Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti a Cavour-Associazione Studi Storici Giovanni Giolitti

Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti a Cavour-Associazione Studi Storici Giovanni Giolitti

 

NAPOLI, 3 DICEMBRE: INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI "GARIBALDI E L'UNITA' D'ITALIA"

 


CONVEGNO DI STUDI A VICOFORTE (9 OTTOBRE 2021)
NEL CENTENARIO DEL MILITE IGNOTO


Vicoforte: convegno nel centenario del Milite IgnotoSabato 9 ottobre 2021 si è svolto a Vicoforte il convegno di studi “Il Re Soldato per il Milite Ignoto. La riscossa della monarchia statutaria, 1919-1921)”, organizzato dalla Consulta dei Senatori del Regno in collaborazione con la Associazione di Studi  Storici Giovanni Giolitti (ASSGG) e l'Associazione di  Studi sul Saluzzese e con l'egida  di Comando Regione Militare Piemonte, Gruppo Croce Bianca (Torino), Associazione Nazionale ex Allievi della Nunziatella, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Istituto di Studi Politici e Internazionali Giorgio Galli (Milano), UniTreEdu (Milano) e il Centro Studi Piemontesi. 
    Alle h.10:15 sono state deposte Corone di Alloro alle Tombe di Vittorio Emanuele III e della regina Elena, recate dalla Consulta (gen. Giorgio Blais e col. Carlo Cadorna) e dal Gruppo Croce Bianca (Carlo M. Braghero e Guido Ornato).
    Dopo il saluto del prof. Gianni Rabbia e del cav. Alessandro Mella, presidente della ASSGG, il convegno è stato aperto dal Messaggio beneaugurante di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia.
   Presieduta dal presidente onorario della Ass. Nazionale  ex Allievi della Nunziatella, Giuseppe Catenacci, nella sessione mattutina sono intervenuti il col. Carlo Cadorna e i professori GianPaolo Ferraioli, Luca G. Manenti e Aldo A. Mola. Nella sessione pomeridiana, presieduta dal Segretario della Consulta Gianni Stefano Cuttica, sono intervenuti i professori Aldo G. Ricci, Tito Lucrezio Rizzo, Gianpaolo Romanato, il gen. Antonio Zerrillo e il prof. Giorgio Sangiorgi, che ha presentato una suggestiva rassegna di filmati d'epoca sulla Tumulazione del Milite Ignoto e sul viaggio del Re e della Principessa Iolanda in Friuli (maggio 1919).
  Sono poi intervenuti il generale  di divisione alpina Giorgio Blais, componente del Consiglio di Presidenza della Consulta, il dott. Giovanni Flamma, Presidente del Circolo Monarchico "Dante Alighieri - Patto per la Patria", il vicepresidente vicario del Gruppo Croce Bianca, Carlo M. Braghero, e il generale di Corpo d'Armata Oreste Bovio, che ha rievocato il suo incontro con Vittorio Emanuele III.
  Alessandro Mella ha concluso i lavori ringraziando per le adesioni il presidente della Provincia di Cuneo e sindaco di Cuneo, dott. Federico Borgna, il sindaco di Mondovì, Paolo Adriano e il dottor Andrea Borella, editore dell'Annuario della Nobiltà Italiana  e ha  illustrato gli Atti (di imminente pubblicazione) del Convegno svolto nella stessa sede il 10 ottobre 2020.
   I partecipanti (che hanno empito al limite della capienza la Sala Beata Paola della Casa Regina Montis Regalis di Vicoforte), tra i quali i Colleghi Senatori Piero Astengo, Guido Ornato e Giovanni Ruzzier, accompagnato da Alberto Urizio, Carlo Giovanni Sangiorgi, Presidente "Italiani Monarchici - Patto per la Corona" accompagnato dal consigliere Michele D'Ambrosio, hanno ricevuto in omaggio pubblicazioni promosse dalla ASSGG.
   Gli Atti verranno pubblicati quanto prima.

LA PAGINA DELL'EVENTO CON GALLERIA FOTOGRAFICA E VIDEO


la tomba di Giovanni GiolittiLA CONSULTA DEI SENATORI DEL REGNO E LA ASSGG
RENDONO OMAGGIO A GIOVANNI GIOLITTI   
NELL'ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE

 

Cavour (TO), 17 luglio 2021.

   In rappresentanza del Consiglio di Presidenza della Consulta dei Senatori del Regno e della Associazione di studi storici Giovanni Giolitti i professori Aldo A. Mola e Giovanni Rabbia hanno reso omaggio alla figura e all'opera del massimo Statista della Nuova Italia sostando in raccoglimento dinnanzi alla sua Tomba nel cimitero di Cavour, ove riposa accanto alla Consorte, Rosa Sobrero, Collaressa della SS. Annunziata.    
    L'ASSGG e la Consulta additano quale esempio attualissimo il magistero politico, morale e civile di Giolitti (Mondovì, 27 ottobre 1842-Cavour, 17 luglio 1928). Esso richiama al senso dello Stato, premessa indispensabile per la ricostruzione dell'Italia, assillata dall'incremento del debito pubblico, destinato a gravare nel tempo e a condizionare alla radice la ripresa economico-sociale dell'Italia.

 

Il Presidente della ASSGG
cav. Alessandro Mella

 


17 LUGLIO 1928: LA SCOMPARSA DI GIOVANNI GIOLITTI

Giolitti (Mondovì, 27 ottobre 1842-Cavour, 17 luglio 1928). Deputato dal 1882 alla morte, ministro del Tesoro e delle Finanze dal marzo 1889 al dicembre 1890, cinque volte presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'Interno tra il maggio 1892 e il luglio 1921 dette il nome al primo quindicennio del regno di Vittorio Emanuele III. Monarchico liberal-democratico, dette impulso a profonde riforme per consolidare le istituzioni. Cattolico osservante ma senza ostentazione, mirò a superare la diserzione dei cattolici dalle urne politiche.
In occasione del 93° anniversario della scomparsa del grande Statista, proponiamo l'editoriale del nostro Direttore scientifico, prof. Aldo A. Mola

L'EDITORIALE DI ALDO A. MOLA "GIOLITTI: LE VACANZE DI UNO STATISTA"
 



Vittorio Emanuele IIIAPPROFONDIMENTI:

ANGELO SQUARTI PERLA
LA GRANDE MENZOGNA
DALLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA” ALLA STORIA.
OVVERO
“'SEGUITARE A SPUTARE SU CASA SAVOIA E' COME SPUTARE SU NOI STESSI”.

Analisi sulla così detta "fuga di Pescara"

(file .pdf di 3 pagine, 427 kb)


 


Disponibili i video del Seminario di Aldo Mola “Giovanni Giolitti. Il senso dello stato” (14-16 aprile 2021), organizzati dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.


Trasmesse in diretta streaming sul canale youtube dell'IISF.

 

Giovanni Giolitti. Il senso dello Stato, 14 aprile 2021, ore 16. La registrazione dell'evento:
 


Giovanni Giolitti. Il senso dello Stato, 15 aprile 2021, ore 16. La registrazione dell'evento:

 


Giovanni Giolitti. Il senso dello Stato, 16 aprile 2021, ore 16. La registrazione dell'evento:

 



FONDATA  A CAVOUR L'ASSOCIAZIONE "GIOVANNI GIOLITTI"
LA LUNGA STRADA ALLA SCOPERTA DELLO STATISTA (1978-2017)

Giovanni Giolitti  Le ricerche innovative su Giovanni Giolitti hanno quarant'anni. Malgrado l'onesta biografia di Nino Valeri e i saggi sorti su impulso di una parte delle sue Carte  conservate all'Archivio Centrale dello Stato ('Quarant'anni di politica italiana" curate da Piero D'Angiolini, Giampiero Carocci e Claudio Pavone), nella pubblicistica,  nella manualistica e nell'opinione corrente lo Statista rimase il "ministro della malavita", il "Giovanni Battista del fascismo" e anche peggio. Per alcuni, ma sempre meno, lo è ancora.
Nel 1978 il Centro Studi Piemontesi, fondato e animato dal prof. Renzo Gandolfo,  organizzò il Convegno "Istituzioni e metodi politici dell'età giolittiana" (11-12 novembre, Mondovì-Cuneo-Dronero, Cavour). In coincidenza con la sessione di Cuneo il Presidente della Repubblica, on. Sandro Pertini, scoprì il busto in bronzo di Giolitti nel Salone del Consiglio Provinciale di Cuneo. Intervennero relatori, tra altri, Luigi Firpo, Giovanni Spadolini, Ettore Rotelli, Mario Abrate, Massimo Mazzetti,  Rinaldo Cruccu, Giovanni Tesio, Adolfo Sarti, Manlio Brosio, Claudio Schwarzenberg, Cosimo Ceccuti, Roberto Chiarini, Bruno di Porto e Aldo A. Mola, coordinatore dei lavori con il prof. Gandolfo e curatore degli Atti per il Centro Studi Piemontesi (1979).
Il Convegno venne propiziato dal prof. Giovanni Giolitti che in Cavour aprì agli ospiti Villa Plochiù, dimora del nonno. L'allora sindaco di Cavour, Sergio Fenoglio, fece collocare la segnaletica "Luoghi giolittiani". 
Undici anni dopo il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, dettò la lapide memoriale dell'ingresso di Giolitti al governo (9 marzo 1889), murata a Villa Plochiù e scoperta in coincidenza con un convegno che ebbe relatori Giovanni Goria e Valerio Zanone.  
Per liberare Giolitti e la sua età dalla coltre di pregiudizi ideologici e faziosi occorreva proporne l'Opera sulla base di documenti inediti. Lo fecero una nuova biografia (ora nei Classici della Storia Mondadori) e i tre volumi in cinque tomi "Giovanni Giolitti al Governo, in Parlamento e nel Carteggio" (ed. Bastogi per la Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, presieduta dal prof. Giovanni Rabbia) curati da Aldo A. Mola e da Aldo G. Ricci, sovrintendente dell'Archivio Centrale dello Stato (2007-2010).
Infine un DVD  (marzo 2017) propone "Giovanni Giolitti, lo Statista della Nuova Italia (1842-1928)": strumento rigoroso e divulgativo, dal quale è nato l'"Incontro sull'età giolittiana", organizzato all'Archivio Storico della Presidenza della Repubblica (21 giugno 2017), aperto e concluso dalla Sovrintendente dott.ssa Marina Giannetto.

Per continuare quel lungo cammino il 20 luglio 2017 è nata in Cavour l'Associazione di studi storici intitolata a Giovanni Giolitti.


