioni “Pontecorboli”, 2019). La ricerca e il dibattito sulla vera storia d’Italia sono un campo ancor tutto
da dissodare. È la stagione giusta per farlo.
Aldo A. Mola (Torre San Giorgio)

Il Giornale del Piemonte e della Liguria, 28 novembre 2019

AVANTI! On line, 12 novembre 2019
Presentato il Diario inedito, 1943-’44, di Luigi Federzoni
Avanti! On Line.
LEGGI L'ARTICOLO DI FABRIZIO FEDERICI

CONVEGNO DELL'8 OTTOBRE 2019

Civico20news
Il Convegno su Vittorio Emanuele III, a Vicoforte (Cuneo)



Targatocn.it
A Vicoforte il convegno su Vittorio Emanuele III e gli "anni del consenso"



La Stampa, 08 Ottobre 2019
La Stampa, 08 Ottobre 2019

L'Unione Monregalese, 08 Ottobre 2019
L'Unione Monregalese, 08 Ottobre 2019

Il Giornale del Piemonte, 06 Ottobre 2019
Il Giornale del Piemonte





www.targatocn.it
L'Italia, il regime fascista e gli "anni del consenso": convegno a Vicoforte martedì 8 ottobre



www.cuneocronaca.it
A Vicoforte il convegno sull'Italia negli "anni del consenso" diretto dallo storico Aldo Mola
                                            IDEA 26 Settembre 2019
IDEA 26 Settembre 2019

CUNEOCRONACA.it
VICOFORTE/ L'Italia degli "anni del consenso" (1922-1937) raccontata in un convegno

CIVICO20NEWS
«Giolitti il senso dello Stato», ad Alessandria
La presentazione del libro del professor Aldo A. Mola è organizzata dal Centro Studi e Ricerche Urbano Rattazzi di Alessandria

CIVICO20NEWS
«Attualità di Giovanni Giolitti: Riformare per Conservare», a Torino
La conferenza del professor Aldo A. Mola è organizzata da C. CALMA Circolo Culturale Amici Letteratura Musica Arti

CIVICO20NEWS
Il volume di Alessandro Mella sull'onorevole Giovanni Rastelli a Lemie (Torino)

AVVENIRE, domenica 15 Settembre 2019
AVVENIRE, domenica 15 Settembre�2019

START MAGAZINE, 25 agosto 2019
Leggere la cronaca politica con lenti giolittiane. 
La rubrica di Corrado Ocone

LA STAMPA, 24 AGOSTO 2019
LA STAMPA, 24 AGOSTO 2019

IL GIORNALE, 21 AGOSTO 2019
Il senso di Giolitti per lo Stato 
Al servizio del popolo sovrano

Dalle radici risorgimentali alla separazione dei poteri al rafforzamento del governo. Una lezione sempre valida

LA STAMPA, 20 AGOSTO 2019
LA STMPA, 20 AGOSTO 2019

ITALIA OGGI, MARTEDI' 20 AGOSTO 2019
Italia Oggi Marted� 20 agosto 2019
LEGGI ON LINE

IL GIORNALE DEL PIEMONTE, 29/07/2019
Il Regicidio di Monza

 

GIOLITTI

Civico20news.it
Giolitti - Il senso dello Stato
Alessandro Mella parla dell’ultimo libro dedicato al grande statista, scritto dal prof. Aldo A. Mola


Giolitti: il grande statista italiano dimenticato da tutti, ora non più
da www.ilnuovoarengario.it, settimanale di attualità e cultura


CIVICO20NEWS.it
Rievocazione di Giovanni Giolitti nell'anniversario della morte, a Cavour (Torino)


LIBERTATES.com
Giolitti visto da Aldo Mola


CONOSCERELASTORIA.IT
Giovanni Giolitti lo statista? Lo racconta Aldo Mola

ANNIVERSARIO DEL REGICIDIO DI MONZA

CUNEOCRONACA.IT
Ricordo di Umberto I, il re d’Italia vittima dell’anarchico Bresci


