Consigli di lettura proposti dall'Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti-Associazione Studi Storici Giovanni Giolitti

Libri, documenti, film, notizie ed altro di cui vi suggeriamo la lettura e la visione

 
Aldo A.Mola (a cura di),

                                        L'estate di Vittorio Emanuele

                                        III (25 luglio-13 ottobre 1943),

                                        premessa di S.A.R. la

                                        Principessa Maria Gabriella di

                                        Savoia, Roma, BastogiLibri,

                                        2024, pp. 324, euro 22.AA. VV. a cura di Aldo Mola
L’ESTATE DI VITTORIO EMANUELE III (25 LUGLIO - 13 OTTOBRE 1943)


Recensione di Alessandro Mella

Lo scorso 7 ottobre 2023, a Vicoforte (Cuneo), s’è tenuto il convegno di studi, con un ugual titolo del libro, organizzato da Aldo A. Mola e dedicato all’epoca vittorioemanuelina con speciale attenzione ai mesi dalla revoca di Mussolini alla dichiarazione di guerra alla Germania. Esso prosegue il percorso iniziato molto tempo fa, ispirato idealmente e materialmente dalla  traslazione delle salme dei penultimi sovrani d’Italia proprio nel Santuario di Vicoforte, celebre in tutta Europa per la sua eccezionale cupola ellittica e le molte meraviglie racchiuse nella sua mole antica e maestosa. A distanza di alcuni mesi dal convegno Mola ha raccolto le relazioni in un bel volume, in continuità con precedenti libri da lui curati. Una continuità richiamata anche nelle scelte grafiche dell’editore, Bastogi Libri di Roma, al fine di fare degli Atti dei convegni di Vicoforte una sorta di collana.
   Il nuovo volume si apre con la premessa di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, figlia di re Umberto II e cultrice della storia patria e sabauda. Segue l'introduzione del presidente dell’Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti, prof. Gianni Rabbia, che inquadra l’opera e la colloca nel solco del percorso pluridecennale di cui il Mola è artefice. In una nota introduttiva il curatore evidenzia le lacune della storiografia che ha trascurato i fatti dell’estate 1943 quando non li ha palesemente e strumentalmente travisati. Vi si legge, tra altro: “Nel 2023 parecchi altri libri, programmi televisivi e articoli hanno sorvolato sul ruolo svolto da Vittorio Emanuele III tra il 25 luglio e il settembre 1943: la resa e il trasferimento da Roma a Brindisi. Hanno spacciato “la caduta” di Mussolini come opera del Gran consiglio del fascismo o quale colpo di stato e hanno ripetuto antiche condanne della “fuga di Pescara”, ricalcanti la polemica della Repubblica sociale italiana contro il “re fuggiasco”. Il bilancio storiografico del biennio 2022-2023 risulta magro. Motivo in più per ricordare i fatti sulla base di documenti. Il lettore valuterà da sé. Per comprensibili motivi di spazio, l’apparato critico è ridotto al minimo”.
   Seguono le relazioni di Raffaella Canovi, Carlo Cadorna, Antonio Zerrillo, Luca G. Manenti, Massimo Nardini, GianPaolo Ferraioli, Aldo G. Ricci, Gianpaolo Romanato, Tito Rizzo, Tullio Del Sette, Rossana B. Mondoni con Daniele V. Comero, Giorgio Sangiorgi e dello stesso Aldo A. Mola: studiosi, accademici, militari, ricercatori e divulgatori i cui  percorsi scientifici, storiografici, professionali e personali rappresentano pagine di storia contemporanea sufficienti a confermare il valore delle tesi contenute nel volume. Gli Autori propongono riflessioni e analisi dei fatti storici da prospettive del tutto innovative.
     L’opera è riccamente illustrata con immagini d’epoca e numerose fotografie  del convegno. Alcune di esse documentano la visita che quel giorno S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca di Savoia, fece alle sepolture di Vittorio Emanuele III e della consorte Elena, nata Principessa del Montenegro, ascesa al trono d’Italia con l’amatissimo marito.
   Chiude  il volume qualcosa di troppo spesso trascurato dalla odierna editoria e cioè un utilissimo indice dei nomi. Può sembrare poca cosa ma chi si dedica alla ricerca, allo studio e alla storiografia sa bene quale prezioso strumento esso sia: costituisce in valore aggiunto per un’opera ricca di notizie, dati, riferimenti e, soprattutto di documenti, fondamentali per  analisi mai scontate e libere dai condizionamenti delle varie vulgate.
   Non posso, avviandomi al termine delle mie considerazioni sul libro, non evidenziare come, ormai, anche la pubblicazione di atti dei convegni non è affatto scontata. I costi da sostenere, infatti, finiscono spesso per spaventare gli organizzatori di eventi culturali che, per quanto lodevoli per contenuti e scopi, finiscono per essere vanificati dalla volatilità dei loro apporti scientifici. Se non fissati su carta, essi finiscono per andare perduti nel giro dei tempi ristretti dell’umana memoria. Raccoglierli a stampa vuol dire, invece, garantire ragionevoli possibilità di trasmetterli tempo indeterminato a studiosi, lettori e appassionati di storia, conferendo, così, utilità concreta agli sforzi di organizzatori e relatori. Anche in questo Mola si distingue dimostrando il consueto amore per la valorizzazione dei percorsi da lui faticosamente intrapresi lungo una vita intera. In definitiva il libro non potrà mancare negli scaffali di noi, avvezzi agli studi storici per quell’insana passione che la musa Clio ancora riesce ad infondere nei nostri cuori. Esso è opera meritoria degli Autori e del curatore. Ne siamo grati.

Aldo A.Mola (a cura di), L'estate di Vittorio Emanuele III (25 luglio-13 ottobre 1943), premessa di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, Roma, BastogiLibri, 2024, pp. 324, euro 22.

ALESSANDRO

                                                    MELLA QUELLI CHE

                                                    FECERO L'IMPRESA

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                                                    Risorgimento

                                                    italianoALESSANDRO MELLA
QUELLI CHE FECERO L'IMPRESA
Figure e memorie del Risorgimento italiano

ISBN 9791281612020
Brossura, formato 17x24 cm,
156 pagine in b/n,
€ 15,00
Per ordini e informazioni: marviaedizioni@marvia.it


Quando si parla del Risorgimento, del fare l’Italia, “l’impresa” appunto, si pensa sempre ai grandi nomi come Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Mazzini e Cavour. Ma quella stagione di libertà, speranze e sogni d’indipendenza fu vissuta da migliaia di uomini e donne nei circoli politici, nella vita sociale e soprattutto sui molti campi di battaglia. Non basteranno decenni per scoprirli tutti. Alessandro Mella ha provato a raccoglierne alcuni dei meno noti, dei più curiosi, eppure non meno eroici, in un volume, per Marvia Edizioni, che si propone di custodirne la memoria. Esempi tra migliaia di esempi, spesso dimenticati. Figure da ricordare prima che l’oblio le porti via e le disperda nei gironi danteschi della grande storia. A completare il libro, in appendice, alcune parti speciali dedicate agli altri veterani, alle Donne del Risorgimento, alle medaglie di questo periodo storico e al ruolo di Garibaldi come alfiere dei disabili e invalidi in Italia. Il volume è aperto da un’introduzione della dott.ssa Anna Poerio, saggista, storica e nipote del celeberrimo patriota Carlo.


VITA DI VITTORIO EMANUELE

                                          III - IL RE DISCUSSO di Aldo

                                          A. MolaALDO A. MOLA
VITA DI VITTORIO EMANUELE III - IL RE DISCUSSO

BOMPIANI STORIA PAPERBACK
Uscita 26 aprile 2023
Pagine 592 + 8 TFT
Prezzo di copertina: 22 €
Formato130.0 x 198.0
Isbn 9788830118942

Vituperato ed amato, vilipeso e rimpianto, Vittorio Emanuele III resta una delle figure in perpetua discussione. Così storicamente rilevante, e per alcuni così ingombrante, da condizionare perfino il dibattito storiografico, da essere spesso oggetto di infelici e poco attendibili paragoni e parallelismi.
Ascese al trono nel luglio del 1900, improvvisamente, quando l'anarchico Gaetano   Bresci assassinò suo padre Umberto I. Non volle repressioni e nemmeno pompose e fastose cerimonie. Lo Stato doveva essere sobrio e misurato e lui era lo Stato con buona pace di chi ne contestò, si vedano i deputati socialisti, l’autorità nei modi più grotteschi.
Avviò, d’intesa con Giovanni Giolitti, una stagione progressista e di riforme e rinnovamento, sociale e politico, dando al paese un periodo di discreto benessere o, se non altro, di concreto miglioramento. Seguirono anni di guerre, quella italo-turca del 1911-1912, quella mondiale del 1915-1918 che visse al fronte a dispetto di chi poi l’accusò di fellonia, quella Italo-Etiopica del 1935-1936, quella di Spagna del 1936-1939, quella mondiale del 1940-1943 e poi la guerra di liberazione nazionale del 1943-1946.
Fu anche al centro di un lungo momento difficile per la storia europea con gli stati liberali, di tradizione ottocentesca, in profonda crisi e con l’ascesa inarrestabile dei totalitarismi. Crisi favorita, in Italia, da una classe politica sempre meno lungimirante e sempre più provinciale ed egoista.
Nel mezzo lui, colpevole di tutto, della cosiddetta “Marcia su Roma”, del primo governo Mussolini sostenuto dalla fiducia incassata alla Camera ed al Senato non certo a maggioranza fascista, delle famigerate e mai abbastanza condannate “leggi razziali”, della guerra e poi dell’armistizio e della scelta di garantire la continuità delle istituzioni accettando anche l’amaro calice dell’essere strumentalizzati e non capiti.
Fiumi carsici di parole, di pagine vacue, sono stati scritti per anni coltivando il mito assoluto ed intoccabile del “Quirinale regio” come del parafulmine a buon pro di tanti altri. Fu verità?
Aldo A. Mola, storico dalla bibliografia di grande importanza, ha messo in ordine fatti, idee, concetti, documenti, testimonianze ed eventi in una biografia che nel panorama italiano mancava da troppo tempo. Un’opera ardua, coraggiosa perché non scevra del rischio di subire gli strali degli indignati di professione, ma di valore elevatissimo.
Il libro non è un mero elenco di eventi e di date ma un viaggio attraverso la vita e le vicissitudini di un uomo che, come gli antenati, ebbe sulle spalle il “brut fardel – brutto fardello” della corona. Una figura senza quei poteri assoluti che alcuni vorrebbero attribuirgli, fedele allo Statuto nel bene e nel male, pronto tuttavia ad intervenire al momento opportuno e possibile.
Il libro di Mola, “Vita di Vittorio Emanuele III 1869-1947 Il Re discusso”, edito per Bompiani, non è opera per i soli addetti ai lavori ma un volume alla portata di qualunque lettore proprio perché esso scorre rapidamente e, senza trascurare i riferimenti doverosi, attraendo il lettore con una narrazione mai stantia, mai noiosa, sempre vivace e vibrante.
Ad aprire il testo una genealogia di Casa Savoia utile ad orientarsi se poco avvezzi al tema ed una preziosa cronologia introduttiva.
A questo punto, e qui c’è anche l’originalità della scelta, la vita del sovrano non viene ripercorsa secondo lo scorrere del tempo ma a comparti, a temi, così da coinvolgere il lettore ed introdurlo, secondo uno schema logico, alla comprensione dei fatti. E la lettura diventa rapidamente coinvolgente, a tratti emotivamente travolgente, trainante il lettore di pagina in pagina.
Fino alle vicende legate al ritorno in Patria del sovrano e della Regina nel dicembre 2017. Fino al riposo supremo nell’antica Basilica sabauda di Vicoforte. Un rientro propiziato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di cui Mola fu protagonista con la Principessa Maria Gabriella di Savoia.
Si dice che si siano tre modi di approcciarsi alla Storia: leggerla, scriverla oppure farla. Si può dire che i fatti dimostrarono come sia il protagonista che l’autore di questo libro abbiano incarnato e vissuto tutte e tre queste possibilità.
La lettura di questo libro non è un diletto riservato a pochi ma può e deve essere per tutti perché la storia della più antica dinastia d’Europa è retaggio di qualunque italiano.
Così le vicende umane, politiche e storiche di Vittorio Emanuele III; il terzo capo di stato dell’Italia unita, il fine numismatico, il colto bibliofilo e tante altre cose ancora che i lettori scopriranno, perché raramente narrate prima, tra le pagine di questo recentissimo libro di Aldo A. Mola.