17 MARZO 2021 - 160° ANNIVERSARIO DELLA PROCLAMAZIONE DEL REGNO D'ITALIA

GIOLITTI. IL SENSO DELLO STATO di Aldo A. Mola
Recensione di Rocco Todero, pubblicata su "Il Foglio" di venerdì 12 febbraio 2021

 
“Giolitti  - Il senso dello Stato”, biografia scritta da Aldo Mola Credo si possa ritenere che la lettura del libro “Giolitti  - Il senso dello Stato”, biografia scritta da Aldo Mola e pubblicata da Rusconi Libri, aiuti a comprendere il momento storico che stiamo vivendo. Il volume ripercorre la vita e la straordinaria carriera dell’uomo che è ancora oggi ricordato come lo statista di Dronero. 
Seicento pagine attraverso le quali l’Autore ha messo a fuoco, anche grazie alla lettura della corrispondenza privata di Giolitti, la persona, l’uomo di governo e i tratti fondamentali dell’epoca che da lui prese il nome.
Lungo un percorso che descrive compiutamente gli 86 anni di vita dell’ultimo vero gigante dell’Italia liberale emergono prepotentemente alcune tematiche di fondo che rendono la lettura del testo di estremo interesse anche per far luce sugli anni che stiamo vivendo.
Aldo Mola si è giustamente soffermato sui primi quarant’anni di vita dell’esponente liberal democratico. Giolitti, infatti, prima di cimentarsi nell’agone politico, a partire dal 1882, maturò una eccellente competenza tecnica che per quattro decenni mise al servizio del buon governo e della buona amministrazione pubblica. Egli fu avvocato, magistrato, segretario generale della Corte dei Conti e Consigliere di Stato. Portò a termine importantissime esperienze al fianco di Marco Minghetti e Quintino Sella, i quali, unitamente ad altri ministri, deputati e funzionari di altissimo livello che governarono l’Italia nei primi decenni successivi all’unificazione, richiesero con continuità l’opera e l’impegno di Giolitti. Non è grazie allo sguardo benevolo dell’Autore del libro, quindi, che si devono i continui e pertinenti richiami alla capacità di Giolitti di districarsi fra bilanci pubblici, disegni di legge, dati statistici demografici ed economici; prima nella veste di semplice deputato, poi in quella del Ministro del Tesoro e delle Finanze, quindi nei panni di terribile Ministro dell’Interno, inflessibile con funzionari e prefetti di prima classe, e, infine, di Presidente del Consiglio dei Ministri per ben cinque volte.
Nel libro è documentata con dovizia di particolari la politica riformista che Giolitti, con tenacia inesauribile, cercò di portare avanti nel corso della sua esperienza di politico di rango. Emerge con chiarezza la lungimiranza dell’uomo di Stato che assegna alla politica il compito di disinnescare per tempo le tensioni che si annidano nel profondo della società e che rischiano di trasformasi inevitabilmente in gravi conflitti sociali. Da qui la necessità di un’azione di governo riformista (già predicata e praticata dal suo illustre predecessore e ispiratore Camillo Benso Conte di Cavour) che puntasse sull’equilibrio di bilancio, sugli investimenti pubblici, sull’istruzione, sul miglioramento delle condizioni economiche delle classi sociali più disagiate che sarebbero state consegnate, diversamente, al catastrofico programma rivoluzionario delle sinistre. Da qui il rifiuto della prima guerra mondiale e, ancora prima, l’avvertita urgenza di allargare il suffragio elettorale affinché lo Stato italiano fosse percepito come la casa comune dal più ampio numero possibile di cittadini.
Nel descrivere la carriera politica di Giolitti il libro di Aldo Mola porta il lettore a immergersi dentro le gravi difficoltà che l’Italia liberale dovette affrontare per sopravvivere agli attacchi dei conflitti sociali di fine ottocento e inizio novecento e alle nefaste conseguenze dell’incalzare della democrazia di massa che consegnò ai più abili populisti il consenso di milioni di italiani. Il libro restituisce con grande sapienza il dramma che lo statista di Dronero  visse per tentare di sottrarre il giovane stato italiano dagli attacchi dell’estrema destra, che voleva azzerare le libertà consacrate nello Statuto albertino per reprimere le rivendicazioni dei socialisti, che vaneggiavano,  di contro, orrendi sogni rivoluzionari e infine dei cattolici, la cui maldestra intransigenza morale impedì loro di accettare responsabilità di governo con i rappresentanti del vecchio partito liberale. Com’è noto, la stretta relazione di dipendenza di tutti questi eventi sfociò nel ventennio fascista. (Rocco Todero)


ZOOM SULLA STORIA: LA MASSONERIA - prof. Aldo A. Mola
 

Proproniamo l'intervista al Prof. Aldo A. Mola, a cura della Fondazione Spadolini - Nuova Antologia.

RETORICA RICHIESTA DI PERDONO PER “COLPE” ALTRUI?
EMANUELE FLIBERTO DI SAVOIA E LA STORIA
di Aldo A. Mola da "Il Giornale del Piemonte e della Liguria" del 27/01/2021
La  coscienza personale è sfera intima; la storia è materia esplosiva. “In coscienza” ognuno parla per sé, non per “famigliari” se non ne è formalmente richiesto e delegato. Meno ancora può farlo quando appartenga a una “Casa” dalla storia millenaria. La “lista” degli errori politico-militari e dei torti inflitti a “popoli” e a “privati” da parte di “capi di Stato” è lunga quanto la storia. La Bibbia insegna.  
  Altro discorso vale per le leggi, che nel regime statutario come in quello odierno sono frutto di poteri condivisi: capo dello Stato, governo e Parlamento. Diverso ancora (e più alto) è il compito della storiografia, che indaga, comprende, spiega.
   Vittorio Emanuele III avrebbe potuto rifiutare di firmare il decreto-legge 17 novembre 1938, n.1728 su “Provvedimenti  per la difesa della razza italiana”, in realtà “contro gli ebrei” solo nella certezza di avere il sostegno delle Camere, che esercitavano con lui il potere legislativo. Ma queste, succube del “duce”, approvarono il decreto-legge senza alcun dibattito il 12 e 19 dicembre. 
  Il re avrebbe dovuto abdicare? Se lo avesse fatto, non avrebbe fermato l'offensiva antiebraica dell'ala repubblicana del fascismo, messa in moto da Mussolini contro la Corona. Avrebbe scaricato la responsabilità sul figlio Umberto, all'epoca trentaquattrenne e padre di un maschio (Vittorio Emanuele, principe di Napoli) di appena un anno. Se, per coerenza, tutti i Savoia (compresi gli Aosta e i Genova) avessero abdicato, in forza dell'art. 15 dello Statuto le Camere avrebbero eletto un Reggente: probabilmente Mussolini stesso, ormai abbacinato da Hitler, o un suo zerbino.
  La Storia non esprime giudizi morali: espone i fatti nella loro a volte tragica realtà.   
  La “responsabilità storica” delle leggi razziali ricade sul Parlamento e si spiega con il vasto consenso per il regime attestato dal plauso di politici, accademici e futuri intellettuali antifascisti” (quali Amintore Fanfani e Paolo Emilio Taviani sino a Eugenio Scalfari e Giorgio Bocca) e del gesuita Tacchi Venturi, che da 17 anni era tramite fra Mussolini e la Santa Sede, dalla quale non si levò alcuna autorevole e netta “condanna” delle leggi contro i “perfidi giudei”.
   Il dissenso manifestato personalmente dal re a Mussolini e da pochi gerarchi, come Italo Balbo, “assente ingiustificato” alla Camera, e da Luigi Einaudi (fu tra i dieci senatori che votarono “no”), impose attenuazioni, a cominciare dalla “discriminazione” che, a richiesta degli interessati,  dichiarò “di razza italiana” 2500 famiglie ebree, in specie di Medaglie d'Oro e di fascisti conclamati. 
   E' infine storiograficamente insostenibile imputare a Vittorio Emanuele III (come in tanti fanno profittando delle incaute affermazioni del bisnipote) la responsabilità degli infami crimini perpetrati dai tedeschi nelle regioni sotto controllo loro e degli alleati succubi-succubi: Mussolini e la macchina politico-amministrativa della Repubblica sociale. Nelle terre ove il Re assicurò la continuità dello Stato le leggi anti-ebraiche furono abrogate. La storia non nasconde il passato; lo documenta e ne spiega i clamori e i silenzi, “sine ira et studio”.              
Aldo A. Mola 

IL 60° DELLA SCOMPARSA DI LUIGI EIUNAUDI 


Luigi Einaudi (1874-1961). Da Il Paramento italiano, vol.  XV, Milano, Nuova Cei.   La ASSGG ricorderà l'esemplare opera scientifica e politica di Luigi Einaudi nel 60° della sua morte. 
Anticipiamo alcune riflessioni di Aldo A. Mola.


LA LEZIONE DI LUIGI EINAUDI (1874-1961)
MONARCHICO, LIBERALE, PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

(Editoriale di Aldo A. Mola, pubblicato su “Il Giornale del Piemonte e della Liguria” di domenica 03 Gennaio 2021, pagg. 1 e 11.)

Se il Capo dello Stato si risveglia...
Il 12 maggio 2018 il Capo dello Stato Sergio Mattarella rievocò Luigi Einaudi a Dogliani nel 70° del suo insediamento a primo presidente effettivo della Repubblica italiana. Disse che lo Statista ebbe “il compito di definire la grammatica della democrazia italiana appena nata”. Come già aveva fatto nel 1945 in correzione di Ferruccio Parri, se fosse stato in vita Benedetto Croce avrebbe osservato che anche l'Italia pre-fascista, quella di Luigi Zanardelli e di Giovanni Giolitti, era stata una democrazia, vegliata da Vittorio Emanuele III. Mattarella evocò alcuni capisaldi del suo predecessore, “a partire dall'esercizio del potere previsto dall'articolo 87 della Costituzione, che regola la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa governativa”. Einaudi non esitò a rinviare alle Camere due leggi perché “comportavano aumenti di spesa senza copertura finanziaria, in violazione dell'articolo 81 della Costituzione”. Che cosa direbbe e farebbe oggi Einaudi a cospetto dello scempio del Parlamento e del debito pubblico? A Dogliani Mattarella ricordò che il 12 gennaio 1954 Einaudi lesse ad Aldo Moro e a Stanislao Ceschi una “nota verbale” sulla corretta interpretazione dell'articolo 92 della Carta, motivata dal “dovere del presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore, immuni da ogni incrinatura, le facoltà che la Costituzione gli attribuisce”. Per lui il Capo dello Stato non è succubo dei partiti. Di lì la sua avversione nei confronti del “governo di assemblea, che vuol dire tirannia del gruppo di maggioranza”.
Storico di alto profilo, Einaudi capì e spiegò la grandezza di Vittorio Emanuele III quando il 25 luglio 1943 esautorò Mussolini: “La prerogativa sovrana può e deve rimanere dormiente per lunghi decenni e risvegliarsi nei rarissimi momenti nei quali la voce unanime, anche se tacita, del popolo gli chiede di farsi innanzi a risolvere una situazione che gli eletti dal popolo da sé non sono capaci di affrontare o per stabilire l'osservanza della legge fondamentale, violata nella sostanza, anche se osservata nell'apparenza”. Un mònito più che mai attuale in questo difficile inizio dell'Anno Nuovo che coincide il 60° della morte dello Statista cuneese.

