Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti a Cavour-Associazione Studi Storici Giovanni Giolitti

Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti a Cavour-Associazione Studi Storici Giovanni Giolitti
 
       GIOLITTI: SOVRANITÀ DEL PARLAMENTO
SULLA POLITICA ESTERA

 
CAVOUR, 17 LUGLIO
 
Giovanni Giolitti è stato rievocato dinnanzi alla sua tomba monumentale nell'anniversario della morte, presenti la bisnipote, avv. Giovanna Giolitti, i sindaci di Cavour, Sergio Paschetta, e di Torre San Giorgio, Daniele Arnolfo, il generale Antonio Zerrillo, l'ex presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, prof. Gianni Rabbia, l'ing. Gianfranco Billotti, presidente dell'UniTre Piemonte e una folta rappresentanza dell'UniTre di Cavour, della Proloco, e della Associazione di studi storici intitolata allo Statista, presieduta da Alessandro Mella.
 
Lo statista è stato sinteticamente ricordato dallo storico Aldo A. Mola, che ne ha recentemente pubblicato la biografia e, fra altro, ha detto:   
 
“Dall'unità nazionale a oggi ci sono stati parecchi presidenti del Consiglio e ministri di valore. Hanno attuato riforme importanti, opere pubbliche, provvidenze sociali. Però l'unico ad aver affrontato il problema dei problemi è stato Giovanni Giolitti (Mondovì, 27 ottobre 1842-Cavour, 17 luglio 1928): la credibilità dell'Italia nelle relazioni internazionali  fondata anche sulle sue forze armate. Lealtà e chiarezza erano i cardini della politica di Giolitti. 
Quando nell'estate 1914 esplose la conflagrazione europea, poi degenerata in prima guerra mondiale, Giolitti chiese trattative diplomatiche con l'Austria-Ungheria per evitare l'intervento dell'Italia in un conflitto che prevedeva lungo ed esoso di risorse e vite umane, come poi fu.
Non venne ascoltato. Anzi nel maggio 1915 a Roma gli interventisti più scalmanati tentarono di ucciderlo. Dovette riparare a Cavour.
Dall'agosto 1917, tre mesi prima di Caporetto, Giolitti propose che il potere di dichiarare la guerra passasse dal Re al Parlamento. Lo ripeté nel 1919 e quando tornò al governo, nel 1920-1921.
Quella era l'unica vera grande riforma di cui l'Italia aveva bisogno. Fu chiesta da lui: liberale, Collare della Santissima Annunziata, “cugino del Re”, monarchico ma non cortigiano. Non venne attuata. E così nel 1940 Mussolini ebbe mani libere per  buttare l'Italia alla leggera nella seconda guerra mondiale, all'insaputa dei cittadini.
La politica estera e la difesa, insegna Giolitti, sono i pilastri del Paese. Vanno discusse e decise in Parlamento. Questo insuperato Statista va ricordato non per feticismo, ma perché la sua lezione costituzionale e politica è attualissima. Per lui viene prima l'Italia: cioè i doveri dei cittadini verso la patria; poi gli italiani, affratellati agli altri popoli in un disegno civile unitario.
Sovrano è il Parlamento. Con tutti i suoi limiti, esso è votato dai cittadini e li rappresenta.
Nella sua iscrizione mortuaria Giolitti volle essere ricordato quale “deputato”: lo fu per 46 anni, scelto liberamente dagli elettori dal 1882 alla sua morte, non da un Gran Consiglio o da “capibanda”. Le lapidi sua e della consorte, Donna Rosa Sobrero Giolitti Collaressa dell'Annunziata, vanno lette, meditate e capite: costituiscono un'eredità morale e un messaggio per l'Italia odierna e per l'Europa che verrà”.
Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti 
 

L'EDITORIALE di Aldo Mola


L'EDITORIALE: L'ANTICRISTO CHE E' IN NOI. BENEDETTO CROCE TRA PROGRESSO E  “FINE DEI TEMPI”


Dopo il rovesciamento di Mussolini da capo del governo (atto compiuto dal Re, non da un "filosofo", da  un capopartito antifascista o da un gerarca "pentito"...) era possibile distinguere la continuità dello Stato, monarchico, dalla persona di Vittorio Emanuele III? 
Lo storico Aldo A. Mola riapre il dibattito con l'editoriale  odierno 'L'Anticristo che è in noi', pubblicato in "Il Giornale del Piemonte e della Liguria".
LEGGI L'EDITORIALE
 