CIVICO20NEWS.it
La consulta dei Senatori del Regno ricorda Umberto I

ITALIA OGGI, 25/05/2019, pag. 5
ITALIA OGGI, 25/05/2019, pag. 5

IL GIORNALE DEL PIEMONTE, 18/07/2019 pag. 3
IL GIORNALE DEL PIEMONTE, 18/07/2019 pag. 3

LIBERTATES, 18 LUGLIO 2019
PERCHE' RILEGGERE GIOLITTI
LIBERTATES 18 LUGLIO 2019

CAVOUR, 17 LUGLIO: OMAGGIO A GIOLITTI NELL'ANNIVERSARIO DELLA MORTE
CAVOUR, 17 LUGLIO: OMAGGIO A GIOLITTI NELL'ANNIVERSARIO DELLA MORTE

CIVICO 20 NEWS, 20 LUGLIO 2019

CUNEO CRONACA, 17 LUGLIO 2019

AGENZIA STAMPA ITALIA, 17 LUGLIO 2019

IDEA, giovedì 11 luglio 2019
Giovanni Giolitti e i suoi insegnamenti
Il 17 luglio è il 91° anniversario della morte di uno dei migliori protagonisti della nuova Italia
DI Claudio Puppione

IL CORRIERE DI SALUZZO, giovedì 11 luglio 2019


 

IL GIORNALE DEL PIEMONTE E DELLA LIGURIA, martedì 2 luglio 2019
IL GIORNALE DEL PIEMONTE E DELLA LIGURIA, marted� 2 luglio 2019

OBLO' di Claudio Susmel
GIOLITTI - IL SENSO DELLO STATO di Aldo Mola (ed. Rusconi)
GIOLITTI, IL SENSO DELLO STATO

IL GIORNALE, mercoledì 19 giugno 2019
IL GIORNALE, mercoled� 19 giugno 2019


CIVICO20NEWS
«Dallo Statuto Albertino alla Costituzione della Repubblica Italiana», a Torino

FIRENZE: diario di Luigi Federzoni
A Firenze il 19 giugno la Fondazione �Spadolini - Nuova Antologia� presenta i Due volti del liberalismo italiano Giolitti e Federzoni


Cuneo Cronaca
Presentato "Diario inedito di Luigi Federzoni" con l'intervento dello storico cuneese Aldo Mola


Civico20News
Il «Diario inedito» di Luigi Federzoni, a Firenze


PORTALE GIOVANI FIRENZE
Presentazione del Diario inedito di Luigi Federzoni alla Fondazione Spadolini


RADIO RADICALE:
IL VIDEO INTEGRALE DELLA CONFERENZA


AGENZIASTAMPAITALIA.IT
A Firenze il 19 giugno la Fondazione “Spadolini - Nuova Antologia” presenta i Due volti del liberalismo italiano Giolitti e Federzoni

VICOFORTE, 24 MAGGIO 2019: VITTORIO EMANUELE III TRA POLITICI E MILITARI NELLA GRANDE GUERRA

IL GIORNALE DEL PIEMONTE E DELLA LIGURIA - 23 MAGGIO 2019
Il Giornale del Piemonte
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CUNEOCRONACA.IT
VICOFORTE: L'omaggio alle tombe di Vittorio Emanuele III e della regina Elena


TARGATOCUNEO.IT
Vicoforte: l'omaggio del gruppo "Croce Bianca" di Torino alle tombe dei Savoia


LA STAMPA - 24 MAGGIO 2019
La Stampa - 24 Maggio 2019


CUNEOCRONACA.IT
A Vicoforte il versante meno noto dell'Italia nella Grande Guerra: il ruolo del Re tra Cadorna e il governo


TARGATOCN.IT
Vicoforte: il gruppo "Croce Bianca" di Torino in visita alla tombe dei Savoia


CIVICO 20 NEWS
"Il Re tra politici e militari nella Grande Guerra", a Vicoforte (CN)


CUNEOCRONACA.IT
A Vicoforte il versante meno noto dell'Italia nella Grande Guerra: il ruolo del Re tra Cadorna e il governo
 

GIORNATA CADORNA - VERBANIA 7 APRILE 2019 - Rassegna Stampa
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Provincia Granda, mercoledì 9 gennaio 2019
Provincia Granda, mercoled� 9 gennaio 2019 - Intervista a Aldo Mola
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