Il problema del

                                                          sistema

                                                          soccorso

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                                                          giolittianaALESSANDRO MELLA
Il problema del sistema soccorso nell’Italia postunitaria e giolittiana

pp. 80 – Euro 12,00
Per ordini e informazioni: marviaedizioni@marvia.it

È stato pubblicato, proprio in questi giorni, il nuovo volume del cav. Alessandro Mella dedicato ad un tema poco noto. Il titolo, infatti, è “Il problema del sistema soccorso nell’Italia postunitaria e giolittiana”. Tra la fine dell’ottocento e gli anni venti del novecento, in Italia, furono numerose le situazioni emergenziali e calamitose che misero a dura prova il Regio Esercito, i Reali Carabinieri, la Croce Rossa, i Civici Pompieri e così via. Inondazioni, crolli, terremoti e diversi altri gravi sinistri furono portatori di un costante dibattito sulle carenze e le limitazioni del Sistema Soccorso italiano. Polemiche che si trascinarono sui giornali e nelle aule parlamentari. L’autore, partendo da ricerche giovanili di alcuni anni fa opportunamente rivisitate, migliorate ed aggiornate, ha provato a ricostruire le tappe che condussero ai primi passi volti a dare strutture organiche ed omogenee e coordinamento efficiente ai soccorsi in caso di eventi disastrosi nell’Italia postunitaria e giolittiana. Un lungo cammino senza il quale la moderna protezione civile non esisterebbe. Foto, documenti, riferimenti e vicende si seguono nel volumetto che presto verrà presentato in varie località ed è facilmente reperibile presso la Marvia Edizioni o nei consueti canali online. Il libro non è il primo che Alessandro ha dedicato a questi periodi avendo già dato alle stampe anni fa un volume sulle origini del Risorgimento in epoca napoleonica e carloalbertina ed un altro sulle vicende del deputato giolittiano Giovanni Rastelli. Questa nuova opera si onora, tra l’altro, di ospitare un’introduzione di Marco Bussone presidente nazionale Uncem.



IL CAPO

                                                          DELLO STATO

                                                          DALLA

                                                          MONARCHIA ALLA

                                                          REPUBBLICA

                                                          (1848-2022) di

                                                          Tito Lucrezio

                                                          Rizzo con

                                                          prefazione e

                                                          postfazione di

                                                          Aldo A. MolaTITO LUCREZIO RIZZO
IL CAPO DELLO STATO DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA (1848-2022)

con prefazione e postfazione di Aldo A. Mola
Herald Editore
pagine 468
ISBN 9788864282916
€ 30,00


L’autore di questo volume è una figura di rara levatura. Non solo sul piano umano e personale ma anche dal punto di vista accademico, culturale e professionale.
I molti anni passati a stretto contatto con le istituzioni, la profonda preparazione e formazione giuridica, hanno permesso a Tito Lucrezio Rizzo di affrontare argomenti di grande importanza con la consueta chiarezza ed un’invidiabile capacità di sintesi.
Del resto chi ne conosce l’abilità oratoria od ha letto le relazioni da lui realizzate per convegni ed eventi di studio non poteva avere dubbi circa il volume recentemente pubblicato per Herald Editore e dal titolo: “Il capo dello stato dalla monarchia alla repubblica (1848-2022)”.
Una raccolta di saggi attraverso i quali l’autore permette di effettuare un viaggio ideale che parte dallo Statuto Albertino e dalle traversie di Carlo Alberto per giungere alla rielezione al Quirinale del sen. Sergio Mattarella. Tutto questo attraverso alcuni capitoli introduttivi e ad altri dedicati ai singoli presidenti che si sono succeduti al “Colle” dai fatali giorni seguiti ai fatti del 1946 fino ad oggi.
Apre il volume una serie di profili dei Re d’Italia opera formidabile di Aldo A. Mola la cui conoscenza del tema è indiscussa. Mola parte, tuttavia, in modo inconsueto per la storiografia cui siamo abituati poiché egli inizia dalla figura proprio di Carlo Alberto che non cinse la corona d’Italia ma “visse” quella di Sardegna in modo tale da rendere non peregrino annoverarlo comunque tra i sovrani nazionali. Per molti, compreso lo scrivente, egli fu il primo sovrano d’Italia “de facto”. Per lo spirito riformista ed innovatore, per il coraggio dimostrato nel far propri i sentimenti “nazionali” del suo tempo, per la personalità di ampio respiro. Mola poi prosegue con una rapida analisi dei successivi sovrani Vittorio Emanuele II, Umberto I, Vittorio Emanuele III ed Umberto II permettendo di rimuovere quel taglio netto creato nell’immaginario collettivo e contribuendo a riallacciare le istituzioni del dopoguerra con quelle che unirono l’Italia sotto un’unica bandiera. Ma non solo, egli spiega come quei sovrani avessero agito nell’idea di costruire le istituzioni, lo stato, anche attraverso l’evoluzione del paese, le riforme sociali, l’emancipazione, il consolidamento e progressivo accrescimento dello spirito democratico e della partecipazione della popolazione alla vita politica del paese ed in sostanza attraverso un vero progresso strutturale, politico e sociale. Progressismo e lungimiranza nel senso più elevato delle espressioni.
A questa parte seguono due capitoli con cui Tito Lucrezio Rizzo affronta la complessa fase di transizione che portò dalle istituzioni monarchiche a quelle repubblicane. Momenti spesso difficili cui fecero seguito, tuttavia, mutamenti delle strutture istituzionali ordinati ed in continuità, più di quanto si possa immaginare, con quelle del recente passato che andava sfumandosi.
In questo l’autore entra anche nel merito dei poteri della figura presidenziale, delle sue prerogative, dei suoi limiti reali o teorici, del suo diritto ad intervenire nella vita politica del paese quando l’esercizio del suo “potere arbitrale” diventa necessario se non auspicabile.
E lo fa anche attraverso una serie di profili, uno per capitolo, dedicati ai capi di stato repubblicani che hanno incarnato il loro difficile ruolo da Enrico De Nicola al già citato Sergio Mattarella.
Analisi attente, documentate, frutto di un ventennio di studi, ricerche ed approfondimenti cui Tito Lucrezio Rizzo ha dato tutto se stesso con la consueta passione ed il rigore scientifico e la serietà d’intenti che da sempre ne contraddistinguono l’opera.
Peculiarità di questo volume, come del resto di ogni testo da lui redatto, è sempre l’analisi rigorosa, rispettosa della verità storica, libera da ogni pregiudiziale, limpida nel suo percorrere i fatti senza filtri ideologici. A volte, perfino, con un velo d’emozione tale da permettere al lettore di ripercorrere i fatti e gli eventi con un’inconsueta serenità interiore. Preziosa per studiare, comprendere, capire ed approfondire senza giudicare e senza moti di rancore come oggi, purtroppo, certi revisionismi tendono a generare.
Questo approccio è prezioso ed in Italia non così comune come si potrebbe immaginare. Quello, per intenderci, dello storico che approfondisce, studia, ricerca, esplora archivi e memorie, vie nuove e poi con delicatezza cerca di raccontare, spiegare, divulgare senza la pretesa di indottrinare o condizionare il libero pensiero del lettore.
In quarta di copertina leggiamo:

Attraverso i Discorsi della Corona da Carlo Alberto re di Sardegna al Proclama diretto da Umberto II alla partenza dal suolo patrio (13 giugno 1946), il Mola traccia un panorama del ruolo svolto dai sovrani in dialogo con i governi e le Camere. Essi incitano “politici” e “colti” a “fare lo Stato” per “fare gli italiani” tramite scolarizzazione, coscrizione militare e educazione civica, introdotta nell’insegnamento elementare dal ministro Michele Coppino nel 1877, di concerto con il suo successore Francesco De Sanctis. Ne emerge il ritratto, spesso inedito, dell’“Italia in cammino” poi narrata da Benedetto Croce e da Gioacchino Volpe: un percorso discontinuo, che alternò conquiste civili mirabili e pagine tragiche. L’eredità de i Discorsi della Corona è il richiamo alle radici etiche della “politica”.
La parte relativa all’età repubblicana, curata dal Rizzo, è il frutto di circa vent’anni di studi e di ricerche bibliografiche, archivistiche dottrinali e di stampa, con il rigore metodologico necessario per l’attendibilità scientifica sotto i profili del diritto, della storia e della politica; ma al contempo con il nitore funzionale al Lettore comune.
Vengono descritti i poteri presidenziali, scolpiti nella Costituzione come raccordi moralmente autorevoli e come momento di sintesi unitaria fra i vari Organi dello Stato. Venuta meno la c.d. Prima Repubblica, il Capo dello Stato si è trovato a dover svolgere una delicata funzione di “ricucitura sartoriale” fra elettori ed eletti, onde evitare che la protesta dei cittadini delusi dalla politica, potesse involversi nel qualunquismo anti-politico o, addirittura, in opzioni eversive dell’ordine costituzionale.
Oggi ogni esternazione funzionale alla garanzia di equilibrio fra i Poteri dello Stato, va considerata come la forma più alta ed aggiornata del ruolo che il Presidente della Repubblica è chiamato ad interpretare – sono parole del Calamandrei, – come “viva vox Constitutionis”.

Chiude il volume un testo di Aldo A. Mola, dedicato al Quirinale, di grande valore simbolico. Un palazzo iconico, custode di secoli di memoria, un simbolo del decoro e delle istituzioni, della storia patria. Con i suoi riti e le sue immagini. Arcaiche e financo anacronistiche per alcuni opinionisti dediti alla devastazione quotidiana, fondamentali e preziose per chi ha ancora quel “senso dello stato”, di giolittiana memoria, che dovrebbe accomunare tutti e tutte a prescindere dalle visioni politiche ed istituzionali di ognuno.
Con questo libro Rizzo e Mola riallacciano un filo spezzato, quello della continuità dello stato unitario che non nacque nel 1946 ma nel 1861. Con premesse gettate sui campi di battaglia del 1848-1849, 1859, 1860, 1866 e perfino con l’impresa di Crimea del 1855 e soprattutto con il vero compimento sancito dall’ingresso in Roma del mai abbastanza ricordato 20 settembre 1870.
In ultimo una nota significativa. Il ricavato delle vendite del libro, infatti, sarà devoluto ad un progetto formativo finalizzato a prevenire i fenomeni di bullismo e delinquenza giovanile. Un altro valore aggiunto ad un’opera di grande importanza che si spera non sfuggirà ai lettori più attenti e che personalmente mi sento di raccomandare.