Ma chi fu Einaudi?
Luigi Einaudi (Carrù, 24 marzo 1874 - Roma, 30 ottobre 1961) fu eletto primo presidente effettivo della Repubblica italiana al quarto scrutinio l'11 maggio 1948, con 518 suffragi su 871 votanti. Liberale e monarchico, egli non aveva “studiato” da capo dello Stato. Aveva studiato. Perso a dodici anni il padre, esattore delle imposte (recandole nottetempo in calesse dalle Langhe a Cuneo in certi tratti armava la rivoltella), crebbe in casa dello zio Francesco Fracchia, notaio a Dogliani. Nel 1922 ne raccolse gli Appunti per la storia politica ed amministrativa di Dogliani. Allievo nel collegio dei Padri Scolopi a Savona, nel 1888 fu proclamato “Principe dell'Accademia” su indicazione del geografo Arcangelo Ghisleri, massone. Einaudi fu cattolico praticante, ma senza ostentazione e rispettoso delle altre confessioni. Per comprenderne la cultura bisogna visitarne le terre d’origine, le stesse di Giolitti e di Marcello Soleri, narrate da suo nipote Roberto in Radici montane (ed. Aragno). Il suo mondo era ispirato dai principi all’epoca comuni non solo alla classe dirigente diffusa (deputati, senatori, consiglieri provinciali, sindaci consiglieri comunali, “notabili”...), ma tra tutte le persone perbene, anche umili genere natae. I loro motti erano “aiuta te stesso” e “volere è potere”, come insegnò il naturalista Michele Lessona.
Laureato in giurisprudenza a Torino appena ventenne, dopo un breve impiego alla Cassa di Risparmio di Torino dal 1896 iniziò a scrivere per “La Stampa”, fu professore all’Istituto Tecnico “Franco Andrea Bonelli” di Cuneo e al “Germano Sommeiller” di Torino. Divenne “il maggiore economista liberale del Novecento” a giudizio di Francesco Forte, docente nella sua stessa cattedra di Scienze delle Finanze. Aveva già alle spalle opere prestigiose, come Un principe mercante. Studi sull'espansione coloniale italiana, sulla finanza nello Stato sabaudo e sulle imposte. A lungo collaboratore della rivista “Critica sociale” di Filippo Turati e Claudio Treves, crebbe nel laboratorio della “Riforma sociale” promossa a Torino dal pugliese Salvatore Cognetti de' Martiis e ne assunse la direzione nel 1908. Dal 1903 nel “Corriere della Sera” e dal 1922 nell'“Economist”, Einaudi polemizzò aspramente contro i “trivellatori dello Stato” e rimproverò a Giolitti di utilizzare il potere per mediare tra le parti sociali e garantire una costosa “stabilità di governo” a beneficio di “clienti” e opportunisti. Docente straordinario di scienza delle finanze a Pisa nel 1902, lo stesso anno fu chiamato dall'Università di Torino.
Credeva nella “bellezza della lotta”, cui intitolò un saggio nel 1923. Interventista nel 1914-1915, il  6 ottobre 1919 fu nominato senatore su proposta di Francesco Saverio Nitti. Nel 1922 appoggiò il governo di coalizione nazionale presieduto da Benito Mussolini, che sino alla notte fra il 29 e il 30 ottobre si propose di averlo ministro delle Finanze affinché potesse attuare i suoi insegnamenti: ridurre drasticamente la spesa pubblica “clientelare”, ripristinare il prestigio dello Stato, assicurare i servizi, azzerare mafie, camorre e tagliare le unghie agli opposti corporativismi: imprenditori “pescicani” e sindacati parassitari. Rimasto escluso dall'esecutivo, ne commentò l'ondivaga condotta con articoli sempre più severi. Al fervore scientifico unì la passione civile per le libertà. Già direttore delI'Istituto di Economia “Ettore Bocconi” di Milano, pubblicò  una raccolta di saggi per il giovane editore torinese Piero Gobetti, strenuo oppositore e vittima del regime incipiente.
All'indomani dell'assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti (10 giugno 1924) per mano di una squadraccia fascista, Einaudi deplorò pubblicamente “il silenzio degli industriali”. L'anno seguente sottoscrisse il “Manifesto” degli intellettuali antifascisti scritto da Benedetto Croce. Le sue opere ormai erano note anche oltre Atlantico. Come Giovanni Agnelli e Attilio Cabiati, nel 1918 aveva giustapposto al sogno della Società delle Nazioni la più realistica e urgente Federazione europea per scongiurare che dal collasso degli imperi nascessero devastanti nazionalismi. Tornò da altro versante a scriverne in Dei diversi significati del concetto di liberismo economico e dei suoi rapporti con quello di liberalismo, in controcanto con il “giolittiano” Benedetto Croce, autore della Storia d'Italia (1928). Sarebbe però errato ritenere che Einaudi fosse un “liberista assoluto”. Tra le sue massime spicca “l'uomo libero vuole che lo Stato intervenga”. Il suo era “liberalismo senza aggettivi”. Come ha ricordato Tito Lucrezio Rizzo nel suo profilo biografico, Einaudi ammonì: “la scienza economica è subordinata alla legge morale”.
Di vasto respiro e profondità documentaria e critica spiccano due sue opere degli Anni Trenta: La condotta economica e gli effetti sociali della guerra (1933), scritta quindici anni dopo la fine della Grande Guerra, e Teoria della moneta immaginaria nel tempo da Carlomagno alla rivoluzione francese (1936). Dopo l'arresto e la breve detenzione dei figli Giulio e Roberto (il terzo, Mario, era migrato negli Stati Uniti d'America) e la forzata chiusura della “Riforma sociale”, Einaudi fondò la dotta e prestigiosa “Rivista di storia economica”, pubblicata dalla casa editrice di suo figlio Giulio e protratta sino al 1943. Nel 1938 fu tra i dieci senatori che votarono contro la legge “per la difesa della razza” e si pronunciò contro l'antisemitismo e l'incipiente vassallaggio ideologico-diplomatico-militare del governo Mussolini nei confronti della Germania di Adolf Hitler. Tenuto come tutti i pubblici dipendenti a dichiarare la propria “stirpe” rispose che la sua gente era da sempre “ligure” con apporti di altri popoli nel corso del tempo.
Dopo molte edizioni dei fondamentali Principii di scienza della finanza condensò decenni di studi in Miti e paradossi della giustizia tributaria (1938). Come ha scritto Ruggiero Romano nella  introduzione ai suoi Scritti economici, storici e civili (Meridiani Mondadori, 1973) Einaudi fu “il più grande demitizzatore” italiano del Novecento, non solo su teorie e pregiudizi economicistici, ma con riferimento alla vita sociale: abolizione delle “maiuscole”, dei “titoli” vanesii, dei formalismi pomposi ostentati per celare il vuoto.

Tra esilio e dopoguerra
Al crollo del regime mussoliniano (25 luglio 1943) Einaudi fu nominato rettore dell'Università di Torino, mentre Filippo Burzio assunse la direzione della “Stampa”. Con la proclamazione della resa senza condizioni (8 settembre 1943), quando l'Italia rimase “divisa in due” (formula poi usata da Croce) e le regioni centro-settentrionali furono rapidamente occupate dai tedeschi, appreso di essere ricercato Einaudi riparò in Svizzera. Vi pubblicò, tra l’altro, I problemi economici della Federazione europea. Sulla fine dell'anno seguente fu chiamato a Roma dagli Alleati e dal governo presieduto da Ivanoe Bonomi, che  il 4 gennaio 1945, d'intesa con il ministro del Tesoro Marcello Soleri, lo nominò governatore della Banca d'Italia in successione a Vincenzo Azzolini, arrestato per presunta collusione con gli occupanti germanici in danno della Banca stessa. Quale direttore generale volle a fianco Donato Menichella, che non conosceva di persona ma la cui formidabile competenza sulle relazioni tra banca e industria molto apprezzava. Lo attese un compito immane. Aveva pubblicato Lineamenti di una politica economica liberale. Il governo era sotto tutela della Commissione Alleata di Controllo. L'amministrazione era a sua vola subordinata ai governatori militari. L'Italia meridionale era inondata dalle Am-Lire. La moneta circolante era quasi venti volte superiore a quella d'anteguerra. L'inflazione galoppava. Il prodotto interno in molte regioni era dimezzato. In tante plaghe la popolazione era alla fame. I sei partiti presenti nel Comitato Centrale di Liberazione Nazionale (in quello dell'Alta Italia mancava la Democrazia del lavoro) e al governo erano divisi, nell'immediato e nelle prospettive ultime. Il capo del governo, Pietro Badoglio, aveva sciolto la Camera; l'alto commissario per l'epurazione aveva privato quasi tutti i senatori del rango e dei diritti politici e civili. Il governatore dovette quindi valersi di cariche e poteri ulteriori a sostegno dalla propria opera. Fu nominato membro della Consulta Nazionale che preparò la Costituente ed eletto per il partito liberale all’Assemblea Costituente (2-3 giugno 1946). Tornato dal “viaggio di istruzione” negli Stati Uniti d'America (1947), il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi lo volle vicepresidente e ministro del Bilancio. Con apposito decreto fu confermato governatore della Banca d'Italia e poté tessere la tela quotidiana della Ricostruzione.
Consapevole delle drammatiche difficoltà nelle quali versava il Paese, anziché vagheggiare progetti tanto vasti quanto irrealistici puntò a interventi “a pezzi e bocconi”, come narrato dal suo fido segretario particolare, Antonio d'Aroma. Doveva ristrutturare un edificio occupato da persone che non potevano esserne allontanate, la “romana burocrazia nostra sovrana”. Per attuare il risanamento monetario a suo avviso non esistevano “mezzi taumaturgici”. Dopo il prestito nazionale promosso da Marcello Soleri, che gli dedicò gli ultimi febbricitanti mesi di vita con patriottismo esemplare, Einaudi lasciò che il tempo facesse tramontare propositi inattuabili, quali il “cambio della lira” che avrebbe provocato la fuga dei pochi capitali disponibili e scoraggiato investimenti dall'estero. Come da lui previsto, in un paio d' anni le speculazioni si esaurirono e l'inflazione si ridusse a indici accettabili con la ripresa, favorita dai giganteschi prestiti senza oneri concessi dagli USA nell'ambito del Piano Marshall. Capita una volta ogni 60 anni..., ma occorre chi sappia investirli.
Contrario a imposte straordinarie, contrarissimo a tasse patrimoniali che avrebbero colpito media e piccola proprietà (se ne era occupato nel magistrale saggio del 1920 su Il problema delle abitazioni), Einaudi mirò alla riesumazione della classe media, della scuola (pubblica o privata, purché seria, formativa, rigorosa: oggi purtroppo corre su banchi a rotelle verso l'abisso), di quanti servivano lo Stato con dedizione alimentata dal ricordo delle sofferenze vissute nelle due guerre e a prezzo di tante vite. Monarchico libero da feticismi, poté presto salutare il plebiscito del “quarto partito”: i risparmiatori, spina dorsale della Nuova Italia. Nella sua immane opera ebbe collaboratori il biellese Giuseppe Pella, futuro presidente del Consiglio, e l'insigne economista Gustavo Del Vecchio.
Alla Costituente pronunciò discorsi appassionati e taglienti. Componente della Commissione dei Settantacinque che redasse la bozza della Carta, ottenne l'approvazione dell'articolo 81, che recita: “Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”.Nominato membro di diritto del Senato della Repubblica (22 aprile), all'indomani delle elezioni, prese parte all'inaugurazione della prima legislatura, chiamata a eleggere il Capo dello Stato.