DALLO STATUTO ALBERTINO ALLA CARTA REPUBBLICANA (1848-2019)
LA VERA CONTINUITA': IL SENSO DELLO STATO DEGLI ITALIANI

 
DALLO STATUTO ALBERTINO ALLA CARTA REPUBBLICANA (1848-2019): LA VERA CONTINUITA: IL SENSO DELLO STATO DEGLI ITALIANI   DALLO STATUTO ALBERTINO ALLA CARTA REPUBBLICANA (1848-2019): LA VERA CONTINUITA: IL SENSO DELLO STATO DEGLI ITALIANILo Stato d'Italia è tra i più “giovani” dell'Europa continentale. Però, a differenza di altri, nel corso di quasi 160 anni si è valso di due sole costituzioni: lo Statuto promulgato da Carlo Alberto  di Savoia, Re di Sardegna, nel 1848, divenuto nel 1861 Carta del neonato Regno d'Italia e formalmente durato  sino al 31 dicembre 1947, e la Costituzione che vige dal 1° gennaio 1948. Pur con profonde differenze di stile e di prospettive, le due Carte mostrano consonanze a cominciare dalla suprema Autorità: il Re era “capo supremo dello Stato” (art. 5); il Presidente è “il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale”. Dall'origine sovrano “per grazia di Dio”, dal 1861 il Re emanò leggi e decreti “per volontà della Nazione”: alla quale “appartiene la sovranità” per l'art 1 della Costituzione attuale. Lo Statuto albertino enunciò l'uguaglianza dei cittadini dinnanzi alle leggi, poi principio cardine della Carta repubblicana, e l'indipendenza dell'Ordine (non “potere”) giudiziario. 
    Il confronto, articolato e complesso, tra le due Carte è stato al centro del convegno  “Dallo Statuto Albertino alla Costituzione della Repubblica italiana” svolto il 12 giugno al Museo Nazionale del Risorgimento (Torino, Palazzo Carignano) per il 25° del “Gruppo Croce Bianca”, presieduto dal conte Alessandro Cremonte Pastorello. 
   Agli interventi di Aldo A. Mola, storico, Aldo G. Ricci, già sovrintendente dell'Archivio Centrale dello Stato, e Tito Lucrezio Rizzo, docente alla “Sapienza” di Roma e già Consigliere della Presidenza della Repubblica, ha assistito un pubblico qualificato e partecipe: il Comando della Regione Militare Esercito Piemonte, i presidenti della Associazione di studi storici Giovanni Giolitti (che ha concorso all'organizzazione), di Assoarma (Torino), dell'Associazione Amici del Museo di Artiglieria, nonché folte rappresentanze delle Guardie d'Onore del Pantheon, della Consulta dei senatori del regno e di vari sodalizi uniti dal culto della storia, evocata dai messaggi di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia e del Principe Amedeo di Savoia, duca di Aosta. Il Gruppo Croce Bianca pubblica gli Atti (via Barbaroux 43, Torino, tel.011.81174961). 

 
MESSAGGIO DI S.A.R. LA PRINCIPESSA MARIA GABRIELLA DI SAVOIA
 
Maria Gabriella di SavoiaAll' Ill.mo Conte Dottor
Alessandro CREMONTE PASTORELLO
Vicepresidente della Consulta dei Senatori del Regno
Presidente del “GRUPPO CROCE BIANCA”
TORINO

Carissimo Presidente,

  grata dell'invito e molto rammaricata di non poter presenziare alla celebrazione del XXV  anniversario del prestigioso e fattivo sodalizio GRUPPO CROCE BIANCA, dedito con rigore e passione alla riscoperta  e alla difesa della memoria storica, con particolare riferimento al Risorgimento e all'unificazione d'Italia, invio a Lei e a tutti i partecipanti il mio saluto più cordiale.

Amedeo di Savoia e il conte Alessandro Cremonte Pastorello Sono lieta che l'Incontro odierno rievochi il mio Avo, Carlo Alberto, il Re Magnanimo, e lo Statuto del 4 marzo 1848, durato in vigore sino 31 dicembre 1947, e che esso si svolga in un Palazzo particolarmente vivo nei miei ricordi e a caro al mio cuore.

   Mi riprometto di tornare presto nel “Vecchio Piemonte” anche per accompagnare in un successivo “pellegrinaggio” il GRUPPO CROCE BIANCA al Santuario- Basilica di Vicoforte ove riposano le Salme dei miei Nonni.

  So quanto Essi amassero Torino e il Piemonte, fulcro dell'unità nazionale, realizzata nell'ambito di una Europa più civile, unita e pacifica. 