Vittorio

                        Emanuele III – Dalla riscossa al governo

                        Mussolini (1919-1922): Gli atti dei convegni di

                        Vicoforte in un volume curato da Aldo A. MolaAA. VV. a cura di Aldo Mola
Vittorio Emanuele III – Dalla riscossa al governo Mussolini (1919-1922)
Gli atti dei convegni di Vicoforte in un volume curato da Aldo A. Mola

Editore: BastogiLibri
Collana: De monarchia
A cura di: A. A. Mola
Data di Pubblicazione:  6 ottobre 2023
EAN: 9788855012133
ISBN: 8855012134
Pagine: 272
Formato: brossura

Un lungo percorso di studio quello tracciato dal prof. Aldo A. Mola. Un cammino che ha permesso, lungo anni di lavoro, di ripercorrere il pluridecennale regno di Vittorio Emanuele III. Un sovrano amato e vituperato, poco studiato, meno ancora capito. Figura di enorme rilevanza nella nostra storia nazionale e forse proprio per questo oggetto di vulgate ingenerose. Un parafulmine comodo, il Quirinale sabaudo, per chi dopo la guerra dovette rifarsi una verginità politica. La corona fu il comodo capro espiatorio per tutti, da destra a sinistra. Non sarà mai abbastanza peregrino ricordare le parole che Lucio Villari, nel 2001 sul Corriere della Sera, dedicò all’interpretazione degli eventi dell’8 settembre 1943: «Sono, in proposito, assolutamente convinto che fu la salvezza dell'Italia che il Re, il governo e parte dello Stato Maggiore abbiano evitato di essere "afferrati" dalla gendarmeria tedesca, e che il trasferimento (il termine "fuga" è, com'è noto, di matrice fascista, però riscuote grande successo a Sinistra) a Brindisi gettò, con il Regno del Sud, il primo seme dello Stato democratico e antifascista, ed evitò la terra bruciata prevista, come avverrà in Germania, dagli alleati».
Nel corso di questo ciclo di studi sono stati dati alle stampe diversi volumi con gli atti di questi convegni. Relazioni di altissimo livello, opera di studiosi di fama nazionale, esposte con passione autentica in molti momenti di incontro e confronto. Ma i convegni resterebbero come soffiar di vento se ad a quelle conversazioni non seguisse il fissarne i contenuti per consegnarli alla perpetuità. Ecco perché stampare volumi contenti gli atti ha un’utilità primaria. Scopo di chi si dedica agli studi storici non è solo scoprire, capire e provare a far capire, ma anche consegnare ai posteri ed alla collettività strumenti utili a confrontarsi sul passato con basi sempre rinnovate. Non seguendo le mode, i revisionismi, le vulgate di comodo e del rispettivo momento ma solamente partendo dai documenti, dalle testimonianze e dalle fonti progressivamente resesi disponibili.
Con questo spirito, ritengo, il prof. Mola ha voluto raccogliere questo fiume carsico di parole, pensieri, documenti e concetti di grande utilità per studenti, storici e semplici appassionati. Ogni relazione è come un comparto che, pur collegandosi idealmente agli altri, permette di esplorare un aspetto singolarmente. Approfondirlo, rifletterci, immergersi in una costate ed indispensabile contestualizzazione. Qualcosa che la famigerata “cancel culture” sta insidiando rovinosamente.
Nel dettaglio questo nuovo libro, introdotto dall’elevatissima prefazione di SAR la Principessa Maria Gabriella di Savoia, figlia del Re Umberto II, è diviso in due parti distinte relative ai due diversi convegni del 2021 e 2022. Tenutisi in Vicoforte ove, avendo trovato riposo le salme di Vittorio Emanuele III e di Elena di Savoia nata Principessa del Montenegro, le riflessioni sul tema trovano contesto propizio.
Proprio a Vicoforte, il 7 ottobre 2023, il prof. Aldo A. Mola ha voluto consegnare copia dell’opera a SAR il Principe Aimone di Savoia.
Il nuovo volume dal titolo “Vittorio Emanuele III – Dalla riscossa al governo Mussolini (1919-1922)” raccoglie in 272 pagine le relazioni di studiosi come Gianpaolo Ferrarioli, il colonello Carlo Cadorna, Luca Giuseppe Manenti, Aldo G. Ricci, Tito Lucrezio Rizzo, Gianpaolo Romanato, il generale Antonio Zerrillo, Giorgio Sangiorgi, Raffaella Canovi, Massimo Nardini, Dario Fertilio e dello stesso Aldo A. Mola.
Immagini d’epoca e fotografie dei convegni, dei relatori ed ospiti completano la ricchissima opera. Un libro che non dovrebbe mancare nelle librerie degli studiosi ed appassionati di storia.
Preziosissimi l’indice dei nomi e delle illustrazioni collocati in chiusura del volume. Dalla “quarta di copertina” apprendiamo che: «Il volume raccoglie gli Atti dei convegni di studi svolti a Vicoforte (CN) nel 2021 su "Il Re Soldato per il Milite Ignoto: la riscossa della monarchia statutaria (1919-1921)" e nel 2022 su "La crisi politica italiana del 1922". Nei loro contributi gli autori sintetizzano ricerche d'archivio consegnate nel tempo a saggi e a volumi. La serie dei convegni ha inteso focalizzare specifici "momenti" della prima metà del Novecento. I "periodi" individuati non sono tributo convenzionale a una data ma costituiscono una proposta di percezione della lunga durata e dei capisaldi dello Stato (la corona, il parlamento, la politica estera, le forze armate, partiti politici). L'ampio ventaglio di temi messi a fuoco nel volume evidenzia la centralità della monarchia nel regno d'Italia e della condotta del Re. Senza pretesa di prevalere sui luoghi comuni stratificati da decenni nella narrazione mediatica, gli atti dei convegni qui raccolti offrono motivo di riflessione. L'Italia che ne emerge risulta protagonista di una storia dell'Europa che nel 1914 imboccò la discesa agli inferi. Nel suo ambito Vittorio Emanuele III emerge protagonista della grande storia, ancora in attesa di essere compreso».
Con questa nuova pubblicazione, questo ulteriore ed importante frammento di un cammino speciale, il prof. Mola offre un altro fondamentale contributo agli studi storici ed alle riflessioni sul passato del nostro paese e quindi, inevitabilmente, anche sul futuro che abbiamo davanti a noi.

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                                                          Libertas in

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                                                          FerrariARGENIO FERRARI
“Lex et Libertas in Potestate Regis”

Prefazione di Aldo A. Mola
COLLANA: De Monàrchia
F.to 17x24, pp. 320, Euro 20,00
(Ed. 12/2021) Cod. ISBN 978-88-5501-131-0

Sono passati diversi anni da quando, al Museo Napoleonico di Roma, incontrai il cav. dott. Argenio Ferrari. Presentavo, allora, il mio libro sulle origini del Risorgimento in epoca napoleonica ed i collegamenti con la svolta liberale di Re Carlo Alberto. Provai, ovviamente, un moto di gratitudine ed umana simpatia quando mi fu raccontata, in poche parole, la sua lunga storia di medico e di appassionato uomo politico.
Una vita passata a servire, con ogni mezzo, il suo ideale monarchico in tempo di repubblica quando, cioè, proclamarsi tale diventa particolarmente scomodo e foriero di svantaggi considerevoli nella vita sociale e professionale.
Ma il dott. Ferrari non temette mai, come non teme, i facili giudizi ed i pregiudizi seguitando a professare una fede forte e coraggiosa in un’idea che ha segnato tutta la sua vita di professionista e patriota nel senso più elevato e nobile dell’espressione.
Uomo di pensiero come d’azione, egli non ha mai mancato di esprimere pensieri, idee e soprattutto proposte con ogni forma di comunicazione disponibile nei vari momenti della sua avventura umana e culturale. Duellando con direttori di giornali, con militanti della sua stessa fede ed anche con principi e politici blasonati quando necessario.
Nel suo volume Argenio Ferrari raccoglie un’ampia documentazione del suo pluridecennale impegno in difesa di un idealismo vissuto come missione. Non solo umana e personale ma come servizio ad una collettività che ha sempre desiderato far emancipare e crescere in un contesto caratterizzato dal più ampio allargamento di ogni forma di libertà. Libero da cortigianerie, interessi particolari ed ipocrisie, Ferrari non esita a pubblicare anche incartamenti potenzialmente scomodi, memorie personali che potrebbero stridere con la memorialistica di parte, perfino passaggi nei quali si evidenzia una sua evoluzione di prospettive e speranze alla luce dell’evolversi dei fatti di fronte alla sua persona. Il coraggio di mutare visione quando l’oggettività dei fatti sfida l’emotività e pone l’uomo di fronte a scelte difficili.
Non nasconde le speranze perdute, le disillusioni, i sogni caduti, ma anche il desiderio crescente di rinnovamento, di ripresa della lotta, anche a costo di severe autocritiche che egli rivolge coraggiosamente al mondo ideale/politico ed al paesaggio umano cui appartiene orgogliosamente. Scrive, ad esempio, in un noto passaggio: « Se non si riesce attraverso un movimento culturale di vasta portata a spiegare, con umiltà e competenza, senza trionfalismi e senza preconcetti, la portata, i risvolti, le implicazioni, il significato stesso della monarchia in un Paese come è l’Italia, noi avremo perduto una guerra, già largamente perduta in precedenti battaglie. (…) Noi dobbiamo chiedere a noi stessi dove sono andati a finire gli undici milioni di voti monarchici del 1946 (…)».
Ed Argenio Ferrari è un uomo che può permettersi il lusso di criticare, proporre e stendere analisi anche severe e scomode, alla luce soprattutto di una storia personale che gli permette di vedere i fatti, e leggerne la genesi, con rigore.
Nato nel 1945 e da sempre legato a Colleferro, medico specialista in Oncologia, con quasi cinquanta pubblicazioni a curriculum e numerose onorificenze, egli vanta anche una lunga serie di incarichi ed imprese politiche con cui ha sempre operato nell’ambito del monarchismo postbellico. Sempre a viso aperto, sempre pronto a esprimere idee, proposte ed opinioni anche scomode.
Un impegno che egli documenta con una raccolta di documenti inedita, pulsante, capace di mostrare vizi e virtù di un mondo che in questi ultimi anni sembra aver smarrito un poco l’orientamento e le risorse umane. Anche di questo Ferrari parla con una severità fondata sull’esperienza e sui fatti vissuti senza esitare a metterci la faccia.
Il volume è aperto dalla prefazione di Aldo Alessandro Mola, presidente della Consulta dei Senatori del Regno cui il Ferrari orgogliosamente appartiene, nella quale, tra l’altro, si legge: «Il volume di Argenio Ferrari è un cantiere aperto, denso di richiami esoterici proprio perché, a differenza di altre forme di Stato che si propongono come ‘contratto’ e si risolvono in una logorante contesa quotidiana tra istituzioni e cittadini, la Monarchia è un Simbolo meta – storico».
Un volume, questo, che non può mancare nelle biblioteche dei cultori di storia sabauda le cui vicende novecentesche l’autore esplora soffermandosi anche sulle difficoltà e le travagliate fasi che seguirono la morte in esilio di Umberto II.
Con questo libro Argenio Ferrari consegna un archivio prezioso agli storici ed agli appassionati.