Attualità di un antico Capo dello Stato
Alle 6 del mattino del’11 maggio 1948 Giulio Andreotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, andò a informarlo che De Gasperi lo avrebbe fatto votare presidente della Repubblica per superare lo stallo sul nome di Carlo Sforza, per tre volte sostenuto senza successo. Il settantaquattrenne statista non gli ricordò di aver votato monarchia; lo aveva fatto anche Andreotti. Osservò invece che, claudicante e minuto qual era, avrebbe dovuto sfilare dinnanzi ai corazzieri. Fu eletto e nessuno trovò alcunché da obiettare. I corazzieri non avevano dimenticato Vittorio Emanuele III.
Capo dello Stato, Einaudi lasciò memoria del suo operoso settennato in Lo scrittoio del Presidente e in Prediche inutili. Continuò a studiare, a pubblicare e a promuovere ricerche per unire gli italiani, come poi fece negli anni seguenti, restituito alla cattedra universitaria ad vitam con speciale decreto.  Improntò l'esercizio del suo ruolo alla discrezione, al rigore, alla continuità. Lo si vide con l'istituzione del Segretariato Generale, nel solco del Ministero della Real Casa. Nulla di enfatico, tutto volto al pratico, con la misura dell’austerità. All'inizio del 1945 aveva tracciato le linee del nuovo liberalismo: “quando siano soppressi i guadagni privilegianti derivanti da monopolio, e siano serbati e onorati i redditi ottenuti in libera concorrenza con la gente nuova, e la gente nuova sia tratta anche dalle file degli operai e dei contadini, oltre che dal medio ceto; quando il medio ceto comprenda la più parte degli uomini viventi, noi non avremo una società di uguali, no, che sarebbe una società di morti, ma avremo una società di uomini liberi”.
Qual è l'eredità di Einaudi? Quando sentiva (talora anche da persone “di casa”) vagheggiare di ideologie “sovietiche” neppure rispondeva: batteva il bastone per terra per dire che era impossibile dialogare. Anch'egli coltivò propositi mai attuati, a cominciare dall'abolizione del valore legale dei titoli di studio (più che mai urgente, visto il degrado del sistema scolastico) e dalla confutazione del  mito dello “stato sovrano”: pagine, queste, pubblicate nella Piccola antologia federalista, con scritti di Jean Monnet, Denis de Rougemont e altri.
Cultore profondo del “senso dello stato” che, spiegò Benedetto Croce, ministro dell’Istruzione con Giolitti, non è solo “liberismo”, è “liberalismo”, Einaudi ne indicò i fondamenti nella tradizione civile sorta dalla cultura classica e dall'illuminismo, alla cui riscoperta critica si dedicarono egli stesso, bibliofilo appassionato, e Franco Venturi. Da presidente dell’associazione dei piemontesi a Roma, promossa nel 1944 da Renzo Gandolfo, nel 1961 presentò i due poderosi volumi Storia del Piemonte (ed. Casanova).
Quali pionieri e numi tutelari del federalismo europeo vengono solitamente citati Altiero Spinelli, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman, autore del piano che dette vita alla Comunità europea del carbone dell'acciaio. Tra i profeti e artefici della Nuova Europa va però posto e ricordato in primo luogo proprio Luigi Einaudi, capace di conciliare concretezza e profezia, sulla base irrinunciabile dello studio della storia, della scienza della finanze e dell'economia politica, senza la quale la politica economica è vaniloquio.

Aldo A. Mola

Nell'immagine: Luigi Einaudi (1874-1961). Da Il Paramento italiano, vol.  XV, Milano, Nuova Cei.


E' MORTO MONS. MEO BESSONE
CONCORSE ALLA TRASLAZONE DELLE REALI SALME NEL SANTUARIO DI VICOFORTE
 

E' MORTO MONS. MEO BESSONE CONCORSE ALLA TRASLAZONE DELLE REALI SALME REALI NEL SANTUARIO DI VICOFORTE   La mattina di Natale è morto Monsignor Bartolomeo Bessone (Combe di Chiusa Pesio, 1948-Mondovì, 2020). Ordinato sacerdote nel 1972, già Rettore del Collegio e del Seminario vescovile, nel 2000 fu nominato vicario generale della diocesi monregalese dal Vescovo mons. Luciano Pacomio, insigne teologo, biblista e storico del catechismo. Colto e di apprezzata sensibilità spirituale e umana, Rettore del Santuario-Basilica di Vicoforte dal 2002 al dicembre 2018, Mons. Bessone ebbe ruolo eminente nella sua valorizzazione quale monumento di fede e di arte.
Nel 2013 “don Meo” (come era comunemente appellato) concorse alla decisione del Vescovo Pacomio di accogliere nel Santuario di Vicoforte (sorto quale Mausoleo della Casa per iniziativa di Carlo Emanuele I di Savoia, duca dal 1580 al 1630) le spoglie di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena, su istanza della Principessa Maria Gabriella di Savoia e del presidente della Consulta dei Senatori del Regno.
La traslazione delle Salme ebbe luogo il 15-17 dicembre 2017 in forma strettamente privata, a conclusione di lunghe  e complesse procedure. Esse furono accolte da Mons. Bessone e dal Sindaco Valter Roattino, presenti il delegato della Casa di Savoia, conte Federico Radicati di Pregliasco, e uno studioso. La Salma del Re, debitamente composta, ebbe gli onori militari quale ex Capo dello Stato e Capo delle Forze Armate, morto all'estero il 28 dicembre 1947 nella pienezza dei suoi diritti. Presenziò il prefetto vicario di Cuneo, dottoressa Maria Antonietta Bambagiotti. Delle due inumazioni venne redatto Verbale.
Come il suo successore, don Francesco Darò, Mons. Bessone officiò ripetutamente la Memoria dei Reali, che riposano nella Cappella di San Bernardo del Santuario-Basilica di Vicoforte.

A. A. M.


MARZIA TARUFFI 
VINCE IL PREMIO ACQUI STORIA CON UN ROMANZO INEDITO 

Marzia Taruffi presenta i Grandi Maestri della Massoneria italiana, Stefano Bisi e Antonio Binni, a un Martedì Letterario del Casinò di Sanremo.   Mentre Piemonte meridionale e Liguria faticano sempre più a comunicare, il Premio Acqui Storia Edito/Inedito conferma il legame culturale con il Ponente Ligure.  
 
Acqui Terme,  21 novembre 2020 -  Solenne premiazione in videoconferenza dei vincitori del Premio Acqui Edito ed Inedito. Nato da suggerimenti delle Giurie dell'Acqui Storia e coordinato dall'Assessore alla Cultura, avv. Alessandra Terzolo,, alla seconda edizione il Premio ha registrato un'ampia partecipazione da ogni regione. Presentati da Danilo Poggio e introdotti da componenti delle Giurie i vincitori hanno illustrato le loro opere. Si sono susseguiti Vittorio Giardino per la sezione Graphic Novel con “Jonas Fink. Una vita sospesa” (Rizzoli Lizard), Rocco Lentini per il saggio storico inedito  su “Intellettuali e fascismo. Il “caso”Calabria), Fabrizio Nocera con la tesi di laurea su “Le bande partigiane lungo la linea Gustav” e Manuela Agnelli con il romanzo storico “Con  i sassi in mano”. Menzioni onorevoli sono state assegnate a Bruna Viazzi  (Luna di Zucchero) e a  Irene Fabiani (La vicenda di Osvaldo Fabiani).
    Per l'affollata sezione Romanzo Familiare è prevalsa Marzia Taruffi, direttrice dell'Ufficio Cultura del Casinò di Sanremo e animatrice dei prestigiosi  Martedì Letterari, con il romanzo inedito “Il Podestà ed Esterina”.
    La motivazione del Premio conferitole recita: “Dal baule della grande storia, consegnata a opere quali Una cento mille Casinò di Sanremo e Agosti- De Santis dall'azzardo alla Cultura del gioco, Marzia Taruffi estrae lo scrigno del suo nuovo romanzo. Due sogni vi si intrecciano a distanza di un secolo: quello di Pietro (Agosti) e di Esterina/suor Vittorina e di Roberto/pronipote e architetto come Pietro, rientrato a Sanremo dall'Argentina per far risorgere il Teatro Principe Amedeo in una visione capace di unire rigore filologico e prospettiva futuristica, e Amelia, giornalista talentuosa, pronta ad aprire le braccia all'affetto ma decisa a proseguire nel proprio cammino professionale e intellettuale: la sua libertà. 
   Le due storie si intersecano in un sapiente gioco di specchi, con lo scavo di sentimenti sublimi, spasmodici e infine vittoriosi perché la vocazione prevale sull' attrazione, l'Eterno sull'Immanente.  Implacabile, vince il Destino. L'unione è lontananza. La vita diviene scelta di morte. 
   Il suicidio corporale, filo conduttore della narrazione, è tutt'uno con il contrasto tra la bellezza struggente dei luoghi e della vita sociale incardinata sul culto della mondanità  (musica, danza, colori, profumi di fiori, ...) e la brutalità della lotta politico-amministrativa. Esso insegna l'impossibilità di sfuggire al Fato. 
   Nel romanzo (che sa molto di storia vera), l 'Architettura, Arte Reale volta a coniugare Natura e Pensiero, volizione umana e Forze incontrollabili (il fantasma di Bussana, l'eremo della “Visitazione”...), fonde insieme progetti, “materiali” e parole, raccolti nel laboratorio alchemico che Marzia Taruffi, responsabile dell'Ufficio Stampa e Cultura del Casinò di San Remo e regista di innumerevoli eventi di qualità, domina con piena padronanza. Il racconto unisce robusta trama narrativa e proprietà linguistica, sempre garbata, già sperimentata in D'indaco era il mare (2019)”
  Il nuovo romanzo di Marzia Taruffi viene pubblicato nelle edizioni De Ferrari (Genova) che collaborano alla realizzazione del Premio con le Impressioni Grafiche di Acqui Terme.

  Aldo A. Mola

FOTO: Marzia Taruffi presenta i Grandi Maestri della Massoneria italiana, Stefano Bisi e Antonio Binni, a un Martedì Letterario del Casinò di Sanremo.


MEMORIA DELL'EDITORE ANGELO MANUALI


  Angelo MANUALI Si è spento ieri a Foggia l'Editore Angelo Manuali. Nato a Cagli (Pesaro) il 12 ottobre 1935, ufficiale dei Bersaglieri, laureato in giurisprudenza a Napoli e abilitato all'insegnamento di materie giuridiche abbinò la pratica forense all'insegnamento dal 1960 al 1979, quando trasformò la Casa Editrice Ugo Bastogi di Livorno (una cui collana dirigeva) in Bastogi Editrice Italiana con sede a Foggia ove viveva da 1953.

    Poeta, romanziere e autore di saggi sull'esoterismo (disciplina coltivata di persona), con il suo marchio editoriale Angelo Manuali pubblicò migliaia di volumi di letteratura, storia, filosofia e di “varia”. Di ampio successo le sue collane di e sulla Massoneria. Accompagnò l'edizione di classici (come la Storia dell'affermazione del cristianesimo di Voltaire, che per primo tradusse in Italia) a opere di esordienti.

     A continuazione, sua Figlia Roberta, sempre assistita dal consiglio paterno, da un decennio ha fondato la BastogiLibri con sede a Roma, dal catalogo qualificato, vasto e affermato.

     Tra le ultime opere di Angelo Manuali spicca  il Dizionario degli autori italiani contemporanei con biobibliografia e note critiche, da lui curato con Lia Bronzi Donati (2019): un repertorio da aggiornare con il suo profilo di “uomo libero”, promotore tenace e illuminato di alta cultura.