  Come Voi dire, “Piemont fa grado”.

  Affido questo messaggio, Carissimo Conte Cremonte Pastorello, al prof. Aldo A. Mola, presidente della Consulta dei Senatori del Regno, oggi relatore al Convegno  “Dallo Statuto Albertino alla Costituzione della Repubblica italiana” con i professori Aldo G. Ricci, Collega Consultore, e Tito Lucrezio Rizzo, studiosi i cui scritti conosco e apprezzo.
   
   Buon pomeriggio a Lei, Presidente, e a tutti i presenti!

 Ginevra, 12 giugno 2019

 
Maria Gabriella di Savoia
(Nelle foto: S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia; S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia con il Presidente del Gruppo Croce Bianca, conte Alessandro Cremonte Pastorello)
CARLO CADORNA E ALDO A. MOLA:
“IL RE TRA POLITICI E MILITARI NELLA GRANDE GUERRA”
 24 MAGGIO AL SANTUARIO DI VICOFORTE 
   Su iniziativa del Gruppo Croce Bianca di Torino, con l'adesione dell'ASSGG, venerdì 24 maggio 2019,è stato reso omaggio alle Tombe di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena nel Santuario di Vicoforte (CN). Successivamente, nella Casa Regina Montis Regalis, il Colonnello Carlo Cadorna e lo storico Aldo A. Mola hanno illustrato il versante meno noto dell'Italia nella Grande Guerra: il ruolo del Re tra Comando Supremo e governi. A breve pubblicheremo il video integrale delle relazioni e la galleria fotografica completa.
 
     

A VICOFORTE IL 28-29 SETTEMBRE 2018
UN CONVEGNO SUL LUNGO REGNO DI VITTORIO EMANUELE III
                                    
L'Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti ha organizzato il primo di  tre convegni sul mezzo secolo di regno di Vittorio Emanuele III (29 luglio 1900-9 maggio 1946). L’evento di quest’anno ha analizzato il periodo 1900-1921 l'età vittorioemanuelina-giolittiana e gli seguiranno il 1922-1938, dall'avvento di Mussolini alla Conferenza di Monaco di Baviera ed il 1939-1946, dal “patto di Acciaio” all'abdicazione. 
Dopo un quindicennio di progresso civile e prosperità economica (1900-1914), il Regno d'Italia dovette misurarsi con la Grande Guerra (1914-1918) e le sue conseguenze internazionali e interne; poi con i totalitarismi e il regime di partito unico che in Italia mirò a emarginare la Monarchia; infine con la seconda Guerra mondiale, che travolse il Paese e condusse al cambio della forma costituzionale, all'indomani dell'abdicazione di Vittorio Emanuele III.
Il primo Convegno si è svolto il 28-29 settembre presso il Santuario di Vicoforte (CN), ove dal dicembre 2017 riposano le Salme di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena. Sono intervenuti Gianni Rabbia, Giovanna Giolitti, Giuseppe Catenacci, Luca G. Manenti, Tito Lucrezio Rizzo, Aldo G. Ricci, Federico Lucarini, Claudio Susmel, il Gen. Antonio Zerrillo, Giorgio Sangiorgi, Gianpaolo Romanato, Dario Fertilio, GianPaolo Ferraioli, Romano Ugolini, il Col. Carlo Cadorna, Enrico Tiozzo e Aldo A. Mola, direttore del Convegno.  Ha tratto le conclusioni Alessandro Mella, presidente  della ASSGG.
L’evento ha permesso di esaminare, con rigore scientifico ed attenzione, l’età “vittorioemanuelina – giolittiana” ripercorrendo i primi vent’anni di regno di Vittorio Emanuele III (dal 1900 al 1921 circa) attraverso gli interventi di relatori di altissima levatura.
Le loro relazioni e gli atti del convegno saranno presto raccolti in volume dedicato.
A margine dell’incontro, i partecipanti hanno espresso  l’auspicio illustrato nel documento allegato alla presente.
 