AA. VV. a cura di Aldo Mola
Il Regno di Vittorio Emanuele III – Gli Atti dei Convegni


Il Regno di Vittorio Emanuele III

                                                          – Gli Atti dei

                                                          ConvegniIl Capo di Stato che più a lungo ebbe questo ruolo, l’uomo che fu al Quirinale in quarantasei anni densi di guerre e tragedie ma anche di incredibili stagioni riformiste e libertarie che, purtroppo, egli vide sfumare sotto i crescenti colpi dei nazionalismi e dei totalitarismi e del loro crescente ascendente sui popoli d’Europa.
Amato e vituperato, assolto e condannato, giudicato e forse mai del tutto capito, questo fu Vittorio Emanuele III. Per nulla arido come molti vollero dipingerlo, basti ricordare l’amore sincero per la moglie Elena, coltissimo ed arguto, fine numismatico, brillante poliglotta, tacciato di codardia da chi non fu per anni in trincea come lui.
Un personaggio così complesso da non beneficiare, al momento, di vere biografie a lui dedicate. Forse perché troppo impegnativo, forse perché sconveniente, forse perché gli storici si dividono tra chi ha il coraggio di scalfire vulgate e muri di gomma e tra quelli che, invece, si accodano al vento e lo seguono per seguitare a galleggiare in oceani navigati in sicurezza da accademici prezzolati.
In questo contesto Aldo A. Mola, biografo insuperabile di Giolitti, ha cercato di portare un contributo concreto al dibattito storiografico raccogliendo in due volumi gli atti dei convegni sul tema “Il regno di Vittorio Emanuele III”. Tenutisi a Vicoforte, Cuneo, in un percorso triennale, questi momenti di confronto hanno permesso a numerosi storici e studiosi di alta levatura di analizzare quei tormentosi quarantasei anni di regno.
Il primo tomo raccoglie, in verità, una panoramica più ampia dei recenti convegni organizzati da diverse associazioni dedite agli studi storici. Nella prima parte sono state raccolte le relazioni del convegno saluzzese del 2017 “Da Caporetto alla Vittoria”. Seguono quelli dei primi due convegni di Vicoforte dedicati al sovrano sabaudo ed in ultimo, preziosa integrazione inattesa, quelli del convegno “Dallo Statuto Albertino alla Costituzione della Repubblica” che si svolse al Museo del Risorgimento di Torino nel 2019. Momento, quest’ultimo, che si rivelò molto commovente poiché, per molti, si trattò anche dell’ultima occasione per salutare un galantuomo che si spense pochi mesi dopo. Il conte Alessandro Cremonte Pastorello il cui ricordo vorrei rinnovare.
Il primo libro, dunque, raccoglie in quasi cinquecento pagine le considerazioni, i documenti, i pensieri e gli studi prodotti da un numero impressionante di figure importantissime della storiografia italiana. Non a caso sul retro, sulla quarta di copertina, si legge: «Il lungo regno di Vittorio Emanuele III (1900-1946) è scandito in tre età: da Zanardelli a Giolitti (1900-1921), dall’avvento di Mussolini all’Impero (1922-1937), dalla crescente ostilità del Partito fascista contro la monarchia sino al vortice della guerra e all’abdicazione (1938-1946). Tra il 1900 e l’insediamento di Mussolini si susseguirono venti governi presieduti da dodici diversi uomini politici. Tra loro spiccò Giovanni Giolitti, cinque volte alla guida dell’esecutivo (1903-1921). Primo di due libri sul regno di Vittorio Emanuele, il volume comprende saggi di Carlo Cadorna, GianPaolo Ferraioli, Dario Fertilio, Federico Lucarini, Luca G. Manenti, Aldo G. Ricci, Tito L. Rizzo, Gianpaolo Romanato, Angelo G. Sabatini, Giorgio Sangiorgi, Claudio Susmel, Enrico Tiozzo, Romano Ugolini e Antonio Zerrillo. Essi documentano la centralità del Re nell’ordinamento monarchico parlamentare e l’intervento personale del sovrano nelle decisioni fondamentali dell’età che vide l’Italia tra le Grandi Potenze».
Il secondo tomo, edito proprio sul finire del 2021, completa il primo rendendo disponibili gli atti del terzo convegno tenutosi a Vicoforte nell’ottobre 2021.
Un incontro difficile, impegnativo, finalizzato ad analizzare gli anni più difficili della stagione di Vittorio Emanuele III e cioè quelli che lo videro mostrare il suo dissenso di fronte all’avvicinamento del regime alla Germania nazionalsocialista, la sua repulsione per le Leggi Razziali manifestata con tale vigore da portare Mussolini alla collera più viva come ben testimoniò Galeazzo Ciano del suo celeberrimo diario, il tentativo di far pressioni anche su quest’ultimo per evitare la guerra ed infine la necessità di prendere in mano la situazione per liquidare il fascismo e segnare la svolta. Svolta che fu tutta frutto della sua iniziativa. Il trasferimento al Sud, bollato come fuga dimenticando che fu un passaggio fondamentale per permettere al Regno del Sud di avviare il riscatto nazionale a fianco delle truppe alleate belligeranti in Italia. Ed infine la partenza volontaria, dopo l’abdicazione, per l’Egitto ove morì da cittadino italiano ancora nel pieno dei propri diritti. Anche qui giova riportare, a beneficio del lettore, il testo della quarta di copertina: «Tra il 1938 e il 1947 l’Italia visse vicende convulse e mutamenti profondi: l’avvicinamento ideologico del regime fascista al nazionalsocialismo hitleriano, l’alleanza militare di Roma con Berlino, l’intervento del 10 giugno 1940 nel confitto europeo, dal 1941 mondiale, il collasso bellico nel 1942-1943, la revoca del “duce” da capo del governo per iniziativa del Re, l’avvento di Badoglio e la disintegrazione del regime fascista, l’armistizio del 3-29 settembre 1943, l’occupazione del territorio nazionale da parte degli eserciti degli Stati in guerra, la nascita della Repubblica sociale italiana estesa dal Lazio alle Alpi e la contrapposizione anche armata di italiani su diversi fronti, mentre imperversavano la persecuzione e la deportazione degli ebrei italiani e di antifascisti in campi di sterminio e l’internamento di militari italiani in Germania. Il 22 aprile 1944 Vittorio Emanuele III annunciò il trasferimento dei poteri della Corona al figlio Umberto, Luogotenente del Regno dalla liberazione di Roma; seguirono la fine della guerra in Europa, l’indizione del referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea costituente, l’abdicazione del Re e la sua partenza per l’Egitto (9 maggio 1946) e il cambio della forma dello Stato (13 giugno). Mentre incombeva il Trattato di pace, tra crisi economica e sociale senza precedenti presero corpo riscossa morale e nuovi assetti politici e civili. Quel turbinoso decennio si chiuse con la morte di Vittorio Emanuele III ad Alessandria d’Egitto. Il decennio più tragico della storia d’Italia è proposto in saggi innovativi da Carlo Maria Braghero, Carlo Cadorna, Giuseppe Catenacci, GianPaolo Ferraioli, Luca G. Manenti, Alessandro Mella, Aldo A. Mola, Rossana Mondoni, Aldo G. Ricci, Tito Lucrezio Rizzo, Giampaolo Romanato, Giorgio Sangiorgi, Cristina Vernizzi e Antonio Zerrillo».
Gli atti dei convegni qui presentati sono, a tutti gli effetti, una vera opera omnia sui primi decenni del novecento attraversati grazie ai testi di storici valenti impegnatisi a sviscerare punti di vista e prospettive talvolta inedite e trascurate quando non sepolte dall’oblio ingeneroso della storia. Con la loro armonizzazione, in due tomi pregevoli, Mola ha preso questo corposo lavoro a più mani e ne ha tratto un prezioso giacimento da sondare, esplorare e scoprire. Un regalo straordinario per gli storici e gli appassionati. Volumi che, nelle loro biblioteche, non potranno certamente mancare.

IL REGNO DI VITTORIO EMANUELE III
(1900-1946)
I - DALL’ETÀ GIOLITTIANA AL
CONSENSO PER IL REGIME (1900-1937)
A cura di Aldo A. Mola
COLLANA: De Monarchia
F.to 17x24, pp. 448, Euro 28,00
(Ed. 10/2020) Cod. ISBN 978-88-5501-040-5

IL REGNO DI VITTORIO EMANUELE III
(1900-1946)
II- GLI ANNI DELLE TEMPESTE
MEDITAZIONI, RICORDI E CONGEDO (1938-1946)
A cura di Aldo A. Mola
COLLANA: De Monarchia
F.to 17x24, pp. 288, Euro 20,00
(Ed. 12/2021) Cod. ISBN 978-88-5501-105-1

“Giolitti

                                                          a

                                                          Bardonecchia”

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                                                          Grande StoriaANTONELLA FILIPPI
“Giolitti a Bardonecchia”