TSG, 9 nov. 2020                                                                                                   Aldo A. Mola
 


TENUTOSI A VICOFORTE IL CONVEGNO:
VITTORIO EMANUELE III – GLI ANNI DELLE TEMPESTE


VAI ALLA PAGINA DEDICATA CON FOTO, MESSAGGI REALI E INTERVENTI DEI RELATORI

ANTONIO ZERRILLO
IL MARESCIALLO GIOVANNI MESSE E LA RISCOSSA DEL REGIO ESERCITO ITALIANO


ALDO G. RICCI
L'INFUENZA DELLA RSI SULLA LEGISLAZIONE DEL  DOPOGUERRA

abato 10 ottobre 2020 si è svolto il terzo Convegno di studi su “Il lungo regno di Vittorio Emanuele III- Gli anni delle tempeste, 1938-1946”, organizzato dalla Associazione di studi storici Giovanni Giolitti (ASSGG)   Nella splendida cornice del Santuario-Basilica di Vicoforte (CN) sabato 10 ottobre 2020 si è svolto il terzo Convegno di studi su “Il lungo regno di Vittorio Emanuele III- Gli anni delle tempeste, 1938-1946”, organizzato dalla Associazione di studi storici Giovanni Giolitti (ASSGG), con il concorso del Gruppo Croce Bianca e dell'Associazione di Studi sul Saluzzese, con l'egida della Consulta dei Senatori del Regno e di concerto con il Comando Militare Esercito Piemonte (presente il suo Comandante, Colonnello Andrea Mulciri), l'Associazione Nazionale ex Allievi della Nunziatella, l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il Centro Studi Piemontesi e il Premio Acqui Storia.
    Aperti dal presidente della ASSGG, cav. Alessandro Mella, i lavori (ospitati nel teatro della Casa Regina Montis Regalis) sono iniziati con la lettura dei beneauspicanti Messaggi di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e Capo della Real Casa, letto dal segretario della Consulta, Gianni Stefano Cuttica, e di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, indirizzato al presidente di sessione, Giuseppe Catenacci, presidente della Associazione Nazionale ex Allievi della Nunziatella.
    Come da programma i lavori sono proseguiti la mattina con le relazioni dei professori Tito Lucrezio Rizzo (già Consigliere della Presidenza della Repubblica), GianPaolo Ferraioli (Un. della  Campania “L. Vanvitelli”), Gianpaolo Romanato (Un. Padova), Luca G. Manenti (Un. Trieste); e il pomeriggio con quelle di colonnello Carlo Cadorna, del prof. Aldo G. Ricci (Consultore e già sovrintendente dell'Archivio Centrale dello Stato), del generale Antonio Zerrillo, del filmografo Giorgio Sangiorgi, Consultore, e del prof. Aldo A. Mola, presidente della Consulta e coordinatore del convegno.
     Il prof. Gianni Rabbia, Consultore, e Alessandro Mella hanno presentato il volume “Il lungo regno di Vittorio Emanuele III – Parte I- Dall'età giolittiana al consenso per il regime, 1900-1937” (ed. BastogiLibri, pp.440) che raccoglie gli Atti dei convegni organizzati dalla ASSGG nel 2017-2019.
     Infine il vicepresidente del Gruppo Croce Bianca, Carlo Maria Braghero, ha rievocato il conte Alessandro Cremonte Pastorello di Cornour, mecenate e filantropo, Consultore dal 1990 e  vicepresidente anziano della Consulta dal 2003; la mazziniana prof. Cristina Vernizzi ha ripercorso l'opera di Romano Ugolini, già presidente dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano e Premio Acqui Storia alla carriera (2019).
     Nell'intervallo il Gruppo Croce Bianca e l'Associazione Italiani Monarchici, presieduta da Carlo G. Sangiorgi, presidente onorario Stefano Terenghi, hanno recato corone di alloro alle Reali Tombe di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena nella Cappella di San Bernardo del Santuario-Basilica, loro riservata dal vescovo di Mondovì, mons. Luciano Pacomio, che accolse l'istanza di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia e del presidente della Consulta (22 aprile 2013), come ricordato da Aldo A. Mola.
  Ai lavori ha assistito un pubblico folto e partecipe. Dalle relazioni, che saranno pubblicate all'inizio del 2021 (alcune vengono anticipate nel sito della ASSGG: giovannigiolitticavour.it), è emerso che, all'opposto di quanto sostengono molte “narrazioni”, anche negli anni più difficili, quelli della tracotanza estremista e dell'isolamento del sovrano, l'Italia non fu mai “diarchia”. Rimase monarchia. Il Re lo mostrò il 25 luglio 1943 quando, egli solo, decise la svolta che avviò dalle rovine alla ricostruzione. Vittorio Emanuele III – è stato sottolineato - il 9 maggio 1946 partì dall'Italia per l'estero cittadino di pieno diritto e tale rientrò in Patria il 17 dicembre 2017, con gli onori di Capo di Stato.
 


RADIO RADICALE:
INTERVISTA AD ALDO A. MOLA SU ENRICO DE NICOLA

DeNicolaMola


ACQUI STORIA: PREMI PER EDITI E INEDITI

Premio Acqui Storia     Il prossimo 15 settembre 2020 scade il termine per la presentazione delle opere concorrenti al Premio Acqui Terme “Edito e Inedito”, gemmato nel 2018 dal prestigioso Acqui Storia su iniziativa dell'Assessore alla Cultura, avv. Alessandra Terzolo, anche per coinvolgere le Scuole. 
   Il Premio per le opere Edite è riservato a Graphic Novel, un “genere” oggi diffusissimo, dalla narrativa alle fiabe e alla storia stessa, in cerca di linguaggi nuovi per raggiungere i lettori dove e quali sono, ormai adusi all' “immagine” più che alla parola, massime a quella arcaica (o vetusta, come ha detto qualcuno). 
   La sezione delle Opere Inedite è ripartita in tre settori. In primo luogo “romanzi familiari”, racconti lunghi o raccolta di racconti incardinati sulle vicissitudini di una “stirpe”, sequenza di generazioni, con riferimento a tradizioni, radici territoriali e “identità” quale alimento delle civiltà susseguitesi nei secoli. Nel secondo settore concorrono tesi di laurea magistrale (quinquennale) e saggi storici veri e propri su argomenti di storia dal Settecento a oggi. Infine, il terzo settore è riservato a romanzi e racconti di eventi storici basati su ricerche archivistiche e documenti di famiglia, scritti però con stile narrativo anziché saggistico. 
    A questa sezione possono partecipare lavori di almeno cento cartelle editoriali, mai pubblicati, né a stampa (con codice ISBN), né in formato elettronico, su piattaforme digitali private o per conto terzi. 
   Le opere concorrenti vanno inviate all'Assessorato alla Cultura del Comune di Acqui Terme (Piazza Levi 12, 15011 Acqui Terne, AL) in tre copie cartacee e una su supporto informatico, accompagnate da un profilo dell'autore. 
   I premi consistono in una Targa per la sezione Graphic Novel e nella pubblicazione dell'opera vincitrice a cura e a spese di due editori, De Ferrari (Genova) per la Narrativa e il saggio storico (o tesi di laurea); e Impressioni Grafiche per il romanzo storico, nelle sue varie declinazioni.
   Le Giurie comprendono specialisti di fama per entrambe le sezioni, tra i quali Vito Gallotta, Paolo Lingua, Emanuele Mastrangelo, Vittorio Rapetti, autore di importanti e apprezzate opera sulla storia dell'Alessandrino, e il conduttore televisivo e saggista Roberto Giacobbo.

A.A.M.


ATTUALITA' DI GIOLITTI
NO ALLA “FINANZA ALLEGRA”

Il Re Vittorio Emanuele III e Giovanni Giolitti     Nell'anniversario della morte di Giolitti (17 luglio 1928), mentre il debito pubblico dello Stato d'Italia supera i 2.500 miliardi di euro e si avvia a ulteriori traguardi negativi, la ASSGG ricorda la lezione di Quintino Sella, Marco Minghetti e di Giovanni Giolitti: l'obbligo inderogabile della copertura finanziaria a fronte di ogni spesa deliberata dai pubblici poteri.

     La “finanza allegra” da decenni imperversante e ora giunta a dimensioni più che allarmanti è destinata a gravare sulle generazioni venture.

     Non può sorprendere, pertanto, il clima generale di sfiducia nel futuro, evidenziato anche dal decremento demografico dell'Italia.

Cavour, 17 luglio 2020

Aldo A. Mola
Alessandro  Mella


MEMORIA DI ROMANO UGOLINI

 

Professor Romano Ugolini, già Presidente dell'Istituto per la Storia del Risorgimento ItalianoHo il triste compito di comunicare che è morto il carissimo Professor Romano Ugolini, già Presidente dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.

  L'Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti ha avuto il privilegio di averlo relatore nel convegno di Vicoforte al Convegno sul lungo regno di Vittorio Emanuele III.   

  Lo ricordiamo con la motivazione del Premio Acqui Storia alla Carriera, conferitogli nel 2019.
                             
  “Assistente dal 1969 e docente ordinario dal 1980 nelle Università di Palermo e di Perugia, da Segretario generale, Presidente dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e direttore della “Rassegna del Risorgimento” nel solco dei suoi Maestri Carlo Maria Ghisalberti ed Emilia Morelli, il professor Romano Ugolini ha tenuto alti e vivi gli studi del Risorgimento e dello Stato unitario, sia con sue opere innovative, frutto sempre di accurate esplorazioni archivistiche, sia con la promozione di Comitati dell'Istituto in Francia, Belgio, Germania, Spagna, nelle Americhe e in Giappone, concorrendo alla miglior conoscenza della storia d'Italia nella comunità scientifica internazionale, 
    Presidente della Commissione per l'edizione Nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, generosamente largo di suggerimenti a studiosi italiani e stranieri, coordinatore dei Congressi dell'ISRI e curatore dei loro Atti, Romano Ugolini ha approfondito le figure di Giuseppe Mazzini, di Ernesto Nathan e di altri insigni italiani di formazione europea, ascesi a paradigma di ideali universali”.

   La ASSGG si unisce al lutto della Consorte, Professoressa Donatella, e della Famiglia. Lo ricorderà nella presentazione degli Atti del Convegno.

   I funerali hanno luogo in Roma alle h.10 di giovedì 25 p.v. nella chiesa di San Lorenzo fuori le Mura (Verano). 

TSG, 23 GIUGNO 2020

Aldo A. Mola


nella fotografia, Romano Ugolini, il Presiedente della ASSGG, cav. Alessandro Mella, il prof. Aldo G. Ricci nella Sala Beata Paola (Regina Montis Regalis, Vicoforte, 28-29 settembre 2018). 


CENT'ANNI ORSONO IL V E ULTIMO GOVERNO GIOLITTI
 

CENT'ANNI ORSONO IL V E ULTIMO GOVERNO GIOLITTI   Il centenario della nascita del V governo presieduto da Giovanni Giolitti (16 giugno 1920-14 luglio 1921) è passato nel silenzio generale, anche da parte della Provincia di Cuneo, il cui Consiglio lo Statista presiedette per vent'anni (1905-1925).
   Nel corso del suo ultimo governo Giolitti mirò a risanare la finanza pubblica con la riduzione dello spaventoso debito pubblico (da 13 a oltre 90 miliardi) generato dello sconsiderato intervento in guerra; rivalutare la moneta; eliminare gli sprechi, anche con la riduzione di “uffici” inutili; stanare la speculazione finanziaria e l'evasione fiscale imponendo la nominatività dei titoli azionari. Puntò infine a restaurare la serietà della Scuola con Benedetto Croce alla Pubblica istruzione e a trasferire dalla Corona al Parlamento il potere di dichiarare guerra. 
   Purtroppo la Camera, eletta con il riparto dei seggi in proporzione ai voti ottenuti dai partiti, era frantumata in undici gruppi spesso litigiosi e inconcludenti.
   L'eroico sforzo del sommo Statista italiano si esaurì in un anno.
  Al governo Giolitti chiamò i cuneesi Camillo Peano, ministro dei Lavori pubblici; Marco di Saluzzo, sottosegretario agli Esteri; Giovanni Battista Bertone (cattolico), sottosegretario al Tesoro, e Marcello Soleri, incaricato di abolire il prezzo politico del pane, disastroso per l'erario.
   Giolitti fu l'ultimo cuneese asceso alla guida del Governo:cent'anni orsono. Merita memoria. 