VAI ALLA PAGINA DEDICATA CON FOTO E VIDEO
 

RICORDATO A CAVOUR IL 90° DELLA MORTE DI GIOVANNI GIOLITTI 
RICORDATO A CAVOUR IL 90° DELLA MORTE DI GIOVANNI GIOLITTI(Cavour, Torino, 17 luglio 2018) – Alle ore 18 di martedì 17 luglio Giovanni Giolitti, lo Statista della Nuova Italia, è stato ricordato a Cavour nel 90° della morte, per iniziativa della Associazione di Studi Storici a lui intitolata. Dinnanzi alla tomba Giolitti- Plochiù, nel cimitero comunale, deposta una corona di alloro, il presidente dell’Associazione (ASSGG) Alessandro Mella ed il presidente onorario avv. Giovanna Giolitti hanno invitato i presenti a raccogliersi in silenzio per un minuto. Il direttore scientifico prof. Aldo A. Mola ne ha brevemente rievocato la figura: monarchico, liberale, riformatore, cinque volte presidente del Consiglio dei ministri (1892-1921), Collare della SS. Annunziata, Statista eminente al pari di Camillo Cavour e Luigi Einaudi, come ricordato recentemente dal Presidente Sergio Mattarella. La visione politica di Giolitti (1842-1928), pionieristica e lungimirante, e il suo alto senso dello Stato sono ancor oggi attualissimi, meritano studi e approfondimenti e rimangono misura di una classe dirigente all'altezza delle aspirazioni degli italiani.
 

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FONDATA  A CAVOUR L'ASSOCIAZIONE "GIOVANNI GIOLITTI"
LA LUNGA STRADA ALLA SCOPERTA DELLO STATISTA (1978-2017)

Giovanni Giolitti  Le ricerche innovative su Giovanni Giolitti hanno quarant'anni. Malgrado l'onesta biografia di Nino Valeri e i saggi sorti su impulso di una parte delle sue Carte  conservate all'Archivio Centrale dello Stato ("Quarant'anni di politica italiana" curate da Piero D'Angiolini, Giampiero Carocci e Claudio Pavone), nella pubblicistica,  nella manualistica e nell'opinione corrente lo Statista rimase il "ministro della malavita", il "Giovanni Battista del fascismo" e anche peggio. Per alcuni, ma sempre meno, lo è ancora.
Nel 1978 il Centro Studi Piemontesi, fondato e animato dal prof. Renzo Gandolfo,  organizzò il Convegno "Istituzioni e metodi politici dell'età giolittiana" (11-12 novembre, Mondovì-Cuneo-Dronero, Cavour). In coincidenza con la sessione di Cuneo il Presidente della Repubblica, on. Sandro Pertini, scoprì il busto in bronzo di Giolitti nel Salone del Consiglio Provinciale di Cuneo. Intervennero relatori, tra altri, Luigi Firpo, Giovanni Spadolini, Ettore Rotelli, Mario Abrate, Massimo Mazzetti,  Rinaldo Cruccu, Giovanni Tesio, Adolfo Sarti, Manlio Brosio, Claudio Schwarzenberg, Cosimo Ceccuti, Roberto Chiarini, Bruno di Porto e Aldo A. Mola, coordinatore dei lavori con il prof. Gandolfo e curatore degli Atti per il Centro Studi Piemontesi (1979).
Il Convegno venne propiziato dal prof. Giovanni Giolitti che in Cavour aprì agli ospiti Villa Plochiù, dimora del nonno. L'allora sindaco di Cavour, Sergio Fenoglio, fece collocare la segnaletica "Luoghi giolittiani". 
Undici anni dopo il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, dettò la lapide memoriale dell'ingresso di Giolitti al governo (9 marzo 1889), murata a Villa Plochiù e scoperta in coincidenza con un convegno che ebbe relatori Giovanni Goria e Valerio Zanone.  
Per liberare Giolitti e la sua età dalla coltre di pregiudizi ideologici e faziosi occorreva proporne l'Opera sulla base di documenti inediti. Lo fecero una nuova biografia (ora nei Classici della Storia Mondadori) e i tre volumi in cinque tomi "Giovanni Giolitti al Governo, in Parlamento e nel Carteggio" (ed. Bastogi per la Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, presieduta dal prof. Giovanni Rabbia) curati da Aldo A. Mola e da Aldo G. Ricci, sovrintendente dell'Archivio Centrale dello Stato (2007-2010).
Infine un DVD  (marzo 2017) propone "Giovanni Giolitti, lo Statista della Nuova Italia (1842-1928)": strumento rigoroso e divulgativo, dal quale è nato l'"Incontro sull'età giolittiana", organizzato all'Archivio Storico della Presidenza della Repubblica (21 giugno 2017), aperto e concluso dalla Sovrintendente dott.ssa Marina Giannetto.

Per continuare quel lungo cammino il 20 luglio 2017 è nata in Cavour l'Associazione di studi storici intitolata a Giovanni Giolitti.


ULTIMO AGGIORNAMENTO:
19 Agosto 2019


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