I Quaderni di Bardonecchia

Per molti anni la figura di Giovanni Giolitti ha subito una sorta d’infausto ed ingrato oblio. Fatta eccezione il celebre volume di Nino Valeri, poca attenzione produsse negli storici del dopoguerra il più grande statista dell’Italia postunitaria. La vita e le vicende di Giolitti rimasero a lungo un argomento elitario, per pochi, e liquidato nei libri di testo scolastici con pochi sintetici paragrafi quasi mai generosi nei suoi confronti. Perché la sua figura trovasse finalmente la dovuta valorizzazione ci vollero gli studi e la divulgazione portata avanti per molti anni da storici di primissimo valore e con una certa dose di coraggio. Primo tra tutti il prof. Aldo A. Mola che ne è diventato, per meriti acquisiti davvero sul campo, il più celebre biografo.
Per fortuna oggi la figura del più volte ministro e presidente del consiglio sta progressivamente assumendo la giusta posizione che merita nella storiografia e nella memoria nazionale.
Ne sono prova i convegni, le pubblicazioni, gli articoli ed anche le prime manifestazioni di attenzione e sensibilità che gli vengono rivolte dalle istituzioni locali e nazionali.
Giovanni Giolitti percorse la via che Camillo Cavour aveva prematuramente lasciato. Se il secondo, infatti, aveva concorso, con la sua astuzia politica e diplomatica, ad unificare la penisola italiana sotto un unico stato, il primo fu di quello “Stato” il vero edificatore e consolidatore.
E quando il fascismo e la morte interruppero l’opera del politico piemontese le esperienze ed il valore di quel vissuto non andarono persi perché da lì, in parte, partì invece il cammino di Luigi Einaudi. Un filo conduttore che lega queste tre grandi figure.
Questa lunga premessa non poteva mancare per spiegare le ragioni per le quali bisogna rallegrarsi di ogni voce pronta a restituire memoria a quel prodigioso esempio di spirito liberale cui, forse, i politici di oggi dovrebbero fare maggior riferimento.
Ad aiutarci nella riscoperta di Giovanni Giolitti giunge, piacevolmente e del tutto inattesa, un’opera che presenta, a modesto avviso dello scrivente, molti aspetti degni di attenzione e menzione.
Premetto che da sempre sono stato un accanito sostenitore del valore della storiografia “locale” che molti reputano ingiustamente “minore”. Non solo ritengo che non lo sia ma sono convintissimo che sia un modo, un vettore, per avvicinare le persone e la gente comune ai grandi temi.
Rievocare, infatti, la memoria di fatti e figure strettamente legati ad uno specifico territorio impone allo studioso di dar loro un’adeguata collocazione e contestualizzazione nel quadro della storia di più ampio respiro.
Di conseguenza, nel leggere vicende che sente in qualche modo fisicamente vicine, il lettore finisce per immergersi nei grandi temi attraverso un percorso comunicativo più leggero, famigliare, di più facile ed immediato approccio.
Ecco perché l’opera di Antonella Filippi, dedicata agli anni passati da Giolitti a Bardonecchia, magnifica località alpestre piemontese, è apparsa subito preziosa ai miei occhi.
Maggiormente quando, sfogliandola, ho avuto di scoprire come gli enti locali abbiano saputo, lodevolmente occorre riconoscerlo, rievocare la memoria degli “anni giolittiani” anche attraverso un percorso turistico a “tappe”. Un cammino turistico che si avvale di pannelli esplicativi muniti delle più moderne tecnologie. Turismo e cultura, con un’attenzione di non secondaria importanza ai modi di comunicare ed informarsi delle moderne generazioni.
Ma torniamo al volume. Il testo si apre con una prefazione della dottoressa Chiara Rossetti, assessore alla cultura del comune di Bardonecchia, la quale rievoca l’opera compiuta per poter realizzare il percorso che valorizza la figura di Giolitti nella celebre località di villeggiatura che concorre ad amministrare. Segue quindi l’introduzione del prof. Aldo A. Mola il quale, certamente, non avrebbe bisogno di presentazioni e sicuramente appare agli occhi dei cultori della materia come il maggior esperto e promotore degli “studi giolittiani”.
Scrive, tra l’altro, Mola: «La professoressa Filippi documenta che coniugò (Giolitti nda) felicemente il rango e i munera di Statista sommo della Nuova Italia con la vita privata, all’insegna del “senso dello Stato”, patrimonio precipuo consegnato dal Vecchio Piemonte al Regno d’Italia. Uno stile sintetizzato nelle formule “venta governè bin” ed “esageroma nen”. Sono i criteri che ispirano la felice narrazione di Giolitti a Bardonecchia (…)».
Il libro prosegue con una serie di capitoli, riccamente illustrati, in cui l’autrice racconta, con ampio supporto documentale, i periodi passati dallo statista a Bardonecchia, la sua residenza oggi purtroppo perduta, i locali frequentati, il modo di allestire le strutture e gli “uffici” necessari a non perdere il contatto costante con i ministeri a Roma. Ma anche il suo amore per la montagna e per quel Piemonte nel quale egli aveva le sue radici. E soprattutto quella costante fondamentale nello studio di Giolitti: il rapporto con l’amatissima moglie Rosa detta Gina.
Ma dalla lettura emergono anche l’entusiasmo popolare per quell’illustre villeggiante e l’orgoglio di un’intera comunità che sentiva l’arrivo di Giolitti come un onore impagabile di cui fregiarsi come d’un onorificenza.
L’opera, piacevolissima nella lettura, va concludendosi percorrendo gli omaggi che gli furono resi, le opere assistenziali dedicate alla sua figura, tutto ciò che fu voluto in suo nome ed onore.
È in questo che le pagine del libro, così dense di passione ed emotività, assumono un valore che va ben oltre i confini regionali piemontesi. Esse raccontano una lunga storia che ha condizionato quella di tutto il nostro Paese anche attraverso i giorni alpestri che il nostro Giovanni Giolitti visse tra le montagne affascinanti ed i sentieri montani di Bardonecchia. Ove passeggiava, camminatore infaticabile, immerso in chissà quanti pensieri, sogni, speranze e progetti. Nel volume della dottoressa Filippi c’è un pezzo d’anima di Giolitti e quindi anche un pezzo di noi e delle nostre più belle origini.

Sergio

                                                          Turtulici

                                                          prefazione di

                                                          Aldo A. Mola -

                                                          Giovanni

                                                          Giolitti –

                                                          Liberale una

                                                          specie

                                                          perdutaSERGIO TURTULICI
Giovanni Giolitti – Liberale una specie perduta

prefazione di Aldo Mola
Lar Editore
Agosto 2022
ISBN 9788831236881
Pagine 218

I libri di testo liquidano Giolitti con poche pagine spesso severe. Quasi fosse un soffio nella grande storia nazionale invece del grande statista che fu al punto da dare il nome ad un epoca. Ma non dimeno di opere su di lui ne sono state pubblicate molte grazie a storici, studiosi e ricercatori.
Chi, quindi, non ha confidenza con il tema potrebbe chiedersi perché dedicargli un altro libro dopo le biografie di Nino Valeri prima e di Aldo Alessandro Mola poi. Il fatto è che lo statista piemontese, ma italiano di spirito e con una visione europea, non poteva non suscitare a lungo la passione e la curiosità degli storici e dei divulgatori. Per Lar Editore, una coraggiosa casa editrice della Val Chisone condotta da Andrea Garavello, ha scritto un interessante volume sull’argomento Sergio Turtulici. Il libro ospita un’importante prefazione proprio di Aldo A. Mola.
In prima battuta il libro può sembrare indulgente verso certi revisionismi antiunitari ma la verità è un’altra e ben si evince da una delle dediche dell’autore che va proprio a quel Piemonte che seppe “fare l’impresa”. Se Turtulici, siciliano d’origine e piemontese d’adozione, si pone con garbata severità verso il processo unitario ciò avviene in funzione dell’inquadramento storico che egli sembra voler dare così da condurre il lettore all’Italia del tempo, fragile e divisa, che Giolitti concorse ad unificare attraverso la costruzione dello stato e delle istituzioni. E forse questo è il messaggio più forte che l’autore manda a chi legge. Attraverso una personalità complessa ma al tempo stesso sobria e misurata, tramite  il rigoroso rispetto delle istituzioni, passando per la devozione alla monarchia ed alla patria, Giolitti seppe dare un importante contributo in tempi tormentosi. E quanto il suo contributo fosse di primaria importanza si comprende benissimo nel vedere come le vicende nazionali si evolsero dopo il graduale eclissarsi della sua straordinaria figura di uomo e di statista.
Turtulici non si ferma al fatale 1928, anno della scomparsa dello statista nativo di Mondovì, ma prosegue con un’analisi attenta di quanto venne a seguire inoltrandosi fino alla stagione postbellica e repubblicana. Ed è un’analisi impietosa, severa, eppure così vicina al vero da far male. Perché le grandi verità spesso sono dolorose. Un lunga decadenza, le sfide perdute, le illusioni cadute che fremono tra le righe dell’autore che esplora i tempi anche con una sottile critica del mondo liberale. Disperso, litigioso, incapace di ritrovare il collante politico del passato.
Quella di Sergio Turtulici non è, quindi, una biografia di Giolitti fine a se stessa ma scritta per dare all’autore l’occasione di fare dei paragoni e tirare le somme del Novecento italiano partendo dalle radici ottocentesche.
Mi si potrebbe osservare che lo stesso potrebbe aver travalicato gli argini per sconfinare nell’opinione, nella percezione personale, nella visione pro domo sua. Non credo sia questo il punto perché lo storico ed il divulgatore leggono, studiano, provano a capire e poi raccontano. E nel raccontare non possono esimersi dall’esprimere ragionamenti e pensieri. Talvolta occorre coraggio per esplorare la storia e criticarla, Turtulici l’ha avuto senz’altro.
Anzi questo disincanto dell’autore, questo suo sentire, questo suo potente desiderio di trasmettere sensazioni, par essere il vero valore aggiunto del volume. Passaggi che, intendiamoci, si possono condividere o meno ma che fanno sentire la passione sincera di chi queste pagine le ha scritte con animo vibrante.
Pagine, queste dedicate a Giolitti, che proprio agli occhi dei liberali dovrebbero sembrare una sveglia di fronte alla stasi ormai decennale, alla rassegnazione, all’uso improprio di un aggettivo di cui tutti si fregiano senza impegno. “Liberale? Sì, come tutti, ma non esercito”.

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Il realismo di De Gasperi. Fanfani invece vuole i missili americani.

Editore: BastogiLibri
Collana: Lo Stato
Anno edizione: 2022
Pagine: 144 p., Brossura.
EAN: 9788855011396

Sarà forse perché i libri di testo di scuola, almeno per la mia generazione, tendevano a fermarsi al 1946, sarà perché noi italiani non abbiamo a cuore la genesi dei problemi dell’attualità politica, ma resta il fatto che gli anni che seguirono la fine del secondo conflitto mondiale sembrano aver sempre trovato attenzione non sufficiente nel nostro paese. Quasi il 1946 fosse una sorta di limite invalicabile oltre il quale si ritiene sconveniente e forse proibitivo inoltrarsi. Per fortuna, tuttavia, gli storici hanno lavorato molto, esplorato e sondato con pazienza, anche quei momenti così lontani e così vicini al tempo stesso. A riprova di questo è stato recentemente pubblicato il saggio di Nico Perrone dal titolo “Il realismo politico di De Gasperi – Fanfani invece vuole i missili americani”. Il lettore, leggendo questo nome, sarà portato a pensare alle rievocazioni che spesso vengono fatte di un personaggio molto citato ma in verità molto poco conosciuto. Eppure questo volume ha un primissimo pregio che pochi forse coglieranno da principio: l’impiego di documenti storici inediti provenienti da archivi nazionali ed esteri. Non, quindi, il solito rimestare del già scritto ma ciò che uno storico di valore ritiene dovere etico: scendere negli archivi e scoprire quel che nessuno ha letto, detto e raccontato. L’autore ripercorre la vicenda umana e storica dello statista partendo dalla sua giovinezza nell’Impero d’Austria, parlamentare austro-ungarico, epoca a cui risale la sua primaria formazione. Attraverso il periodo bellico e la guerra di liberazione nazionale, ne scruta l’ascesa politica ed il ruolo negli anni che seguirono il conflitto. Degasperi guida il paese, da presidente del Consiglio dei Ministri e ministro degli esteri,  al tempo dei trattati di pace, un’Italia comunque sconfitta ed il cui impegno nella guerra di liberazione non sembra trovare i riscontri sperati, negli anni in cui il rischio di finire nell’orbita sovietica sembra ancora essere altissimo. Cerca di mantenere un equilibrio per poi dare una direzione atlantica precisa aderendo formalmente alla Nato nel 1949. Perché questa scelta? In parte la risposta emerge in alcune lettere che Paolo Emilio Taviani fece pervenire all’autore del volume nel 1991: “Circa le possibili invasioni dell'Italia, anche dopo il 18 aprile 1948, abbiamo oggi le testimonianze di autorevoli dirigenti di Paesi dell'est. Posso dirle che da parte della dirigenza governativa alla quale ho sempre partecipato si pensava che fosse del tutto improbabile una invasione unilaterale dopo il 1948. Era invece possibile che scoppiasse la guerra. E il pericolo reale vi fu nel 1950, nel 1956, nel 1962 (gravissimo, evitato per poche ore), nel 1968. In tal caso gli Stati Uniti non avrebbero usato la bomba strategica e sarebbe risultata inevitabile l'occupazione in Europa fino ai Pirenei e in Italia fino all'Aspromonte (…). Il pericolo del 1962 era effettivamente legato alla vicenda dei missili di Cuba il 27-28 ottobre 1962: la mattina del 28 ottobre siamo stati a due ore dalla guerra, che sarebbe inevitabilmente scoppiata”. Alla svolta atlantica di Degasperi segue, poi, la politica ancora più determinata di Amintore Fanfani. Proprio lui, infatti, giunse ad uno sconcertante “accordo” con gli Stati Uniti per l’installazione dei missili Jupiter sul territorio italiano. Vicenda di cui si fece convinto sostenitore. Il tutto da compiersi più o meno alle spalle del parlamento esattamente come, in modo non meno sconcertante, fu concordato il Patto di Londra del 1915. La storia si ripete con tutte le sue conseguenze ed i pericoli che seguono i gesti avventati.
Il libro è aperto da una preziosa e dettagliata prefazione di Aldo A. Mola, uno dei pochi storici che mai ha trascurato il dopoguerra italiano prodigandosi, anzi, per riallacciarlo a quel passato recente cui è fatalmente collegato.
Un’opera, quella di Nico Perrone, che non può e non deve mancare nella libreria degli studiosi e degli appassionati perché permette di capire, comprendere, conoscere, l’origine di questioni e problemi il cui peso e la cui importanza non sono retaggio del passato ma stretta, strettissima, attualità storica e politica.