19 giugno 2020

Aldo A. Mola


SANDRO CREMONTE PASTORELLO
“PIEMONT FA GRADO”
 


Il conte Alessandro Cremonte Pastorello e la consorte Anna al 25° del Gruppo Croce Bianca (Palazzo Carignano).     Viso marmoreo, un battito impercettibile delle palpebre reclinate, avvolto nel manto del Sovrano Militare Ordine di Malta, il conte Alessandro Cremonte Pastorello di Cornour si è congedato dagli amici. Dalla dimora austera alla volta della Chiesa della Crocetta nella sua Torino, lo accompagnano la Contessa Anna, sposata nel 1960, la figlia  Mariella, il figlio Goffredo, con le consorti, i nipoti, i picchetti dei Cittadini dell'Ordine, di Corpi e gli Armigeri fedelissimi.
In 85 anni (nato a Torino il 30 luglio 1937, si è spento in Casa il 7 scorso) Sandro ha vissuto tre vite in una. Anzitutto la Famiglia-Azienda. La sua è la quinta generazione dei Cremonte al comando dei Cittadini dell'Ordine, il più antico Corpo di sicurezza privata d'Europa. La sua bandiera fu decorata di Medaglia d'Argento al valore civile nel 1870. Tra gli antenati, Sandro contò molti combattenti nelle guerre per l'indipendenza. Suo padre, Giuseppe (1909-1974), nella seconda guerra mondiale combatté sui fronti Greco-albanese e Croato-montenegrino.
Nella prestigiosa carriera professionale identificata naturaliter con la Famiglia Sandro resse cariche nazionali e internazionali sino al Direttivo mondiale della Lega internazionale delle Società di Sorveglianza.

Concepita la vita come “missione” all'insegna del motto Legge e Ordine (che non è reazionario ma sanamente istituzionale), Cremonte Pastorello ha attestato fedeltà alla Monarchia costituzionale di Casa Savoia nella quale crebbero i suoi avi e si riconobbe. Già membro della giunta dell'Unione Monarchica Italiana, fondatore del Movimento Monarchico Italiano (vi ebbe sodali il conte Carlo Galimberti e il barone Roberto Ventura, genero di Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon), fu cooptato nella Consulta dei Senatori del Regno, voluta nel 1955 da  Re Umberto II affinché non andasse dispersa l'opera morale del Regio Senato. Vicepresidente Anziano del sodalizio, che riconosce in Amedeo di Savoia, duca di Savoia e di Aosta, l'erede alla Corona d'Italia, Sandro Cremonte ha promosso un ventaglio straordinario di “presìdi” culturali, quali “Le Armi del Re”, il Premio “L'Arcangelo”, dedicato a San Michele, protettore della Sicurezza, e il Gruppo Croce Bianca (con sede a Torino, via Barbaroux 43). Ne festeggiò i 25 anni a Palazzo Carignano con i suoi stretti collaboratori, Carlo Braghero e Guido Ornato.
Visse infine una terza vita, all'insegna della filantropia che opera nella discrezione. E' condivisione di sofferenza e lenimento. Nell'ambito della beneficenza dell'Ordine melitense, con la contessa Anna e i figli, Sandro costituì il Gruppo Missionario “La Speranza di Sant'Anna”,  impegnato in Madagascar.
La Principessa Maria Gabriella di Savoia e il principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e di Aosta, memori di quanto Sandro fosse caro a Umberto II, si uniscono nel ricordo di un grande italiano ed europeo che soleva ripetere “Piemont fa grado”.

Aldo A. Mola


Foto: il conte Alessandro Cremonte Pastorello e la consorte Anna al 25° del Gruppo Croce Bianca (Palazzo Carignano), con Aldo Mola.


ALESSADRO CREMONTE PASTORELLO
MECENATE DELLA TRADIZIONE SABAUDA

 

  E' morto il conte Alessandro Cremonte Pastorello, VicePresidente Anziano della Consulta dei Senatori del Regno, Presidente del Gruppo Croce Bianca, cultore raffinato e promotore munifico di studi storici, filantropo.   E' morto il conte Alessandro Cremonte Pastorello, VicePresidente Anziano della Consulta dei Senatori del Regno, Presidente del Gruppo Croce Bianca, cultore raffinato e promotore munifico di studi storici, filantropo. 

    Il conte Cremonte Pastorello fece 

“come quei che va di notte
che porta il lume dietro e sé non giova,
ma dopo sé fa le persone dotte”.

    Come il Virgilio di Dante, auspicò il ritorno in Italia della Giustizia e del “primo tempo umano”: la monarchia costituzionale.

    Ne ricorderemo la Figura e l'Opera.

7 giugno 2020 

Aldo A. Mola

Nella fotografia: Il 12 giugno 2019 il conte Cremonte Pastorello chiude il convegno di studi nel 25° del Gruppo Croce Bianca a Palazzo Carignano (Torino), organizzato l'adesione della ASSGG. Alla sua sinistra il prof. Avv. Tito Lucrezio Rizzo, già Consigliere Caposervizio del Quirinale. 


Da "Il Giornale del Piemonte e della Liguria" del 26.05.2020
Da "Il Giornale del Piemonte e della Liguria" del 26.05.2020
 


RADIO RADICALE INTERVISTA ALDO A. MOLA

   16 maggio 1925: Mussolini sconfitto da Gramsci a Montecitorio: intervista ad Aldo A. Mola
 


L'ANZIANITÀ FA GRADO
DA GIOLITTI A MATTARELLA E CASELLATI  

Giovanni Giolitti in carrozzaCent'anni fa per salvare l'Italia dalla catastrofe postbellica Vittorio Emanuele III nominò presidente del Consiglio, per la quinta volta, Giovanni Giolitti. Lo Statista (1842-1928) aveva settantotto anni. Affrontò vittoriosamente le prove più dure. In pochi mesi abolì il “prezzo politico del pane”, risanò la finanza pubblica, affrontò senza traumi l'occupazione delle fabbriche, chiuse l'avventurismo dannunziano a Fiume, soffocò la guerra civile strisciante fra opposti estremisti.
Tra le misure allo studio per consentire il ritorno alla “normalità” dopo la fase acuta della pandemia del covid-19, qualcuno sta pensando d’imporre agli “anziani”, col pretesto di “tutelarli”, un ulteriore “isolamento” per chissà quante settimane o mesi. Sarebbe un’inaccettabile violazione dei diritti costituzionali dei cittadini, che non possono essere discriminati in ragione dell’età, la quale serve unicamente a distinguerli tra minorenni e maggiorenni.
Anziani o meno, gli Italiani hanno diritto di opporsi a ogni vessazione dei loro diritti non negoziabili e a ogni limitazione delle libertà fondamentali riconosciute dalla Carta.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha quasi 79 anni. La Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ne assume le funzioni “in ogni caso in cui” il Capo dello Stato “non possa adempierle”, ne ha 73. Pur essendo entrambi “anziani” secondo i parametri usuali, essi non sono né impediti né “incapaci”.
Sarebbe lungo l'elenco dei Capi dello Stato eletti in età avanzata: De Nicola, Einaudi, Gronchi, Saragat... sino a Pertini, Napolitano e, appunto, Mattarella.
Quindi? Con quali criteri e per quali “diritti” si mira a conculcare la libertà degli “anziani”?
Esperti della vita, essi sanno tutelarsi da sé.
Come dicono i saggi, “l'anzianità fa grado”.
Aldo A. Mola

FRONTEGGIARE EPIDEMIE SENZA LEDERE LE LIBERTÀ
LA LEZIONE DI GIOVANNI GIOLITTI
  
Parlamento vuotoLa decretazione d'urgenza volta a fronteggiare l'“insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”, seguita alla dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei ministri il 31 gennaio 2020, e la successiva proliferazione di provvedimenti governativi, regionali e comunali suscitano sconcerto e perplessità, sia per la forma, sia per i contenuti, sia per le ripercussioni sulla vita quotidiana dei cittadini, specialmente per la loro libertà di circolazione, garantita dall'art. 16 della Costituzione.
Lo studio della storia comporta il raffronto tra il presente e le esperienze pregresse.
Perciò l’Associazione di studi storici Giovanni Giolitti (Cavour) invita alla lettura dell'opera “Giovanni Giolitti al Governo, in Parlamento, nel Carteggio” (ed. Bastogi, voll. 5), con particolare attenzione per le Relazioni di accompagnamento delle leggi varate dai governi “giolittiani” in materia sanitaria, e propone, per raffronto, una scheda sintetica delle principali disposizioni governative, curata dall'avv. Attilio Mola, e osservazioni sulla loro forma, scritte dal prof. avv. Tito Lucrezio Rizzo, entrambi soci fondatori della Associazione.
Alessandro Mella, Presidente ASSGG
 
Tito Lucrezio Rizzo (*)
 Il coronavirus tra emergenza sanitaria e burocratichesca
 
(“Diritti e integrazione. Speciale”, 3 aprile 2020)

La chiarezza delle leggi è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per una più intensa sintonia fra il le Istituzioni ed i cittadini destinatari delle leggi medesime.
Durante i lavori all’Assemblea costituente Umberto Terracini e Piero Calamandrei sostennero la necessità che la futura Costituzione fosse un esempio di ponderazione nelle espressioni, che dovevano risultare semplici e comprensibili. Le leggi dovrebbero essere, oggi più che mai, poche, chiare, coordinate e concise (Plurimae leges, maxima iniuria), talché innanzi al noto principio che “la legge non ammette ignoranza“, la Corte Costituzionale ha, viceversa, riconosciuto al cittadino il diritto all’ignoranza della legge, tutte le volte che risulti formulata in modo oscuro o contraddittorio.
È generalmente noto che il “burocratichese” era un linguaggio oscuro, in parte perché retaggio di formule curiali ereditate dal passato, ma per lo più perché la sua voluta inaccessibilità iniziatica, ne nascondeva i reconditi significati alle masse, per conferire una maggiore (e sciagurata) autorevolezza ai sacerdoti della ritualità interpretativa.