Alessandro Mella - 150 anni di solidarietà

                        - Appunti di storia della Società di M.S. di San

                        Carlo CanaveseALESSANDRO MELLA
150 anni di solidarietà - Appunti di storia della Società di M.S. di San Carlo Canavese


Sono passati anni e decenni da quando, nel 1874, un piccolo gruppo di sancarlesi decise di fondare la Società Operaia di Mutuo Soccorso di San Carlo Canavese. Un lungo percorso in cui mille cose sono accadute e spesso la grande storia ha incontrato quella degli umili, delle persone comuni, stravolgendone le vite ma non gli ideali ed i valori. Guerre, sciagure, mutamenti, non hanno mutato lo spirito originale che ancora oggi vive in quella cooperativa che i sancarlesi affettuosamente chiamano “la Socia”. Una realtà che, in occasione del suo centocinquantesimo compleanno, ha voluto raccogliere memorie, documenti ed aneddoti in questo volume. Per consegnare ai posteri pagine da non dimenticare.




Mella Eroi con le stelletteALESSANDRO MELLA
Eroi con le stellette
Storia e storie di soldati italiani

ISBN 9788889089958
Brossura, formato 17x24 cm,
444 pagine in b/n,
€ 25,00.


Soldati, partigiani, ufficiali, soccorritori, carabinieri, vivandiere e patriote, garibaldini, marinai, aviatori, pompieri, sommergibilisti e tanti altri ancora. Questo è il paesaggio umano che riempie le pagine di “Eroi con le stellette – Storia e storie di soldati italiani”, il volume in cui Alessandro Mella ha raccolto, per Marvia Edizioni, una parte di vent’anni di studi. Un panorama dell’Italia dell’Ottocento e del Novecento, il nostro paese visto attraverso gli occhi di grandi eroi della straordinarietà e non meno grandi eroi della quotidianità. Alcuni noti ed altri quasi sconosciuti. Uomini e donne che con il proprio coraggio, con l’abnegazione, con il senso del dovere, hanno concorso a fare dell’Italia un paese libero e migliore. Tante piccole storie incastonate, come gemme, nella più grande storia. Raccontate con passione perché l’oblio non se le porti via. Il volume è aperto da una prefazione di SAR il Principe Aimone di Savoia e da un’introduzione di Francesco Garibaldi Hibbert nipote del celeberrimo Eroe dei Due Mondi.


FRANCO

                            RESSICO CARLO CADORNA (1809-1891) UNO

                            STATISTA DEL RISORGIMENTO CON E OLTRE

                            CAVOURFRANCO RESSICO
CARLO CADORNA (1809-1891)
UNO STATISTA DEL RISORGIMENTO
CON E OLTRE CAVOUR

Prefazione di Aldo A. Mola
COLLANA: De Monarchia
F.to 17x24, pp. 288, Euro 18,00
(Ed. 11/2020) Cod. ISBN 978-88-5501-075-7

IL TESTO E L’AUTORE
  La figura di Carlo Cadorna (1809-1891) percorre tutta la vicenda risorgimentale, ed è strettamente connessa con la storia dell’unità d’Italia. Fratello del più noto generale Raffaele, l’uomo di Porta Pia, ha avuto un ruolo maggiore sul piano politico e diplomatico. Eletto giovanissimo nel primo Parlamento subalpino e riconfermato deputato per sei legislature, e poi senatore, fu Ministro nel Gabinetto Gioberti-Chiodo e Ministro al campo durante la battaglia di Novara; alla vigilia della seconda guerra di Indipendenza fu chiamato per il dicastero della P.I. nel Grande Ministero Cavour, e anni dopo agli Interni nel 2° Menabrea; dopo la missione come ambasciatore a Londra, durante il delicato periodo della guerra franco-prussiana e la presa di Roma, per sedici anni ricoprì l’incarico di Presidente del Consiglio di Stato, venendo ad esercitare una funzione moderatrice e quasi di indirizzo per il Parlamento e all’azione dei Governi. Sinceramente cattolico nella vita privata e liberale in politica, per la profonda preparazione giuridica e dirittura morale gli furono affidati i progetti di legge per le riforme amministrative dello Stato e le delicate questioni legate ai rapporti con la Chiesa e al potere temporale del papato, che trattò da stimato interprete della formula cavouriana “Libera Chiesa in Libero Stato”, risultando uno dei più importanti ispiratori della politica ecclesiastica dello Stato liberale.
 
  FRANCO RESSICO (n. 1930) dopo gli studi classici ha insegnato lettere nel Ginnasio-Liceo dell’Istituto Santa Maria di Verbania, interessandosi nel contempo di storia locale, per la quale, oltre ad articoli pubblicati sulla stampa del territorio, si è impegnato a sensibilizzare i propri studenti e generazioni di giovani che negli anni ha avvicinato in un servizio educativo mirato alla maturazione umana, all’impegno civile e alla solidarietà.

 
IL

                            REGNO DI VITTORIO EMANUELE

                            III (1900-1946) I - DALL’ETÀ

                            GIOLITTIANA AL CONSENSO PER IL REGIME

                            (1900-1937)Aa. Vv.
IL REGNO DI VITTORIO EMANUELE III (1900-1946)
I - DALL’ETÀ GIOLITTIANA AL CONSENSO PER IL REGIME (1900-1937)

A cura di Aldo A. Mola
COLLANA: De Monarchia
F.to 17x24, pp. 448, Euro 28,00
(Ed. 10/2020) Cod. ISBN 978-88-5501-040-5
 
IL TESTO
  L’ASCESA DELL’ITALIA A GRANDE POTENZA (1900-1937) Il lungo regno di Vittorio Emanuele III (1900-1946) è scandito in tre età: da Zanardelli a Giolitti (1900-1921), dall’avvento di Mussolini all’Impero (1922-1937), dalla crescente ostilità del Partito fascista contro la monarchia sino al vortice della guerra e all’abdicazione (1938-1946). Tra il 1900 e l’insediamento di Mussolini si susseguirono venti governi presieduti da dodici diversi uomini politici. Tra loro spiccò Giovanni Giolitti, cinque volte alla guida dell’esecutivo (1903-1921). Primo di due libri sul regno di Vittorio Emanuele, il volume comprende saggi di Carlo Cadorna, GianPaolo Ferraioli, Dario Fertilio, Federico Lucarini, Luca G. Manenti, Aldo G. Ricci, Tito L. Rizzo, Gianpaolo Romanato, Angelo G. Sabatini, Giorgio Sangiorgi, Claudio Susmel, Enrico Tiozzo, Romano Ugolini e Antonio Zerrillo. Essi documentano la centralità del Re nell’ordinamento monarchico parlamentare e l’intervento personale del sovrano nelle decisioni fondamentali dell’età che vide l’Italia tra le Grandi Potenze.
Aldo A. Mola
 


Luigi Cadorna, Carlo Cadorna

                              Caporetto? Risponde Luigi Cadorna. Le

                              argomentazioni del Generale Luigi Cadorna

                              in risposta alla commissione d'inchiesta,

                              rivisitate oggi dal nipote CarloLuigi Cadorna, Carlo Cadorna
Caporetto? Risponde Luigi Cadorna.
Le argomentazioni del Generale Luigi Cadorna in risposta alla commissione d'inchiesta, rivisitate oggi dal nipote Carlo


Editore: BastogiLibri
Collana: De monarchia
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 30 novembre 2020
Pagine: Brossura
EAN: 9788855010894

Nel Centenario della Grande Guerra sono riecheggiate vecchie polemiche contro il Generale Luigi Cadorna, Comandante Supremo (1914-1917), studiato e apprezzato all'estero quale stratega di prim'ordine. La visione obiettiva della sua opera è stata a lungo assente perché documenti importanti erano nascosti o trascurati. Però a distanza di un secolo dai fatti, molte critiche nei suoi confronti risultano ripetitive, superficiali e basate su pregiudizi. Ora interviene la Famiglia Cadorna con carte e argomenti completamente nuovi. Carlo Cadorna, militare ed esperto di questioni militari, conduce il lettore a comprendere quanto il Comandante Supremo decise con lo scopo di vincere la guerra, senza tacerne limiti ed errori. Il volume affianca la ristampa di "La guerra alla fronte italiana fino all'arresto sulla linea della Piave e del Grappa" (BastogiLibri, 2019) e costituisce un contributo fondamentale per stabilire la verità storica.

 
Giulio Vignoli La morte per fame della

                          famiglia reale del Laos. Un crimine comunistaGiulio Vignoli
La morte per fame della famiglia reale del Laos. Un crimine comunista

 
Nell’estate caratterizzata dalla pandemia globale, ci fa piacere segnalare una novità editoriale che si addentra in un tema del tutto inedito per il mercato italiano. Il Prof. Giulio Vignoli torna in ambito internazionale per denunciare uno di quei crimini di cui nessuno parla: attività che sta molto a cuore allo storico ligure, sempre pronto a ricercare e svelare eventi dimenticati (più spesso volutamente evitati) dalla storiografia ufficiale. Questa volta Vignoli è volato dall’altra parte del mondo, fino in Laos, per cercare notizie riguardanti la Famiglia Reale del paese asiatico, trasformato in repubblica popolare nel 1975.
Dopo l’avvento dei comunisti, in Laos si sono perse le tracce della Famiglia Reale e soltanto due storici finora avevano pubblicato dei testi a riguardo: l’australiano Kremmer e il principe laotiano Souvanna Phouma. Vignoli ha colmato questo vuoto, riportando le notizie recuperate nel suo viaggio nel Sudest asiatico. Il Regime comunista in Laos è tutt’ora vigente e l’Autore ha riscontrato grandi difficoltà nel reperire informazioni, soprattutto a causa di un’omertà causata dalla paura. Ma soprattutto non esistono documenti perché il regime ha voluto cancellare ogni traccia: una vera e propria damnatio memoriae.
Dopo un breve riepilogo della storia del Laos, Vignoli ripercorre il regno di Savang Vattanà, l’ultimo Re, della sua vocazione costituzionale, dell’impegno nel difendere il proprio paese dalle ingerenze dei comunisti locali e da quelli confinanti, oltre che dalle potenze americane sempre interessate ad "influenzare" la politica di altri paesi. Viene ripercorsa la presa del potere da parte dei comunisti, che costrinsero il Sovrano ad abdicare e lo deportarono assieme alla Regina, al Principe ereditario e ad altri componenti della Famiglia Reale, in uno dei famigerati campi di concentramento nel nord del paese, dove i Reali morirono di stenti, senza nemmeno ricevere una tomba per riposare. Seppure privo di adeguata documentazione per poter svolgere un lavoro scientifico più approfondito, Vignoli ha ancora una volta il merito di aver denunciato l’ennesimo crimine taciuto, aggiungendo un piccolo tassello nel mosaico della storia che va scoperta. Ampio album fotografico dove si vedono gli scatti eseguiti dall’Autore in Laos. (d.c.)

Giulio Vignoli
La morte per fame della Famiglia Reale del Laos. Un crimine comunista.
Settimo Sigillo-Europa Lib. Ed, 2020

Pagg: 68 Euro 10,00
ISBN: 9788861482166


GIOLITTI - IL SENSO DELLO STATO di Aldo Mola (ed. Rusconi)

GIOLITTI - IL SENSO DELLO STATO di

                            Aldo Mola (ed. Rusconi)
Giovanni Giolitti (1842-1928) fu cinque volte presidente del Consiglio dei ministri tra il 1892 e il 1921. Deputato dal 1882 alla morte, ministro del Tesoro e delle Finanze (1889- 1890) nel governo presieduto da Francesco Crispi, e dell’Interno in quello guidato da Giuseppe Zanardelli (1901-1903) fu il motore della svolta liberale di inizio Novecento e delle grandi riforme politiche, economiche e sociali che affermarono l’Italia tra le grandi potenze. Varò il diritto di voto universale maschile (1912-1913), ottenne la sovranità dell’Italia sulla Libia e liberò Rodi e il Dodecaneso dal dominio turco. Nel 1914-1915 tentò di scongiurare l’intervento dell’Italia nella Grande guerra, che previde lunga, esosa di vite e risorse e devastante per gli equilibri interni e internazionali. Monarchico e democratico, avversò l’avvento del regime di partito unico e dal 1924 votò contro il governo Mussolini. Legò il nome alla stagione più fiorente del Novecento: l’ultima di vera e piena indipendenza dell’Italia. Rimane insuperato Statista della Nuova Italia.

Titolo: GIOLITTI. IL SENSO DELLO STATO
Codice EAN 13: 9788818033359
Autore: Mola Aldo A.
Editore: Rusconi editore
Collana: Biografie
N° Pagine: 656
Dimensioni (cm): 14,00 x 21,00
Rilegatura: Rilegato sovracopertina

Aldo A. Mola (Cuneo, 1943) ha dedicato mezzo secolo allo studio di Giolitti. Contitolare della Cattedra Théodore Verhaegen di Bruxelles, è autore della Storia della massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni (1976 e 1992) e della Storia della Massoneria in Italia dal 1717 al 2018 (2018). Dal 1967 ha pubblicato biografie (Dante Livio Bianco, Mazzini, Garibaldi, Lemmi, Pellico, Carducci, Licio Gelli ecc.) e opere sulla monarchia in Italia (2002), l’unificazione nazionale (Italia, un paese speciale, 2011, 4 voll.), la crisi del 1922 (Mussolini a pieni voti?, 2012) e su Il Referendum monarchia-repubblica del 2-3giugno 1946: chi vinse davvero? con prefazione di S.A.R. Maria Gabriella di Savoia (2016).
La sua biografia di Giolitti (2003) è un classico della storiografia. Dal 1982 collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito e con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (Napoli). Dirige l’Associazione di studi storici Giovanni Giolitti (www.giovannigiolitticavour.it). Presiede il Comitato scientifico del mensile «Storia in Rete». Dal 1980 è Medaglia d’Oro per la Scuola, la Cultura e la Scienza. Gli sono stati conferiti il Premio Presidenza del Consiglio dei ministri (2003)
e la Targa d’Argento del Presidente della Repubblica (2005). Nel 2017 ha concorso alla traslazione delle Salme di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena nel Santuario-Basilica di Vicoforte (CN).

PUBBLICATO IL DIARIO INEDITO DI FEDERZONI  
Il Diario

                          inedito di Luigi Federzoni - a cura di Erminia

                          Ciccozzi con saggi di Aldo A. Mola e Aldo G.

                          RicciInformo che l'Editore Angelo Pontecorboli (Firenze) ha pubblicato il volume

LUIGI FEDERZONI - DIARIO INEDITO (1943-1944)
a cura di Erminia Ciccozzi con saggi di Aldo A. Mola  e Aldo G. Ricci


   L'Opera esce con l'egida della ASSGG unita all'Archivio Centrale dello Stato (al quale venne donato l'originale del Diario), all'Istituto Lino Salvini (Firenze), alla Associazione di studi storici Giovanni Giolitti (Cavour) e all'Associazione di studi sul Saluzzese e alla Consulta dei Senatori del Regno.
  Con la promozione della pubblicazione la ASSGG propone all'attenzione la complessa figura e l'opera di Luigi Federzoni (Bologna,1878 -Roma,1967), scrittore, deputato, ministro delle Colonie (due volte) e dell'Interno, presidente della Camera Alta e di Istituzioni culturali apicali, artefice del voto con il quale il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo chiese al Re di esercitare tutti i poteri previsti dallo Statuto Albertino. 
   L'Opera (la cui presentazione verrà curata anche dalla Consulta) documenta anche le fitte relazioni tra Federzoni  e Re Umberto II nel dopoguerra. 

                                                                                  Il  Presidente ASSGG, Alessandro Mella

(*) Oltre che nelle librerie l'Opera  (15 x 21, pp. LXXVI+574, euro 24,50) può essere ordinata direttamente all'Editore: via Vittorio Emanuele II, n.115, 50134 Firenze, info@pontecorboli.it.

Dalla Nota critica di Erminia Ciccozzi:
Il Diario di Luigi Federzoni, dopo una lunga custodia privata, può rivelarsi pubblicamente quale patrimonio di tutti perché, grazie a una donazione ora appartiene al cospicuo patrimonio documentale dell’Archivio centrale dello Stato. Infatti il decreto del Direttore generale degli Archivi del 5 febbraio 2016 ha ufficialmente autorizzato il Sovrintendente dell’Istituto ad accettare a titolo di donazione dal proprietario, dott. Francesco Sommaruga, le carte che costituiscono il diario di Luigi Federzoni. Con quest’ultimo atto si è concluso positivamente l’iter della procedura burocratica. Il dott. Francesco Sommaruga, di cui si riconoscono e si apprezzano l’alto senso civico e la sensibilità storica, aveva rinvenuto tra le carte della genitrice, Anna Maria Valagussa, una voluminosa busta con dei sigilli di ceralacca aperti e all’interno un primo documento con due annotazioni scritte rispettivamente dal padre Carlo Sommaruga e da mons. Angelo Jelmini, riferite alla custodia del diario del gerarca Luigi Federzoni. Carlo Sommaruga, deceduto nel 1955, durante l’ultima guerra risiedeva a Roma in quanto diplomatico svizzero accreditato presso la Legazione Svizzera di Roma. Il nonno materno di Francesco Sommaruga, Francesco Valagussa, medico, docente e senatore del Regno, medico onorario della Real Casa e membro del Consiglio direttivo per la medicina nel CNR, era in rapporti di amicizia con la famiglia del gerarca: Luigi Federzoni fu anche testimone di nozze della figlia Anna Maria il 28 marzo 1932. Il dott. Francesco Sommaruga ritiene probabile che fosse stato lo stesso gerarca a chiedere al padre Carlo Sommaruga, in quanto diplomatico, di custodire una copia del suo diario a Lugano. Il trasferimento in Svizzera, per motivi di sicurezza, avvenne a mezzo corriere diplomatico che godeva di immunità, e sempre per gli stessi motivi, questi affidò il diario al vescovo di Lugano, Angelo Giuseppe Jelmini.
L’Appendice in chiusura del dattiloscritto è un omaggio a Enrico Corradini. L’autore vi presenta una selezione di “appunti e pensieri sparsi”, rintracciati dopo la morte dello scrittore, scelti da Federzoni per il loro carattere di “straordinaria profezia” nel momento della loro stesura.

Dalla prefazione di Aldo A. Mola:
Federzoni concorse con Dino Grandi alla redazione dell’ordine del giorno da proporre al Gran Consiglio, per proclamare “il dovere sacro di tutti gli italiani di difendere ad ogni costo l’unità, l’indipendenza, la libertà della Patria, i frutti dei sacrifici e degli sforzi di quattro generazioni dal Risorgimento ad oggi, la vita e l’avvenire del popolo italiano”. Lo pensavano e lo ripetevano da anni quel che rimaneva di liberali, democratici, popolari, socialisti, antifascisti in forzato esilio o da molti anni incarcerati, militanti del neonato partito d’azione e il repubblicano Randolfo Pacciardi, massone. Il Risorgimento non era affatto monopolio dei nazionalisti, meno ancora dei fascisti, che lo avevano confiscato e ridotto a retorica. L’Italia era e doveva tornare a essere degli italiani, come avevano spiegato a loro tempo tanti patres della Terza Italia, quali i “fratelli” Francesco De Sanctis, Giosue Carducci, Giovanni Pascoli e una legione di studiosi che non si erano fermati alla contemplazione letteraria del Paese ma si erano immersi negli studi di statistica, scienze sociali ed economia.

Clicca per leggere la recensione di Guglielmo Adilardi dal periodico www.pensalibero.it

 
CAPORETTO - Risponde Cadorna
di Carlo Cadorna

Caporetto,

                          risponde Cadorna Caporetto, risponde Cadorna è il titolo del libro di Carlo Cadorna, in uscita in questi giorni nelle librerie, edito da Bcsmedia, che il 7 Aprile scorso è stato presentato a Pallanza (Verbania), in occasione della giornata dedicata alla figura del Generale Luigi Cadorna, suo nonno.
Il libro, con l’autorevole prefazione del Prof. Aldo A. Mola, direttore dell’Associazione di studi storici Giovanni Giolitti, ripropone in chiave critica le “Pagine polemiche” del Comandante supremo dell'esercito italiano durante la Prima guerra mondiale, scritte nel 1926 in risposta alla Commissione d’inchiesta e pubblicate successivamente nel 1950 da Garzanti, tramite il figlio Raffaele, per volontà dello stesso Generale.
Con l’aiuto del nipote Carlo, si potranno comprendere meglio le parole del Generale Cadorna, di carattere strettamente militare e riferite esclusivamente a quelli che erano i suoi compiti esecutivi, l’organizzazione dell’esercito e la strategia, attualizzate alla storiografia moderna, per dare finalmente una corretta interpretazione di come sono andati i fatti a Caporetto.
La Storia, ha precisato l’autore, si fa contestualizzando gli avvenimenti dell’epoca nella quale si sono svolti i fatti, così come emergono dai documenti.
Come dimostra il documento inedito del Generale Dal Fabbro, scritto nel 1922 su richiesta del Capo Ufficio Storico dell’esercito, Gen. Alberti, che con il suo giudizio tecnico sulla visione strategica del "Capo Supremo" chiude definitivamente una polemica tuttora viva.
Con questo libro, la figura e l’opera di Luigi Cadorna sono affidate alla storiografia, al di là di ogni disputa contingente.
Un primo positivo segnale di inversione di tendenza.
Il libro viene distribuito in tutte le librerie online, oltre che su Amazon e su store.farsiunlibro.it

CAPORETTO - Risponde Cadorna
di Carlo Cadorna

ISBN 978-88-96480-51-9
Pagine 474 - copertina rigida
contiene mappe storiche
Prezzo 32,00 euro