A partire dal 2002 (direttiva Franco Frattini) la P.A. avrebbe dovuto cessare dall’uso di un linguaggio tecnico/specialistico, lontano dalla lingua parlata dai cittadini, ricorrendo ad una flessibilità della forma, che doveva essere tanto più semplice, quanto meno istruiti erano i destinatari.
La semplificazione di cui si discorre, rendendo ancor più il cittadino protagonista attivo e consapevole della “res publica”, avrebbe consentito di superare quelle limitazioni dovute talora a scarsa cultura, che di fatto potevano discriminarlo nell’esercizio dei diritti e nell’adempimento informato dei suoi doveri.
Oggi, a circa 20 anni da quella inattuata circolare, in un breve arco di tempo sono stati diramati, in seguito a variazioni normative “a pioggia”, vari moduli legati all’emergenza Coronavirus, con modifiche a intermittenza, colpendo già in tal modo il principio della certezza del diritto, presidio di ogni civiltà democratica.
I provvedimenti limitativi della libertà di movimento al di fuori delle mura domestiche, sono stati disciplinati con ordinanze e decreti del Presidente del Consiglio e del Ministro della Salute nel corso del mese di marzo, mentre il contagio avanzava con un crescendo rossiniano, fino al recente Decreto-legge 25 marzo 2010 n. 19, che dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni.
A carico di coloro che non rispettano le misure restrittive (p.es., uscire senza un valido motivo tra quelli sommariamente elencati, come andare in farmacia od a far la spesa), si applicava la contravvenzione penale dell’inosservanza di provvedimenti legalmente dati dall’autorità per ragioni di igiene, punita dall’articolo 650 del codice penale, con l’arresto sino a tre mesi o con l’ammenda sino a 206 euro. Il ricordato Decreto-legge del 25 marzo u.s. ha abrogato le sanzioni penali, sostituendole con quella amministrativa da 400 a 3000 euro, irrogata dal Prefetto. Come se ciò non bastasse, i moduli medesimi sono stati redatti con uno stile cripto–burocratichese, che, se non ci fosse di mezzo la tragedia di una pandemia che sta sconvolgendo il mondo, sarebbe degno di un film di Totò e Peppino. Ma purtroppo qui c’è poco da ridere, a fronte delle sanzioni, anch’esse cangianti e cangiate, previste per i trasgressori, dove riesce difficile capire non solo all’ “uomo della strada”, quale sia il nebuloso spartiacque tra la condotta lecita e quella illecita, ma anche a chi mastichi un po’ di diritto, trattisi di avvocato o di magistrato (la stampa ne ha riferito recentemente, circa garbati confronti interpretativi tra dei tutori dell’ordine ed un giudice che voleva solo fermarsi a pregare in chiesa).
In claris non fit interpretatio recitava il Diritto romano (ciò che è chiaro non ha bisogno di essere “interpretato”, con tutti gli arbitrii che ciò può comportare), ritenuto da sempre ratio scripta (razionalità scritta ) tanto che da tempo viene studiato in 120 università della Cina, dove la sua traduzione attualizzata costituisce il vigente sistema del diritto privato in quello sterminato Paese.
L’Italia “è la culla der diritto…ed er diritto ce s’è cullato così bene, che s’è addormito e nun se sveja più”: così diceva nel lontano 1973 il nostro Maestro di procedura civile Virgilio Andrioli.
Lo sventurato cittadino che viene fermato per il doveroso controllo, deve firmare sotto la propria responsabilità “di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio vigenti alla data odierna ed adottate ai sensi degli artt. 1 e 2 del decreto legge 25 marzo 2020, n.19, concernenti le limitazioni alle possibilità di spostamento delle persone fisiche all’interno di tutto il territorio nazionale; di essere a conoscenza delle ulteriori limitazioni disposte con provvedimenti del Presidente della Regione [……] etc. ; di essere a conoscenza delle sanzioni previste dall’art. 4 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19.
Chi è a conoscenza, prima di firmare, di queste norme? Se tra i lettori-comuni cittadini di questo articolo c’è ne è uno, alzi virtualmente la mano!
 
(*) Docente universitario, avvocato, già Consigliere Capo Servizio della Presidenza della Repubblica.

 

RASSEGNA CRONOLOGICA DELLE PRINCIPALI DISPOSIZIONI GOVERNATIVE SU COVID-19
INCIDENTI SULLA LIBERTA' DI CIRCOLAZIONE (ART. 16 COSTITUZIONE)

a cura di Attilio Mola
- NB: in verde le norme vigenti; in rosso quelle abrogate o non più efficaci -

 

31/01/2020

    Delibera del Consiglio dei ministri (in G.U. n. 26 del 1/2/2020).

Il Governo

    • dichiara per 6 mesi dalla data del provvedimento lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;
    • attribuisce al Capo Dipartimento di Protezione Civile il potere di emettere, in deroga a ogni disposizione vigente e nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico, ordinanze per l'organizzazione e l'effettuazione degli interventi di soccorso e assistenza alla popolazione interessata dall'evento e per il ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche;
    • stanzia per l'attuazione dei primi interventi e nelle more della valutazione dell'effettivo impatto dell'evento €5.000.000,00 a valere sul Fondo per le emergenze nazionali.
23/02/2020 

Decreto-Legge n. 6 (in G.U. n. 45 del 23/2/2020), conv. con mod. in Legge 5 marzo 2020, n. 13 - Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19.

Allo scopo di evitare il diffondersi del COVID-19, nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona le autorità competenti devono adottare ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all'evolversi della situazione epidemiologica (art. 1). Tra queste, a) il divieto di allontanamento dal comune o dall'area interessata da parte di tutti gli individui comunque presenti nel comune o nell’area e b) il divieto di accesso al comune o all'area interessata.

Le autorità competenti possono adottare ulteriori misure di contenimento e gestione dell'emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell'epidemia da COVID-19 anche fuori dei casi di cui all’art. 1 co. 1 (art. 2).

Le misure di contenimento sono adottate con uno o più DPCM (art. 3 co. 1) ovvero, nelle more, nei casi di estrema necessità e urgenza, con ordinanze contingibili e urgenti dal ministro della salute, dai presidenti delle regioni o dai sindaci ai sensi della legge istitutiva del SSN o del T.U. Enti Locali (art. 3. co. 2).

La violazione delle misure di contenimento è punito ai sensi dell’art. 650 c.p. (art. 3 co. 4).

Lo stanziamento previsto dalla delibera del Consiglio dei ministri del 31/1/2020 è incrementato di 20 milioni di euro per l'anno 2020 a valere sul Fondo per le emergenze nazionali (art. 4).
Il DL 6/2020 è stato abrogato dall’art. 5 co. 1 lett. a) del decreto-legge 25 marzo 2020, n 19.

23/02/2020

DPCM - Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (in G.U. n. 45 del 23/2/2020).

Le misure di cui all’art. 1 DL 6/2020 vengono adottate in dieci comuni lombardi e in uno veneto con efficacia fino all’8/3/2020.

25/02/2020

DPCM - Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (in G.U. n. 47 del 25/2/2020).

Adozione di varie misure di cui al DL 6/2020 in ambiti territoriali diversi e con differente durata.

Termine di efficacia delle disposizioni: 1/3/2020.

01/03/2020 

DPCM - Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (in G.U. n. 52 del 1/3/2020).

Adozione di varie misure di cui al DL 6/2020 in ambiti territoriali diversi e con differente durata.

Termine di efficacia delle disposizioni: 8/3/2020.

Dall’entrata in vigore del DPCM (2/3/2020) cessano di produrre effetti i DPCM 23/2/2020 e 25/2/2020 e ogni altra misura anche di carattere contingibile e urgente adottata ex art. 3 co. 2 DL 6/2020.

04/03/2020

DPCM - Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (in G.U. n. 55 del 4/3/2020).

Adozione di varie misure di cui al DL 6/2020 in ambiti territoriali diversi e con differente durata.

Sull’intero territorio nazionale lo sport di base e le attività motorie in genere, svolte all’aperto ovvero all’interno di palestre, piscine e centri sportivi di ogni tipo, sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della raccomandazione di mantenere, nei contatti sociali, una distanza interpersonale di almeno un metro (art. 1 lett. c).

Termine di efficacia delle disposizioni: 3/4/2020.

08/03/2020

DPCM - Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (in G.U. n. 59 del 8/3/2020).

Nella Regione Lombardia e in alcune province di Piemonte, Veneto, Reggio Emilia e Marche sono adottate le seguenti misure:

  • evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza (art. 1 lett. a);
  • ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C) è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante (art. 1 lett. b);
  • divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus (art. 1 lett. c).

Sull’intero territorio nazionale:

  • lo sport di base e le attività motorie in genere, svolti all’aperto ovvero all’interno di palestre, piscine e centri sportivi di ogni tipo, sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro (art. 2 lett. g);
  • è raccomandato ai comuni e agli altri enti territoriali di offrire attività ricreative individuali alternative a quelle collettive interdette dal decreto, che promuovano e favoriscano le attività svolte all’aperto, purché svolte senza creare assembramenti di persone (art. 3 lett. g).

Termine di efficacia delle disposizioni: 3/4/2020. Con DPCM 1/4/2020 detto termine è stato successivamente prorogato fino al 13/4/2020.

09/03/2020

DPCM - Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale (in G.U. n. 62 del 9/3/2020).

Le misure di cui all’art. 1 DPCM 8/3/2020 sono estese all’intero territorio nazionale (art. 1 co. 1).

Lo sport e le attività motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro (art. 1 co. 3 recante modifica dell’art. 1 lett. d DPCM 8/3/2020).

Termine di efficacia delle disposizioni: 3/4/2020. Con DPCM 1/4/2020 detto termine è stato successivamente prorogato fino al 13/4/2020.

11/03/2020

DPCM - Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale (in G.U. n. 64 del 11/3/2020).

Viene disposta la sospensione dell’attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentati e di prima necessità.

Termine di efficacia delle disposizioni: 25/3/2020. Con DPCM 1/4/2020 detto termine è stato successivamente prorogato fino al 13/4/2020.

20/03/2020

Ordinanza del Ministro della Salute - Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale (in G.U. n. 73 del 20/3/2020).

Non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona (art. 1 lett. b).

Nei giorni festivi e prefestivi, nonché in quegli altri che immediatamente precedono o seguono tali giorni, è vietato ogni spostamento verso abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per vacanza (art. 1 lett. d).

Termine di efficacia delle disposizioni: 25/3/2020. Con DPCM 1/4/2020 detto termine è stato successivamente prorogato fino al 13/4/2020.

22/03/2020

Ordinanza del Ministro della Salute (e dell’Interno) - Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale (in G.U. n. 75 del 22/3/2020).

è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.

Termine di efficacia delle disposizioni: entrata in vigore di successivo DPCM.

22/03/2020

DPCM - Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale (in G.U. n. 62 del 9/3/2020).

Sono sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell’allegato. Le attività professionali non sono sospese e possono svolgersi con le raccomandazioni già impartite con DPCM 11/3/2020 (art. 1 co. 1 lett. a).

è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; conseguentemente all’art. 1 co. 1 lett. a) DPCM 8 marzo 2020 le parole «è consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza» sono soppresse (art. 1 co. 1 lett. b).

Termine di efficacia delle disposizioni: 3/4/2020. Le disposizioni del DPCM 11/3/2020 e dell’ord. Min. Salute 20/3/2020 sono prorogate fino a tale data. Con DPCM 1/4/2020 detto termine è stato successivamente prorogato fino al 13/4/2020.

25/03/2020

Decreto-Legge n. 19 - Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 (in G.U. n. 79 del 25/3/2020).

Visto l’art. 16 Cost. che consente limitazioni della libertà di circolazione per ragioni sanitarie e ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di emanare nuove disposizioni per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, si stabilisce la possibilità di adottare, su specifiche parti del territorio nazionale ovvero, occorrendo, sulla totalità di esso, per periodi predeterminati di durata non superiore a trenta giorni fino al 31/7/2020, le misure elencate nell’art. 1 co. 2. Tra queste:

  • limitazione della circolazione delle persone, anche prevedendo limitazioni alla possibilità di allontanarsi dalla propria residenza, domicilio o dimora se non per spostamenti individuali limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze lavorative, da situazioni di necessità o urgenza, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni (art. 1 co. 2 lett. a);
  • limitazioni o divieto di allontanamento e di ingresso in territori comunali, provinciali o regionali, nonché rispetto al territorio nazionale (art. 1 co. 2 lett. c);
  • limitazione o sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni altra forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo, ricreativo e religioso (art. 1 co. 2 lett. g);
  • limitazione o sospensione delle attività ludiche, ricreative, sportive e motorie svolte all’aperto o in luoghi aperti al pubblico (art. 1 co. 2 lett. n).

Le misure di cui all'art. 1 sono adottate con DPCM, sentiti i presidenti delle regioni interessate ovvero il presidente della conferenza delle regioni, ove riguardino l'intero territorio nazionale (art. 2 co. 1).