Per info: 06 92939175
info@bcsmedia.it

LA GUERRA ALLA FRONTE ITALIANA FINO ALL’ARRESTO SULLA LINEA DELLA PIAVE E DEL GRAPPA (24 MAGGIO 1915 - 9 NOVEMBRE 1917)
di luigi Cadorna, a cura di Aldo Mola

LA GUERRA ALLA FRONTE ITALIANA FINO

                          ALL’ARRESTO SULLA LINEA DELLA PIAVE E DEL

                          GRAPPA (24 MAGGIO 1915 - 9 NOVEMBRE 1917) di

                          Luigi Cadorna a cura di Aldo MolaLuigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana fino all'arresto sulla linea della Piave e del Grappa (24 maggio 1915-9 novembre 1917), BastogiLibri, 2019 (ristampa della  seconda edizione a cura del prof. Aldo A. Mola, 1923, con prefazione e appendice di documenti inediti), pp. CVIII+644, euro 35.
Un’opera fondamentale per comprendere le vicende della Grande Guerra, l’analisi e l’accurata relazione scritta dal gen. Luigi Cadorna all’indomani del conflitto. Un documento prezioso e ricco di dati, notizie e informazioni spesso trascurate dalla storiografia.
Ristampa della seconda edizione
a cura di Aldo A. Mola
COLLANA: De Monàrchia
F.to 16x23, pp. 752, Euro 35,00
(Ed. 04/2019) Cod. ISBN 978-88-5501-014-6




 
STORIA DELLA MASSONERIA IN ITALIA. DAL 1717 AL 2018. TRE SECOLI DI UN ORDINE INIZIATICO
di Aldo A. Mola
 
STORIA DELLA MASSONERIA IN ITALIA. DAL

                        1717 AL 2018. TRE SECOLI DI UN ORDINE INIZIATICO

                        di Aldo A. MolaSegnaliamo volentieri, all’attenzione dei nostri lettori e associati, questa monumentale opera del nostro direttore scientifico. Il volume ripercorre, con cura e documentata precisione, tre secoli di storia italiana. Numerose considerazioni, pagine e analisi molto interessanti; ripercorrono l’età giolittiana. Ne raccomandiamo la lettura con particolare attenzione.
Tra l’incudine della scomunica decretata dalla Chiesa cattolica sin dal 1738 e il martello di partiti politici ieri come oggi decisi a bandirli dalla società, i trentamila massoni italiani costituiscono un ordine iniziatico ammantato da un curioso paradosso: custodisce dei “misteri” ma non è affatto un’associazione segreta. Introdotta in Italia dall’estero, dal Settecento la massoneria è stata volano di ricerca scientifica e progresso civile e nel corso della sua storia si è battuta per la libertà di coscienza, l’istruzione obbligatoria, le riforme giuridiche, l’emancipazione femminile e l’elettività delle cariche pubbliche. Contaminata nel tempo da deviazioni, bersaglio di pregiudizi sprezzanti e in assenza di una legge che ne tuteli il nome, la massoneria va almeno conosciuta attraverso la via maestra: i suoi tre secoli di storia. 
Con questa nuova sintesi che ne spiega le radici antiche fino ai giorni nostri, sulla base di copiosi documenti inediti e di una aggiornata prospettiva storiografica, Aldo A. Mola, il più noto e riconosciuto storico della massoneria in Italia, getta luce su vicende controverse del nostro passato. Per esempio, il rapporto tra la massoneria, il fascismo e i suoi gerarchi: Giuseppe Bottai, il “fascista critico”, Italo Balbo, quadrumviro della Marcia su Roma, Edmondo Rossoni, capo dei sindacati fascisti, e il celebre Curzio Malaparte. O, ancora, le influenze dell’esoterismo all’interno delle obbedienze e il disastroso fratricidio massonico: un fiume carsico nel corpo gracile della massoneria in Italia, rimasta ai margini dello Stato e circondata da un’opinione pubblica sospettosa e ostile.
  • Editore: Bompiani
  • Collana: Tascabili
  • Data di Pubblicazione: giugno 2018
  • EAN: 9788845282461
  • ISBN: 8845282465
  • Pagine: 832
  • Formato: brossura

GIOLITTI, LO STATISTA DELLA NUOVA ITALIA
a cura di Aldo A. Mola


 

Enrico Cialdini, il generale di ferro di

                        Roberto VaccariENRICO CIALDINI, IL GENERALE DI FERRO
di Roberto Vaccari

Il libro ricostruisce una biografia di Cialdini, fondando il racconto sui documenti e sugli studi storici, proponendosi in tal modo sia di illustrarne la vita, sia di confutare i recenti tentativi revisionistici.

Editore:Colombini
Collana:Alternative/Saggi
Data di Pubblicazione:2017
EAN:9788865091692
ISBN:886509169X
Pagine:310
Formato:brossura
DALLE VALLI DI LANZO ALLA NUOVA

                        ITALIA - Note storiche su Giovanni RastelliDALLE VALLI DI LANZO ALLA NUOVA ITALIA - Note storiche su Giovanni Rastelli
Il volume “Dalle Valli di Lanzo alla Nuova Italia” racconta le vicende di Giovanni Rastelli (Viù, 1858-1917) e descrive il contesto politico e sociale in cui operò. Egli rappresenta una delle figure più importanti nella storia delle Valli di Lanzo, in provincia di Torino. Sindaco di Viù, consigliere provinciale e deputato al Parlamento per tre legislature, con un impegno politico crescente giunse a prendere parte ad eventi e scelte fondamentali per la storia dell’Italia post unitaria. Nella sua prefazione il prof. Aldo A. Mola lo definisce con efficacia «paradigma della Nuova Italia»: Rastelli ed il suo percorso umano e politico, in effetti, rappresentano benissimo la classe politica di quel tempo. Uomini parte di quel mondo liberale impegnato a costruire lo Stato nel solco tracciato dal Conte di Cavour e seguendo l'esempio di statisti come Giovanni Giolitti. Alessandro Mella ne ha ricostruito le vicende, nell’intento di rendergli voce e memoria prima che queste si perdessero nei gironi danteschi della Grande Storia.

Titolo del Libro: Dalle Valli di Lanzo alla Nuova Italia. Note storiche su Giovanni Rastelli, Autore : Alessandro Mella, Editore: Chiaramonte, Pagine: 112, ISBN-10: 8895721691, ISBN-13: 9788895721699, Anno 2017 
 
Tempo PresenteTEMPO PRESENTE
E' disponibile il nuovo numero della prestigiosa rivista "Tempo Presente". Il testo raccoglie gli atti del convegno "Incontro di Studio sull'età Giolittiana" tenutosi al Quirinale, presso l'Archivio Storico della Presidenza della Repubblica aperto dalla Sovrintendente dott. Marina Giannetto, il 21 giugno 2017 in occasione della presentazione del DVD "Giovanni Giolitti lo Statista della Nuova Italia". Vi sono raccolti testi e partecipazioni di importanti storici italiani. L'opera si può richiedere, fino ad esaurimento copie, all'Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti.

Pagine 76, euro 7.50.
 
DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA

                        (1944-1948) a cura di Aldo A. MolaDALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA (1944-1948) a cura di Aldo A. Mola
Il volume ripercorre la transizione dalla monarchia alla repubblica in Italia attraverso l’osservatorio, molto interessato e influente, degli Stati Uniti d’America e quello, prima inesplorato, degli ambasciatori dei Paesi scandinavi. Esso approfondisce le radici remote e
recenti del pronunciamento molto diverso del Paese (il Centro-Nord prevalentemente repubblicano; il Mezzogiorno monarchico), l’atteggiamento delle Forze Armate, sciolte dal giuramento di fedeltà al Re ma non da quello alla Patria, e il ruolo svolto all’Assemblea
Costituente da gruppi minoritari e oggettivamente emarginati, come liberali e monarchici.
Gli autori inquadrano il cambio istituzionale in una visione di lungo periodo. In casi emblematici la repubblica innovò istituti della monarchia. Esemplare è il passaggio dal Ministero della Real Casa
al Segretariato Generale della Presidenza.
A quanto noto sull’orientamento dei partiti il volume aggiunge l’esame documentato delle scelte compiute da un Ordine tradizionale, quale la massoneria, all’affannosa ricerca di una nuova collocazione internazionale e interna.
Sul referendum gravarono non solo le interferenze straniere “di sistema” ma soprattutto le clausole punitive del Trattato di pace, notificato solo all’indomani del voto. Il governo di CLN si illuse invano (e illuse gli elettori) che l’opzione repubblicana avrebbe valorizzato il concorso dell’Italia alla lotta di liberazione e propiziato condizioni meno inique e vessatorie. Il Trattato pesò poi sull’Assemblea Costituente, nel cui corso, sulla scorta dell’esperienza storica nazionale, già venne fatta netta distinzione tra diritto di asilo dei rifugiati politici e migrazione per lavoro.
Aldo A. Mola
Il volume comprende saggi di Ulla Åkerström, Mario Caligiuri, GianPaolo Ferraioli, Attilio Mola, Luigi Pruneti, Aldo G. Ricci, Tito Lucrezio Rizzo, Claudio Susmel, Enrico Tiozzo e Antonino Zarcone.

Bastogi Libri, Roma (2017), euro 18,00 ISBN 978894894318

dal volume, pag. 104: l'allora Ministro per gli Affari Regionali, avv. Enrico Costa, e il Prof. Aldo A. Mola, alla conferenza del prof. Giorgio Sangiorgi.


"Dalla Monarchia alla Repubblica (1944-1948)" viene inviato in omaggio ai Soci dell'Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti di Cavour dall'Associazione di Studi sul Saluzzese.


Il libro verrà presentato a ottobre.
 

VIVA L%27IMPERATORE! VIVA L'ITALIA! di

                        Alessandro MellaVIVA L'IMPERATORE! VIVA L'ITALIA! di Alessandro Mella
Il saggio di Alessandro Mella “Viva l'Imperatore! Viva l'Italia!”, sulla scorta di ampia documentazione archivistica e iconografica, esplora le radici del Risorgimento, cioè il sentimento italiano nel ventennio napoleonico. L'opera è uscita mentre, nel bicentenario del Congresso di Vienna e della Restaurazione, torna  al centro dell'attenzione l'idea originaria di Patria una, indipendente e libera, maturata con grandi sacrifici dai tanti italiani che servirono in armi il regime franco-napoleonico. Giorno dopo giorno – documenta Mella  - essi percepirono la necessità della Nuova Italia. In cerca del Principe, dopo trent'anni di cospirazioni, condanne alla pena capitale, al carcere duro, all' esilio lo trovarono infine in Carlo Alberto di Savoia, re di Sardegna, già Conte dell'Impero napoleonico, il re dello Statuto.
Il volume è elogiativamente aperto da un inquadramento critico di Aldo A. Mola, presidente della Consulta dei Senatori del Regno, e dall'introduzione di Francesco Paolo Tronca, già Prefetto di Milano e già Commissario al Comune di Roma, noto cultore del Risorgimento, specialmente di Giuseppe Garibaldi.
L'Opera  (pp.237, euro 15) è pubblicata dall' Editore Bastogi Libri (Roma)  nella collana “De Monàrchia”.


Bastogi Libri, Roma (2016), euro 15,00 ISBN 9788899376338
 
LA RISCOPERTA DI GIOVANNI GIOLITTI NELL'OPERA CURATA DA ALDO A. MOLA E DA ALDO G. RICCI
PROMOSSA DALLA  FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI SALUZZO