Nelle more dell’adozione dei DPCM e con efficacia limitata fino a tale momento le misure di cui all’art. 1 possono essere adottate:

  • dal Ministro della salute con ordinanza contingibile e urgente ex art. 32 L. 833/1978, in casi di estrema necessità e urgenza per situazioni sopravvenute (art. 2 co. 2);
  • dalle regioni, in relazione a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una parte di esso (art. 3 co. 1).

Continuano ad applicarsi nei termini originariamente previsti le misure già adottate con i DPCM 8/3/2020, 9/3/2020, 11/3/2020 e 22/3/2020 per come ancora vigenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge. Le altre misure ancora vigenti alla stessa data continuano ad applicarsi nel limite di ulteriori dieci giorni (art. 2 co. 2).

I Sindaci non possono adottare, a pena di inefficacia, ordinanze contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza in contrasto con le misure statali, né eccedendo i limiti di oggetto cui al co. 1 (art. 3 co. 2).

La violazione delle misure di contenimento applicate con i DPCM adottati ai sensi dell’art. 2 co. 1 e con le ordinanze di cui all’art. 3 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da €400 a €3.000, aumentata fino a un terzo se commessa mediante l'utilizzo di un veicolo; non si applica l’art. 650 c.p. (art. 4 co. 1).

La stessa sanzione, in misura minima e ridotta alla metà, si applica alle violazioni già punite ai sensi dell’art. 650 c.p. commesse prima dell'entrata in vigore del decreto-legge (art. 4. co. 8).

01/04/2020

DPCM - Disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale (in G.U. n. 88 del 2/4/2020).

L’efficacia delle disposizioni dei DPCM 8, 9, 11 e 22/3/2020 e dell’ordinanza del Ministro della salute 20/3/2020 è prorogata fino al 13 aprile 2020 (art. 1 co. 1).

L’art. 1 lett. d) DPCM 8/3/2020 è così sostituito: «sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Sono sospese altresì le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, all’interno degli impianti sportivi di ogni tipo» (art. 1 co. 2). Viene dunque soppresso l’inciso: «Lo sport e le attività motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro», contenuto nella previgente formulazione della disposizione suddetta.

10/04/2020

DPCM - Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale (in G.U. n. 97 del 11/4/2020).

Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sull’intero territorio nazionale si applicano, tra le altre, le seguenti misure:

  • sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e, in ogni caso, è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute e resta anche vietato ogni spostamento verso abitazioni diverse da quella principale comprese le seconde case utilizzate per vacanza (art. 1 lett. a);
  • ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C) è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante (art. 1 lett. b);
  • è fatto divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus (art. 1 lett. c);
  • non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; è consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona (art. 1 lett. f).

A fini di prevenzione del contagio, è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità (art. 3 co 1 lett. b).

Sull’intero territorio nazionale sono sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell’allegati 1, 2 e 3. Le attività commerciali non sospese e i servizi professionali possono svolgersi con le raccomandazioni impartite nell’art. 1 (art. 2 co. 1).

Termine di efficacia delle disposizioni: 3/5/2020 (art. 8 co. 1).

Dalla data di entrata in vigore del DPCM cessano di produrre effetti i DPCM 8/3/2020, 9/3/2020, 11/3/2020, 22/3/2020 e 1/4/2020 (art. 8 co. 2).

Si continuano ad applicare le misure di contenimento più restrittive adottate dalle Regioni relativamente a specifiche aree del territorio regionale (art. 8 co. 3).

 
(In aggiornamento) 


DAL RE GALANTUOMO A LUIGI CADORNA  

Vittorio Emanuele II Busto Saluzzo    Storia in Rete Marzo 2020Il n.171 del mensile “Storia in Rete” (marzo-aprile 2020, in edicola da ieri) propone un ampio ritratto di Vittorio Emanuele II, “il Re dimenticato”, nel 200° della nascita. “Senza di lui – si legge – non ci sarebbe stata l'unità nazionale”. L'articolo ricorda anche la strana sorte dei due monumenti in bronzo di Vittorio Emanuele II e di Umberto I, opere del celebre scultore Leonardo Bistolfi, tuttora abbandonati nel sottoscala di un Museo di Saluzzo e domanda: “Che cosa si aspetta a riportarli alla luce”?
   Lo storico Aldo G. Ricci, già sovrintendente dell'Archivio Centrale dello Stato, esamina la parabola di Luigi Cadorna, Comandante Supremo dell'esercito italiano nella Grande Guerra (1914-1917), alla luce di opere antiche e di documenti inediti che lo riabilitano pienamente.
   L'antropologo torinese Massimo Centini passa in rassegna “i Virus della paura” in un articolo di stringente attualità. 

IL CANTIERE DELLA ASSOCIAZIONE DI STUDI STORICI
GIOVANNI GIOLITTI (CAVOUR)

Logo Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti - Cavour (To)

    A tutti i migliori auguri di ottimo Anno Nuovo.

   Ringraziamo infine Davide Colombo che dall'inizio del nostro cammino, nel luglio 2017, ha  ideato e assiduamente aggiornato il sito della Associazione con professionalità ed encomiabile tempestività.  

gnativo. Confidiamo pertanto nel sostegno di tutti gli associati e auspichiamo che ognuno promuova entro il gennaio 2020 l'ingresso di un nuovo socio effettivamente interessato alle nostre tematiche e, all'occorrenza, disposto a concorrere alla vita dell'Associazione con una pur modesta oblazione. 
L'Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti ha chiuso il 2019 con eventi che costituiscono motivo di soddisfazione e di riflessione per quanti ne hanno seguito e ne assecondano l'impegno: GianPaolo Ferraioli, da un decennio relatore in convegni organizzati nel Cuneese su Giolitti e la sua età, già docente associato di storia è meritatamente asceso a Ordinario di storia contemporanea nell'Università della Campania  “Luigi Vanvitelli” con sede a Caserta; l'avvocato Luigi Rizzo ha pubblicato l'ottimo saggio su Il pensiero di Giovanni Giolitti, fondatore dello Stato sociale, tra guerra e pace  (ed. Arbor Sapientiae). Elaborata nel corso di un quindicennio anche sulla scorta di ricerche in carte giolittiane conservate  nella “Granda”, la sua opera getta luce innovativa sulla genesi e sulla  costruzione dello “stato sociale” sin da prima della rovinosa Grande Guerra. Infine il profilo del nostro Presidente, Alessandro Mella, figura nel Dizionario degli autori italiani contemporanei, con biobibliografia e note critiche, a cura di Lia Bronzi a Angelo Manuali (ed. BastogiLibri, dicembre 2019). 

 Il 2020 vedrà la pubblicazione del volume comprendente gli Atti dei tre convegni organizzati dalla ASSGG a Saluzzo (2017) e a Vicoforte (2018 e 2019). Il primo, “da Caporetto a Vittorio Veneto”, coronò precedenti  approfondimenti della Grande Guerra organizzati in coincidenza con  il Centenario (2014-2018), in collaborazione con l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito: un percorso scandito da incontri e pubblicazioni. Tra queste ricordiamo i quattro volumi collettanei Da Giolitti a Umberto II. La storia che torna (2014); 1914-1915: il liberalismo italiano alla prova e l'anno delle scelte (2015); La Massoneria nella Grande guerra (2016); 1915: maggio radioso o colpo di Stato? (2017); gli atti dell' “Incontro sull'età giolittiana” organizzato a Roma  di concerto con l'Archivio Storico della Presidenza della Repubblica il 21 giugno 2017 e l'edizione anastatica con introduzioni critiche dell'imponente “Inchiesta su Caporetto”. (*) 

  I convegni di Vicoforte costituiscono le prime due tappe dell'esame del “Lungo regno di Vittorio Emanuele IIII (1900-1946): l'età vittorioemanuelina-giolittiana (1900-1921) e Gli anni del Consenso (1922-1937), che stanno suscitando un approfondito dibattito sui rapporti tra Monarchia e fascismo nel settimanale “Idea: un impegno che sarà completato nel 2020 con “Gli anni difficili: 1938-1947”.

 Questi sforzi sono stati assecondati da Istituzioni e Centri di studio che ci hanno onorati con la pubblicazione dei loro loghi in testa a programmi e pubblicazioni (**). Sino al 2018 la Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo presieduta dal prof. Gianni Rabbia li ha sorretti con un contributo non rinnovato nel 2019 dal nuovo consiglio di amministrazione. 

   L'ASSGG,  fattivamente affiancata dalla  Associazione di studi sul Saluzzese presieduta dall'avv. Attilio Mola e dal Comune di Torre San Giorgio, dovrà ora ripensare la propria organizzazione per continuare ad attuare gli obiettivi per la cui realizzazione è sorta, anche perché il 2020 si presenta particolarmente impegnativo.

   In primo luogo nel suo corso continuerà la presentazione di opere pubblicate con il contributo  suo o di associazioni fiancheggiatrici. E' il caso del  Diario inedito, 1943-1944 di Luigi Federzoni, curato da Erminia Ciccozzi e introdotto da Aldo G. Ricci, già presentato alla Fondazione Giovanni Spadolini-Nuova Antologia (Firenze) e all' Archivio Centrale dello Stato; il  15 gennaio p.v.  esso viene presentato alla Fondazione Ugo Spirito (Roma), con intervento del suo presidente, Giuseppe Parlato. 
Le due opere cadorniane (Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana, ed. BastogiLibri, e Carlo Cadorna, Caporetto. Risponde Cadorna, ed. BCSMedia), entrambe pubblicate con il concorso della ASSGG e già presentate in varie città, l'11 febbraio p.v. vengono presentate al Senato (Cadorna, come suo padre Raffaele, fu senatore del Regno, mentre suo figlio, Raffaele, fu senatore della Repubblica).

   A impegnarci nel corso del 2020 saranno nuove pubblicazioni e ulteriori appuntamenti con la storia: i già accennati Atti dei convegni realizzati nel trascorso triennio; il terzo convegno sul regno di Vittorio Emanuele III e infine, tema ineludibile, il 150° dell'annessione di Roma e del Lazio al Regno d'Italia. Nel quadro delle probabilmente numerose rievocazioni di quella data assiale, missione specifica  dell'ASSGG è ripercorrere come il Vecchio Piemonte e in specie il Cuneese vissero la sua preparazione e la sua attuazione e quali ne furono le molteplici ripercussioni “spirituali”, culturali, civili, economiche.

  Ci attende dunque un anno impe
 
      
Il presidente                                     Il direttore scientifico                                   Il presidente onorario
cav. Alessandro Mella                           Aldo A. Mola                                      avv. Giovanna Giolitti

                                                               

(*) Il curatore sarà lieto di offrire copia di tali opere a quanti ne facessero richiesta.

(**)  Tra gli Enti e Istituti che ci hanno affiancati e in vario modo sorretti, oltre alla Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo sino al 2018, ricordiamo (in ordine alfabetico) Archivio Centrale dello Stato (Roma); Associazione di Studi sul Saluzzese (Torre San Giorgio); Associazione Nazionale ex Allievi della Nunziatella (Napoli); Centro Studi Piemontesi (Torino); Centro Studi Urbano Rattazzi (Alessandria); Comando Militare Regione Piemonte (Torino); Gruppo Croce Bianca (Torino); Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (Napoli); Premio Acqui Storia (Acqui Terme); Università della Terza Età, Piemonte (Torino).

ULTIMO AGGIORNAMENTO:
30 Novembre 2021


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